Se prendiamo i versi di Charles Simic e quelli di Raffaella Cristiano, ci accorgiamo subito di come due sensibilità così lontane possano orbitare intorno alle stesse ossessioni visive. Attraverso i loro testi, Ami di Simic e Nodi di Cristiano, il mondo della pesca e l’immagine dei legami fisici si trasformano in strumenti per esplorare la vulnerabilità dei sentimenti, il peso del destino e l’inquietudine dell’esperienza interiore.
Nella poesia di Simic, l’atto del pescare si fa riflessione metafisica sulla ricerca interiore. I suoi versi descrivono un’azione che si sposta verso l’ignoto, dove “i nostri pensieri sono gli ami” e “i nostri cuori l’esca viva”. Il filo della lenza, lanciato nel “cielo di mezzanotte senza stelle” oltre ogni credenza, diventa il simbolo di una stanchezza esistenziale che “ci sale in gola come un sospiro”. Simic esplora così la fragilità umana con un tono intimo, notturno e meditativo.
D’altra parte, Cristiano utilizza le immagini dei lacci per rappresentare la tumultuosità delle relazioni affettive. Il nodo è una morsa psicologica che crea “un nodo in gola” e si manifesta como “odio scorsoio” o “trappole da marinai”. La descrizione dei “nodi legati agli ami” che diventano “pescatori di cuori” rovescia la prospettiva di Simic, trasformando l’esca in una cattura emotiva, fatta di “promesse disattese” e tensioni opposte dove “amore e odio” si intrecciano.
Entrambi i poeti utilizzano le metafore della lenza, degli ami e della gola come fulcro per esprimere l’angoscia esistenziale, seppur con prospettive diverse. Trovano in questi strumenti quotidiani e marittimi una fonte di ispirazione per indagare le profondità dell’animo, mostrando come un filo teso o un nodo stretto possano riflettere perfettamente il nostro stato interiore.
Charles Simic

Nacque a Belgrado nel 1938 e morì nel 2023. È stato una delle voci più originali e profonde della poesia internazionale contemporanea, un uomo dall’animo ironico e colto che ha saputo trasformare gli oggetti più semplici e i ricordi d’infanzia in versi di una bellezza sospesa e surreale. Nonostante la sua vita sia stata segnata fin da piccolo dai drammi della guerra in Europa, trovò negli Stati Uniti la sua nuova casa, traducendo il peso della storia in una costante ricerca di senso attraverso le cose di tutti i giorni.
La sua passione per il dettaglio e per il mistero delle piccole cose lo portò a scrivere poesie che sembrano nature morte cariche di vita. Non cercava la grandiloquenza o il lirismo accademico; a lui interessava dare voce all’invisibile, capire il peso degli oggetti domestici – come un ago, un coltello o una corda – e il legame misterioso che unisce la realtà quotidiana ai nostri pensieri più intimi. Attraverso le sue parole, Charles Simic racconta la solitudine e lo stupore con una sincerità assoluta, mettendo in luce una capacità di osservare il mondo che è allo stesso tempo ironica e spietata.
Le sue poesie sono scritte con un linguaggio essenziale e trasparente, fatto di parole concrete che hanno la precisione di un dialetto e la forza della favola. Non usa costruzioni difficili, ma immagini che parlano direttamente alla mente e ai sensi: il buio, la cucina, la lenza da pesca e le ombre della notte. In questi versi, l’autore descrive l’esistenza come un viaggio fatto di piccoli enigmi quotidiani e di attese, dove l’importante non è spiegare tutto, ma riuscire a cogliere l’essenza dell’animo umano anche quando si nasconde dietro gli angoli più bui della realtà.
La scelta
La poesia racconta la sensazione di smarrimento e di mistero che si prova quando cerchiamo di indagare la nostra anima. Charles Simic usa l’immagine della pesca non come un passatempo, ma per mostrare come la nostra mente si muova nel buio dell’ignoto. I pensieri diventano strumenti appuntiti e i sentimenti si trasformano in esche esposte al vuoto, lanciati verso un cielo notturno dove non ci sono punti di riferimento per orientarsi.
Il poeta descrive questo stato d’animo con una malinconia sospesa e un pizzico di ironia. Non ci sono risposte immediate o certezze a cui aggrapparsi: rimane solo un filo invisibile che si srotola e che si fa sentire fisicamente, salendo alla gola come un sospiro di stanchezza. L’idea di questa lenza che si perde nella notte spiega bene come l’essere umano sia costantemente diviso tra la fatica quotidiana e il desiderio profondo di sognare a occhi aperti.
