Il peso del silenzio e della solitudine mette in contatto i versi di Paul Celan e Lucia Triolo. Tutti e due gli autori raccontano di come una persona possa consumarsi fino a diventare quasi invisibile, usando poche parole e frasi piccolissime.
In Parla anche tu di Paul Celan, il poeta ci dice di parlare proprio quando stiamo per sparire, anche se la nostra voce si fa debole come un filo e il mondo attorno si stringe. Per Celan l’ombra e l’oscurità non sono nemiche, ma fanno parte della verità di ogni uomo. Allo stesso modo, in in fondo alla fila di Lucia Triolo, troviamo una donna lasciata ai margini, dimenticata da tutti e senza più un nome o una forma. La Triolo la descrive come se fosse un vero e proprio errore di scrittura, una figura a cui sono stati tolti perfino i punti, i segni e le virgole per far capire quanto sia rimasta sola e svuotata.
I due poeti usano uno stile semplice ma che colpisce forte, fatto di parole essenziali e senza fronzoli. Il linguaggio si riduce al minimo, lasciando ampi spazi bianchi tra i versi come a voler dare peso a ciò che non si riesce a pronunciare. Il punto che li unisce di più è l’idea del cancellarsi: per Celan l’uomo deve farsi sottile e irriconoscibile per ritrovare il senso profondo delle cose, mentre per la Triolo la solitudine è così grande da consumare l’identità fino a ridurla a un semplice ricordo. In entrambi i casi, la poesia diventa l’unico luogo capace di dare ancora un corpo a chi sta per svanire.
Paul Celan

È uno dei poeti più importanti e profondi del Novecento, capace di segnare per sempre la letteratura mondiale. Nato nel 1920 in Romania da una famiglia ebraica, ha vissuto da giovane il dramma della seconda guerra mondiale e della perdita dei genitori nei campi di concentramento, un dolore immenso che ha segnato tutta la sua vita e la sua scrittura. La sua poesia si riconosce subito per la forza delle sue parole: non usa frasi lunghe o giri di parole, ma sceglie un linguaggio essenziale, denso e misurato, dove ogni singolo termine ha un peso enorme.
Nei suoi libri parla del ricordo, della memoria, del dolore per le tragiche vicende della storia e della difficoltà di comunicare la sofferenza umana. Per Celan la parola diventa un mezzo per cercare la verità e per dare voce a chi non ha più la possibilità di parlare. Il suo stile è secco, fatto di versi brevi, pause e silenzi che dicono tanto quanto le parole stesse. Questa sua capacità di raccontare le ferite più profonde dell’anima con uno stile unico e scarno lo ha reso un punto di riferimento per la poesia di tutto il mondo, dimostrando come la parola scritta possa diventare un ponte di luce anche nei momenti più bui.
La scelta
Per capire il valore della parola e la forza del ricordo, a volte servono pochissime parole, purché siano quelle giuste. È quello che accade in Parla anche tu, una toccante poesia di Paul Celan. Attraverso versi essenziali e privi di fronzoli, l’autore ci mostra come anche nei momenti più bui dell’esistenza si possa trovare il coraggio di dire la propria verità.
Tutto il componimento si sviluppa come un invito confidato a bassa voce, in cui la fragilità dell’uomo e la perdita di forma vengono raccontate con immagini semplici e immediate: la voce che si fa debole come un filo, il mondo intorno che si stringe e l’ombra che diventa parte fondamentale della nostra vita. L’anima del poeta affronta l’idea dell’isolamento e del silenzio senza paura, ma con profonda consapevolezza. Nella sua visione, persino il farsi piccoli e quasi invisibili si trasforma in un modo per ritrovare il senso delle cose, dimostrando che la verità più autentica risiede proprio dove il linguaggio sembra spezzarsi.
Parla anche tu
Parla anche tu,
parla per ultimo,
di’ la tua sentenza.
Parla –
Ma non scindere il sì dal no.
Dà alla tua sentenza anche il senso:
dagli l’ombra.
Dagli ombra a sufficienza,
quanta ne sai distribuita attorno a te
fra mezzanotte e mezzogiorno e mezzanotte.
Guardati intorno:
vedi come si fa vivo tutto intorno –
Alla morte! Vivo!
Dice il vero chi dice l’ombra.
Ma ora si restringe il luogo dove stai:
Dove ora, spogliato del senso, dove vai,
via di qua, quasi privo di forma?
Sali. Tastando addentrati:
Renditi più sottile, sii irriconoscibile,
più sottile!
Più sottile: un filo,
su cui vuole scendere la stella:
per nuotare giù in basso, dove
si vede balenare la corda che stringe le parole,
dove quello che siamo si spezza.
