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MURI CHE SCOTTANO – Nelle Carceri il Caldo Estremo è già una Punizione in Più

L’estate 2026 è arrivata prima, e con lei l’allarme dei Garanti dei detenuti: le carceri italiane stanno diventando trappole di calore. Celle da due metri per tre, senza aria condizionata, con finestre piccole e sbarrate, tetti in cemento esposti al sole tutto il giorno. Dentro si superano i 40 gradi. E quando fuori il termometro esplode, dentro non c’è dove scappare. I Garanti regionali e comunali lanciano un grido unanime: il caldo estremo non è un disagio, è un rischio sanitario. Nei penitenziari sovraffollati l’afa si somma a ventilazione insufficiente, acqua calda nei rubinetti, turni d’aria ridotti e farmaci che con queste temperature diventano più pericolosi. A farne le spese sono soprattutto gli anziani, i malati cronici, chi ha disturbi psichiatrici e chi sconta il 41 bis, dove le ore fuori dalla cella sono già contate.

Le segnalazioni arrivano da nord a sud. A Poggioreale, a Rebibbia, a Milano San Vittore, a Palermo Ucciardone. I racconti sono sempre gli stessi: notti insonni, svenimenti, peggioramento di patologie cardiache e respiratorie. In molte strutture i ventilatori sono pochi, spesso rotti, e l’accesso alle docce fredde è contingentato. Le “aree d’ombra” nei cortili sono un miraggio. Fuori si parla di bollino rosso, dentro si parla di sopravvivenza.

Il problema non è nuovo. Ogni estate i Garanti chiedono interventi urgenti: condizionatori nelle infermerie, limitazione delle ore d’aria nelle fasce peggiori, distribuzione di acqua fresca, sospensione delle attività lavorative nelle ore centrali, monitoraggio medico rafforzato. E ogni anno la risposta è a pezzi, affidata alla buona volontà delle direzioni e ai fondi che non arrivano. Nel frattempo il sovraffollamento resta: oltre 62.000 detenuti per 51.000 posti regolamentari. Più corpi in meno metri quadri significa più calore trattenuto.

Il Ministero della Giustizia parla di piani di efficientamento e manutenzioni straordinarie, ma i tempi della burocrazia non coincidono con quelli di un’ondata di calore. E intanto la Corte europea dei diritti dell’uomo ha già condannato l’Italia più volte per condizioni detentive inumane. Il caldo, dicono i Garanti, rischia di diventare l’ennesima voce in quel fascicolo.

Nessuno chiede il benessere. Si chiede dignità. Perché una pena non può trasformarsi in tortura climatica. Perché non puoi scontare una condanna se rischi di non arrivare alla fine della giornata. Quando l’ultimo grado sale sul muro, la vera sentenza la scrive il cemento. E se non apriamo quelle finestre adesso, il prossimo bollettino non conterà gradi. Conterà bare.

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Antonio Iasillo

Data:

26 Giugno 2026
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