Ami
È come pescare al buio.
Se lo chiedi a me: i nostri pensieri sono gli ami,
i nostri cuori l’esca viva.
Lanciamo la lenza sopra le nostre teste,
oltre ogni credenza,
nel cielo di mezzanotte senza stelle,
finché non si perde alla vista.
Il lungo dipanarsi del filo
ci sale in gola come un sospiro
della stanchezza di un lungo giorno,
di ricerca dell’anima e fantasticheria.
Il testo fa sentire il peso della solitudine e la fragilità di chi si interroga sul senso delle cose. Anche se usa un linguaggio semplice e quotidiano, trasmette una sensazione di grande profondità nel guardare in faccia le nostre paure e i nostri desideri più intimi. Le immagini essenziali – il buio, gli ami, il sospiro – aiutano chi legge a capire che la nostra vita è una ricerca continua che va oltre ciò che possiamo vedere. È un componimento che invita a riflettere su quanto sia misterioso il nostro mondo interiore e sulla pazienza necessaria per continuare a cercare, anche quando ci muoviamo nell’oscurità.
Raffaella Cristiano

È una poetessa e scrittrice la cui ricerca espressiva si colloca all’intersezione tra parola scritta e arti visive. Originaria di Ischia, l’autrice indaga nei suoi testi i temi della perdita, della resilienza e della rinascita, valorizzando sia la lingua italiana sia la densità lirica del dialetto napoletano.
Nel 2025 ha pubblicato la raccolta poetica Segnali di Fumo (LFA Publisher), presentata al Campania Book Festival e, nella sua traduzione internazionale Smoke Signals, alla Fiera del Libro di Francoforte (Frankfurter Buchmesse). L’opera ha inoltre trovato spazio nel circuito dei grandi eventi editoriali fino al recente Salone Internazionale del Libro di Torino 2026. Da sempre interessata alle sinergie tra differenti codici artistici, coordina lo spazio di approfondimento digitale Artisti Attuali ed è attualmente impegnata nella stesura della sua prima opera narrativa, il romanzo Fior di Tarassaco.
La scelta
La poesia racconta la sensazione di costrizione e di profonda inquietudine che si prova quando ci si confronta con i legami affettivi. Raffaella Cristiano usa l’immagine del nodo non come un semplice elemento decorativo, ma per mostrare come i sentimenti possano trasformarsi in una morsa invisibile. I rapporti umani diventano trappole e ami pronti a catturare il cuore, trasformando la vicinanza in una tensione costante tra il desiderio di unione e la paura della dipendenza emotiva.
La poetessa descrive questo stato d’animo attraverso un’accumulazione di immagini quotidiane e ancestrali. Non c’è spazio per una narrazione distesa: i versi procedono per contrasti netti, dove i ricordi personali si mescolano a colpe antiche ereditate dal passato. L’idea del filo e del nodo che stringe la gola spiega bene la fragilità di fronte a promesse disattese e a mezze verità, mostrando come l’amore sia spesso intrecciato a un destino inevitabile che unisce gli opposti.
Nodi
Un nodo in gola
mi stringe se mi allontano,
odio scorsoio.
Nodi mi legano alle tue mani,
trappole da marinai.
Nodi legati agli ami,
pescatori di cuori.
Nodi di promesse disattese,
fazzoletti di lacrime illuse.
Nodi di colpe antiche,
eredità da vite passate.
Nodi nei capelli al vento,
tra ricci, carezze e pianto.
Nodi di parole d’amore indecise,
mezze verità, di paure intrise.
Nodi intrecciati a questo filo,
anime gemelle annodate dal destino.
Yin e Yang.
Luci e ombre.
Bianco e nero.
Amore e odio.
Passione e tenerezza.
Specchi di dolore,
incondizionato amore.
Il testo restituisce tutta la complessità delle relazioni umane e la vulnerabilità di chi ama senza riserve. Attraverso una struttura ritmica incalzante, la lirica trasmette con assoluta onestà il coraggio di guardare dentro le proprie ferite interiori. I simboli universali proposti nella chiusa – la luce, l’ombra, il bianco e il nero – aiutano chi legge a comprendere che l’esistenza affettiva è un equilibrio perfetto e doloroso tra forze contrarie. È un componimento che invita a riflettere sui legami invisibili che ci definiscono e sulla forza necessaria per accettare un amore totale, capace di accogliere anche lo specchio del dolore.
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