L’amore, quando è fortissimo, diventa come la sete: un bisogno fisico che fa quasi male. Charles Bukowski e Miranda Ranalli raccontano proprio questo nei loro versi. Parlano della voglia di stare con l’altro, dell’attesa in una stanza vuota e di come ci si sente fragili e scoperti quando si ama qualcuno.
Nella poesia Nudo d’amore di Charles Bukowski non ci sono parole romantiche o difficili. Il poeta dice chiaramente di essere a pezzi per la fine di un amore. Si paragona a un “osso secco nel deserto” o a una “vecchia scarpa buttata in fondo a un armadio”. Bukowski si mostra per quello che è: un uomo svuotato, che alla fine rimane da solo sulla sedia a fissare il tappeto.
Anche in Arsura di Miranda Ranalli troviamo lo stesso identico bisogno. Qui il desiderio viene descritto proprio come la necessità di bere dall’altro per bagnarsi le labbra secche. La poetessa ci porta dentro la sua giornata normale, parlando di chiavi lasciate al solito posto e di un’attesa al buio. È una notte senza pace in cui lei passa dal pianto al riso, da sola con i suoi pensieri.
Tutti e due usano parole semplici e che usiamo tutti i giorni, ma le sistemano in modo diverso. Bukowski spezza molto le frasi e va a capo all’improvviso, quasi a far vedere che ha il respiro affannato e il cuore rotto. La Ranalli usa invece un ritmo più dolce e sensuale, e ci mette dentro anche una battuta simpatica (“Domani parlerò con Dio / non si sa mai”) che alleggerisce il dolore.
La cosa che unisce di più queste due poesie è che nessuno dei due autori si vergogna di dire: “Senza di te non so cosa fare”. Bukowski finisce immobile sulla sedia, completamente svuotato. La Ranalli aspetta al buio, sperando che l’altro arrivi per mandare via l’arsura e ritrovare la pace.
Charles Bukowski

È uno dei poeti e scrittori più celebri della letteratura americana del Novecento, diventato il simbolo indiscusso della vita di strada, della marginalità e della sincerità assoluta di fronte al dolore. Nato in Germania nel 1920 ma cresciuto a Los Angeles, visse un’esistenza profondamente segnata dalla povertà, da un’infanzia difficile, da lavori umili e dal vizio dell’alcol, durezze che alimentarono la sua introspezione e ispirarono i suoi testi più crudi.
La sua scrittura si caratterizza per l’essenzialità e l’immediatezza del linguaggio, rifiutando ogni decorazione letteraria o parola difficile per guardare alla realtà nuda della vita quotidiana e dei sentimenti. La sua opera è intrisa di una forte sensibilità personale e di una sottile ironia che riscatta la tristezza della solitudine e la fatica di tutti i giorni.
I temi dell’emarginazione, del disagio urbano e della fragilità dell’esistenza attraversano tutta la sua produzione. Tra i suoi scritti più famosi ci sono racconti e romanzi autobiografici che offrono un quadro universale dello smarrimento umano, dove il racconto delle sconfitte personali diventa una riflessione sulla precarietà e sulla ricerca costante di un senso.
Il suo stile spoglio, fatto di frasi dirette e parole comuni, e la capacità di raccontare i propri difetti e il lato più nascosto della società hanno permesso a Bukowski di lasciare un’impronta indelebile, offrendo una testimonianza sulla ricerca di una verità onesta e immediata anche nei momenti più bui.
Charles Bukowski morì nel 1994, ma la sua eredità letteraria continua a ispirare generazioni per la sua forza emotiva e per la capacità di coniugare la semplicità delle parole con una grande passione interiore.
La scelta
Nudo d’amore di Charles Bukowski nella traduzione di Simona Viciani è una delle poesie più famose e intense della letteratura americana. Con parole semplici ma piene di forza, il poeta racconta come ci si sente fragili quando finisce un amore, mostrando che il dolore colpisce ogni cosa: i ricordi più belli ma anche gli oggetti di tutti i giorni.
La poesia si sviluppa come una descrizione chiara e immediata, in cui l’autore mostra la sofferenza attraverso immagini concrete: la nostalgia per la persona amata, la solitudine, ma anche i pensieri legati alla luce e alla pioggia. L’anima del poeta affronta il vuoto cercando di dare un senso a questo momento buio. Nella visione di Bukowski, questo dolore non è solo un fatto personale, ma diventa un’esperienza in cui tutti possono ritrovarsi: dimostra quanto siamo deboli e come l’ammissione di essere sconfitti sia l’unico modo per essere sinceri con se stessi.
