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LA POESIA DEL VENERDI’- Louise Glück e Franca Alaimo

Il rapporto tra la natura e il mistero della vita è al centro delle poesie di Louise Glück e Franca Alaimo. Entrambe le autrici usano l’immagine dell’albero e il simbolo della polvere per riflettere sulla fragilità dell’uomo e su quanto sia piccolo rispetto alla grandezza dell’universo.

Nei versi de L’olmo di Louise Glück, è l’albero stesso a prendere la parola. La poetessa americana ci mostra come il corpo sia destinato a tornare polvere nel buio della terra, senza sapere nulla della luce. Allo stesso tempo, però, ricorda che i rami puntati verso l’alto mantengono viva la memoria di qualcosa di antico, esistito prima ancora del tempo. Allo stesso modo, in Luce e polvere di Franca Alaimo, ci troviamo di fronte a un essere umano stanco, attraversato dagli anni come da fiumi oramai prosciugati, che cerca una risposta al mistero dell’esistenza. La Alaimo descrive un albero sacro dalle foglie d’oro che sussurra parole divine, ma che gli uomini non riescono a decifrare, lasciandoci sospesi tra una luce troppo grande e una polvere umana che rimane cieca.

Tutte e due le autrici scelgono uno stile diretto e senza fronzoli, fatto di immagini chiare e di parole quotidiane, evitando qualsiasi complicazione o linguaggio difficile. A stringere davvero insieme questi versi è l’idea del limite e dell’inconoscibile: se la Glück affida alle radici il peso della materia e ai rami il ricordo del cielo, la Alaimo riconosce con profonda amarezza che l’uomo non possiede gli strumenti per capire la lingua del sacro, rimanendo solo polvere di fronte al segreto della natura.

Louise Glück

È una delle poetesse più importanti e lette della letteratura mondiale, premiata con il Nobel nel 2020. Nata a New York nel 1943 da una famiglia di origini ebraiche, ha vissuto un’adolescenza segnata da grandi fragilità fisiche e personali, un’esperienza che l’ha spinta fin da giovane a cercare nella parola scritta una forma di salvezza.

La sua scrittura si riconosce subito per la grande semplicità: non usa mai termini difficili o frasi complicate, ma sceglie parole chiare e quotidiane, capaci di andare dritte al punto senza filtri.

Nei suoi libri parla con molta sincerità del dolore, della perdita e del passare del tempo, ma soprattutto del nostro legame con la natura.

Nei suoi versi i fiori, gli alberi e le stagioni diventano uno specchio per raccontare i sentimenti umani e le difficoltà di tutti i giorni.

Il suo stile è secco, breve e mai banale; le sue poesie sembrano quasi dei pensieri detti a bassa voce o delle piccole confessioni. Questa sua capacità di spiegare le emozioni più profonde con un linguaggio semplice e alla portata di tutti l’ha resa amata dai lettori di tutto il mondo, dimostrando come si possa fare grande poesia parlando al cuore delle persone in modo chiaro e immediato.

La scelta

Per capire il senso della vita e del tempo che passa, a volte servono pochissime parole, purché siano quelle giuste. È quello che accade in L’olmo, una toccante poesia di Louise Glück. Attraverso versi essenziali e privi di fronzoli, l’autrice ci mostra come anche nel ritorno alla terra possa custodirsi il ricordo di chi siamo e da dove veniamo.

Tutto il componimento si sviluppa come un pensiero confidato a bassa voce, in cui il passaggio del tempo e la trasformazione della materia vengono raccontati con immagini semplici e immediate: l’albero con le radici immerse nel buio della terra per cercare l’acqua, ma con i rami protesi in alto che continuano a guardare il cielo. L’anima della poetessa affronta l’idea della fine e del diventare polvere senza paura, ma con profonda serenità. Nella sua visione questo ritorno alla terra si trasforma in una bellissima consapevolezza, dimostrando che la parte più vera di noi appartiene a qualcosa di grande che esisteva ancora prima del tempo.

L’olmo

Tutte le cose finiscono,
ma prima hanno la loro forma.
Sotto la terra, nel buio,
le mie radici cercano l’acqua.
Torno a essere materia,
polvere che non sa niente della luce.
Ma lassù, nel vento,
i miei rami ancora ricordano
ciò che c’era nel cielo
prima che arrivasse il tempo.

