Nel dibattito sul ritorno del nucleare in Italia, l’attenzione si concentra quasi sempre su sicurezza energetica, riduzione delle emissioni climalteranti e nuove tecnologie.
Molto meno spazio viene invece dedicato agli aspetti sanitari legati all’esposizione alle radiazioni ionizzanti, sia per i lavoratori del settore sia per le popolazioni residenti in prossimità degli impianti.
A riportare il tema al centro della discussione è un intervento pubblicato su Domani da Fabrizio Bianchi (Comitato scientifico ISDE Italia).
Nell’articolo, Bianchi richiama la necessità di affrontare il tema nucleare non solo dal punto di vista industriale ed energetico, ma anche sanitario e ambientale.
Secondo l’analisi proposta, il rischio non riguarda soltanto gli incidenti gravi e catastrofici, ma anche le esposizioni croniche e cumulative a basse dosi di radiazioni ionizzanti.
Un tema che la letteratura scientifica continua a studiare da decenni e che interessa in particolare i lavoratori esposti e le comunità che vivono nei territori interessati dagli impianti nucleari e dalla gestione delle scorie radioattive.
Le radiazioni ionizzanti sono classificate come cancerogene certe per l’uomo dalla International Agency for Research on Cancer.
Gli effetti dipendono dalla dose, dalla durata dell’esposizione e dalla vulnerabilità individuale, ma numerosi studi epidemiologici hanno evidenziato associazioni tra esposizione e aumento del rischio di tumori e altre patologie.
Nel suo intervento, Bianchi sottolinea come il dibattito pubblico sul “nuovo nucleare” tenda spesso a presentare le future tecnologie come prive dei problemi storicamente associati all’energia atomica, mentre restano aperte questioni fondamentali relative alla sicurezza sanitaria, alla gestione dei rifiuti radioattivi e agli effetti delle esposizioni nel lungo periodo.
L’articolo richiama anche il principio di precauzione, ricordando che la transizione energetica non può essere valutata esclusivamente sulla base delle emissioni di CO₂.
La tutela della salute pubblica, la protezione dei territori e la valutazione degli impatti sanitari devono essere parte integrante delle scelte energetiche.
Condivido quanto sostenuto da ISDE – Medici per l’Ambiente circa il rapporto tra ambiente e salute: ogni scelta industriale ed energetica deve essere valutata considerando non solo i benefici economici o climatici, ma anche gli effetti sulle persone, sulle comunità e sugli ecosistemi.
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