Nudo d’amore
piccola ragazza scura dagli
occhi gentili
quando sarà il momento di
usare il coltello
non mi tirerò indietro e
non te ne farò una colpa
mentre guido lungo la costa
pensando al tuo corpo nella
luce
e a come tieni il
volante
e a come mi dicevi
che ogni cosa bella
era successa sotto la
pioggia,
sono pazzo per la
tua perdita,
sono un osso secco nel
deserto,
sono un cane che abbaia a una
nuvola,
sono un uomo sotto un
ponte con una bottiglia,
sono una vecchia scarpa
buttata in fondo a un
armadio.
mi hai lasciato così
vulnerabile
che sono nudo d’
amore.
a volte mi sento come se fossi l’unico
uomo che abbia mai amato una donna
a questo modo.
mi siedo sulla sedia e
guardo il tappeto
e sono completamente
finito.
La forza di questi versi sta nella capacità di trasmettere una tristezza reale e senza filtri, usando parole comuni e un’emozione forte che parla al cuore di chiunque. Mettendo a confronto la durezza della perdita e la dolcezza dei ricordi, l’autore ci invita a riflettere sulla nostra debolezza. Con questa poesia, Charles Bukowski mostra come anche il sentimento più fragile possa aiutarci a trovare la forza di resistere.
Miranda Ranalli

Nata a Torrice (Frosinone) ma di radici siciliane e piemontesi, si trasferisce a Roma all’età di quattro anni, città dove attualmente risiede e lavora. Dopo gli studi in ambito commerciale e linguistico, inizia precocemente la sua attività professionale a causa della prematura scomparsa del padre, figura che segnerà profondamente la sua sensibilità e la sua successiva produzione poetica.
Il suo percorso lavorativo si sviluppa attraverso importanti esperienze dirigenziali: a ventiquattro anni si trasferisce in Spagna, dove collabora alla creazione e alla gestione di una società nel settore della cosmesi e della profumeria. Al suo rientro in Italia, consolida la propria carriera amministrativa vincendo un concorso pubblico che la porta a ricoprire il ruolo di segretaria di presidenza presso Agensud (ex Cassa per il Mezzogiorno), uno degli enti strategici del panorama istituzionale italiano.
La vocazione letteraria emerge circa otto anni fa, trovando inizialmente diffusione sui canali social, dove viene accolta con grande seguito. La sua prima produzione attira l’attenzione del critico Antonio Tonyno Cignini, che ne coglie il valore e ne segue l’evoluzione stilistica. La cifra poetica di Miranda Ranalli Pitti affonda le radici nella memoria familiare e si nutre delle atmosfere, dei colori e dei profumi della terra siciliana, con una predilezione per la simbologia della rosa e della zagara.
Autrice di spicco nel panorama contemporaneo, ha pubblicato le raccolte Notti di luna e Fame d’amore, e ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti istituzionali sia in Italia che all’estero.
Definita dalla critica e dai suoi lettori come la “poetessa dell’amore e delle rose” per la forte carica sensuale, tenera e immediata dei suoi versi, si dedica con successo anche alla stesura di complessi poemetti in versi.
La scelta
Arsura di Miranda Ranalli è una poesia d’amore bellissima e piena di passione. Con parole molto semplici, la poetessa spiega come ci si sente deboli quando si desidera tanto una persona. Ci fa vedere che la mancanza di chi amiamo cambia ogni cosa: i nostri pensieri, la nostra notte e persino i piccoli gesti di tutti i giorni.
La poesia si capisce subito perché usa immagini reali e concrete. Parla della sete di baci, della solitudine e del dettaglio delle chiavi lasciate al solito posto. La poetessa affronta questo vuoto cercando di resistere al buio. Per lei, questo forte desiderio è un sentimento in cui tutti possono ritrovarsi: dimostra quanto diventiamo fragili quando aspettiamo qualcuno e come la speranza di rivedersi sia l’unico modo per ritrovare la pace.
Arsura
E non potrà mai essere
una rosa a far sì
che si plachi l’arsura
di te in me
che ferisce le mie
labbra rosa
Bisogno di bere dalla
tua bocca
sulla mia bocca
per poi farmi arrivare addosso il suono
della tua voce
ti ho lasciato le chiavi
al solito posto
attendo al buio,
solo tu potrai godere
di quella luce che tanto ti piace.
Unisono colmeremo
il nostro
bisogno di berci, oggi.
Domani parlerò con Dio
non si sa mai.
Ti penso e piango, rido
e canto in questa notte
senza te e senza pace
“Amor mio
letta e riletta sotto i pini
che guardano il mare.
Sensuale e tenera.
Sei bravissima a creare atmosfere e catturare
il mio cuore.”
La forza di questi versi sta nel fatto che raccontano un’attesa vera, che fa battere il cuore, usando parole che usiamo tutti i giorni. Mettendo insieme il dolore della lontananza e la bellezza della passione, l’autrice ci fa riflettere sulle nostre debolezze. Con questa poesia, Miranda Ranalli ci mostra che anche quando l’amore ci fa soffrire, ci dà sempre la forza di resistere.
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