La forza di questi versi sta nella capacità di spiegare un dolore grandissimo usando parole essenziali e un’emozione sincera che arriva subito a chi legge. Mettendo a confronto la luce della parola con l’oscurità del silenzio, l’autore ci invita a riflettere sul valore del ricordo e della nostra voce. Con questa poesia, Paul Celan ci mostra che anche quando ci sentiamo smarriti e quasi privi di forma non perdiamo mai del tutto la capacità di dire chi siamo.
Lucia Triolo

È nata e vive a Palermo, città dove ha svolto la sua attività accademica come docente di Filosofia del diritto presso l’Università degli Studi.
Nel corso della sua carriera letteraria ha sviluppato una ricca produzione poetica, inaugurata nel 2016 con la silloge L’oltre me (G.A. Edizioni) e proseguita l’anno successivo con Il tempo dell’attesa (Edizioni Il Fiorino, 2017). Nel 2018 ha consolidato la sua presenza nel panorama contemporaneo pubblicando E dietro le spalle gli occhi (La Ruota Edizioni) e Metafisiche Rallentate (Bibliotheka Edizioni), a cui sono seguiti nel 2019 i volumi Dedica (Edizioni DrawUp) e Dialoghi di una vagina e delle sue lenzuola (La Ruota Edizioni).
Gli anni più recenti hanno confermato la sua continuità di ricerca espressiva attraverso le raccolte Debitum (Prometheus Edizioni, 2021), Sulle pendici dell’Altro (Macabor Editore, 2022) e Il paese degli io (Macabor Editore, 2023). Più di recente ha dato alle stampe Dislocazione (Edizioni Progetto Cultura, collana Le Gemme, 2024) fino alla pubblicazione di La casa sul ring (peQuod, 2026). Diversi suoi testi figurano inoltre in antologie di rilievo e qualificate riviste di settore.
La scelta
Per raccontare la solitudine e la sensazione di sentirsi invisibili, a volte servono pochissime parole, purché siano quelle giuste. È quello che accade in in fondo alla fila, una toccante poesia di Lucia Triolo. Attraverso versi essenziali e privi di fronzoli, l’autrice ci mostra come anche nei momenti in cui ci sentiamo messi al bando si possa trasformare il dolore in una riflessione profonda sulla propria esistenza.
Tutto il componimento si sviluppa come una storia confidata a bassa voce, in cui la perdita dell’identità e la solitudine vengono raccontate con immagini semplici e immediate: una figura rimasta per ultima, dimenticata da tutti, che piano piano perde perfino il ricordo di ciò che era. L’anima della poetessa affronta l’idea dell’isolamento usando le regole della scrittura, descrivendo la protagonista come una frase senza maiuscole, senza punti e senza accenti, un errore che nessuno vuole correggere. Nella sua visione, questa cancellazione si trasforma in una bellissima consapevolezza, dimostrando come la solitudine più profonda arrivi a toglierci le parole stesse con cui ci raccontiamo.
In fondo alla fila
Per ultima in fila
era una figura.
quasi una disattenzione
Donna lo era stata forse
un tempo
adesso era solo un grumo
di sguardi
una parola strozzata
in gola.
Ultima in fila: come lì fosse nata
-al bando
-nessuna maiuscola per lei
-né un accento
-né un segno di interpunzione
-nessuna congiunzione
-nessun interrogativo
-nessuna risposta
Solo un errore
in fondo alla fila
un errore dai mezzi occhi di brace
una metafora sbagliata.
Vento fermo tagliato
dal desiderio
Una crasi
La forza di questi versi sta nella capacità di spiegare un senso di solitudine grandissimo usando parole di tutti i giorni e un’emozione sincera che arriva subito a chi legge. Mettendo a confronto il bisogno di esistere con l’indifferenza del mondo intorno, l’autrice ci invita a riflettere sul valore del rispetto e dell’ascolto verso chi rimane indietro. Con questa poesia, Lucia Triolo ci mostra che anche nei momenti in cui ci sentiamo smarriti e invisibili la parola scritta può ridare un posto a chi si trova in fondo alla fila.
Author Profile
Latest entries
Prima Pagina7 Agosto 2026LA POESIA DEL VENERDI’ – Paul Celan e Lucia Triolo
Cultura31 Luglio 2026LA POESIA DEL VENERDI’- Louise Glück e Franca Alaimo
Cultura24 Luglio 2026LA POESIA DEL VENERDI’ – Rupi Kaur e Gabriella Paci
Cultura17 Luglio 2026LA POESIA DEL VENERDI’ – Alfonsina Storni e Maria Grazia Casotto