La forza di questi versi sta nella capacità di spiegare una cosa grandissima usando parole di tutti i giorni e un’emozione sincera che arriva subito a chi legge. Mettendo a confronto la terra buia in basso e il cielo aperto in alto, l’autrice ci invita a riflettere sul valore dei nostri limiti e della nostra origine. Con questa poesia, Louise Glück ci mostra che anche nei momenti di trasformazione più bui non perdiamo mai del tutto la nostra natura.

Franca Alaimo

Esordisce nel 1991 con Impossibile Luna (Antigruppo Siciliano), a cui seguiranno altre sillogi, le più recenti delle quali: 7 poemetti (InternoLibri, 2022), Pentru Altundeva (Cosmopoli, 2022, traduzione in rumeno di E. Macadan), 100 poesie (peQuod, 2024), Il pettirosso rosso (200 haiku con A. Castrovinci, D. Martinez, P. Romano, Ed. Ladolfi, 2024), Le piccole con Daìta Martinez (Spazio Cultura Ed., 2025) e Le cercatrici d’acqua (Ed. Il glomerulo di sale).

Dirige la collana poetica per le edizioni Spazio Cultura (Palermo) e le collane poetiche La rosa del guardare (con D. Martinez) e Omaggio a… per la casa editrice catanese Il glomerulo di sale.

Ha pubblicato saggi su Rescigno, Luisi, Loi e altri poeti.

È presente in antologie, riviste, storie della letteratura e blog.

Nel 2018 ha curato l’antologia L’eros e il corpo (Ladolfi Ed.).

È autrice di tre romanzi: L’uovo dell’incoronazione (Serarcangeli), Vite Ordinarie (Ladolfi) e La gondola dei folli (Spazio Cultura). Nel 2020 le edizioni Macabor le dedicano una monografia. È stata inserita in Dizionario critico della poesia italiana (1945-2020), a cura di M. Fresa (Società Editrice Fiorentina, 2021) e in Contemporary Sicilian Poetry (curatori A. Ilievska e P. Russo, Italica Press, New York, 2023).

Gestisce la rubrica “Fulgore e poesia” per la rivista letteraria L’estroverso, diretta da G. Calanna.

La scelta

Per capire il mistero della vita e il nostro legame con il cielo, a volte servono pochissime parole, purché siano quelle giuste. È quello che accade nella toccante Luce e polvere. Attraverso versi essenziali e intensi, l’autrice ci mostra come, dentro la nostra vita di tutti i giorni e il tempo che passa, sia custodito il ricordo di qualcosa di più grande e divino.

Tutto il componimento si sviluppa come una riflessione intima e profonda, in cui la fragilità dell’uomo viene raccontata con immagini semplici e immediate: il corpo segnato dagli anni, la natura che cresce nei semi e nei frutti, e un albero sacro che sembra custode di un segreto antico. L’anima della poetessa affronta il passare del tempo non con rassegnazione, ma lasciando spazio a una grande commozione di fronte al mistero dell’universo. Nella sua visione questa nostalgia per il cielo si trasforma in una forte consapevolezza, dimostrando che, anche quando non riusciamo a capire tutto, la nostra vita di polvere è toccata da una luce profonda.

Luce e polvere

Non a questo tempo moribondo
a questo pianeta tondo che gira
nell’oscuro il suo cuore di fuoco.
Né per il recinto del corpo attraversato
da fiumi prosciugati dal tempo.
Diventa pianto la memoria
di cime e vertigini celesti
il sonno dentro semi, calici, bacche –
e l’albero sacro dalle foglie d’oro
che sussurrano parole
che mai ci fu dato di capire.
Così tenebrosa è la luce divina.
Così cieca la nostra polvere.

La forza di questi versi sta nella capacità di spiegare un mistero grandissimo usando un linguaggio chiaro e un’emozione sincera che parla subito a chi legge. Mettendo a confronto i limiti della nostra vita mortale con l’immensità della natura e del divino, l’autrice ci invita a riflettere su chi siamo e su ciò che ci circonda. Con questa poesia, Franca Alaimo ci mostra come anche di fronte al mistero più incomprensibile si possa ritrovare il senso profondo della propria esistenza.

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Gian Carlo Lisi

Data:

31 Luglio 2026
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