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LA POESIA DEL VENERDI’ – Anna Achmatova e Katinka Borsanyi

Il confronto tra Anna Achmatova e Katinka Borsanyi è molto interessante, perché entrambe raccontano la guerra, la distruzione e la forza della vita che resiste. Anche se scrivono in modi diversi, tutte e due le poetesse mostrano un’angoscia profonda di fronte alle sofferenze del mondo.

Nel celebre componimento Tutto è saccheggiato, tradito, venduto di Anna Achmatova, il dolore della guerra viene descritto con immagini chiare e forti. La poetessa mostra un paesaggio distrutto, dove la rovina delle case convive con il profumo dei ciliegi. Quello della Achmatova è un quadro desolante, dove la morte sfiora ogni cosa ma lascia spazio alla speranza di un miracolo.

Allo stesso modo, nella poesia di Katinka Borsanyi intitolata Chi sa oggi parlare?, la sofferenza si sente attraverso il silenzio e la banalizzazione del male. La guerra non è lontana, ma abita alla porta accanto e sembra quasi un giocattolo. I tubi del gas e le famiglie che saltano in aria richiamano la fragilità umana tipica della Achmatova.

Entrambe le autrici usano parole intense, ma con scelte diverse. La Achmatova segue una struttura regolare e usa le rime per dare ordine al caos della storia. La Borsanyi, invece, sceglie uno stile più frantumato e senza punteggiatura, mescolando figure antiche come Cassandra alle parole moderne della cronaca.

Il crollo del valore della vita è l’elemento centrale in entrambe le opere. In Achmatova tutto viene venduto e cancellato, lasciando l’uomo nudo di fronte alla fame. Nella poesia della Borsanyi, invece, il trauma si vede nel finale, dove la vita umana arriva a valere appena trenta soldini, ridotta alla spoglia nudità di due assi di cedro.

L’angoscia di Anna Achmatova e di Katinka Borsanyi non è solo un lamento, ma un modo per difendere il cuore umano e restituire a tutti noi una necessaria dignità.

Anna Achmatova

È una delle poetesse più celebri della letteratura russa del Novecento, diventata il simbolo indiscusso della resistenza culturale e della dignità di fronte alla tragedia. Nata a Odessa nel 1889, visse un’esistenza profondamente segnata dalle censure del regime sovietico, dalle persecuzioni familiari e dai dolori della guerra, durezze che alimentarono la sua introspezione e ispirarono i suoi versi più dolorosi.

La sua scrittura si caratterizza per la precisione e l’essenzialità del linguaggio, rifiutando ogni decorazione inutile per guardare alla realtà nuda della storia e dei sentimenti. La sua poesia è intrisa di una forte sensibilità personale e di una profonda fermezza che riscatta la tristezza quotidiana e il trauma collettivo.

I temi della memoria, del sacrificio e della fragilità dell’esistenza attraversano la sua opera. Tra le sue poesie più celebri c’è Tutto è saccheggiato, tradito, venduto, un quadro universale dello smarrimento umano dove la descrizione delle macerie della guerra diventa una riflessione sulla precarietà e sulla forza della speranza.

Il suo stile spoglio e la capacità di fondere i ricordi personali con le fatiche comuni hanno permesso alla Achmatova di lasciare un’impronta indelebile, offrendo una testimonianza sulla ricerca di una bellezza onesta e immediata anche nei momenti più bui.

Anna Achmatova morì nel 1966, ma la sua eredità poetica continua a ispirare generazioni per la sua forza emotiva e per la capacità di coniugare la semplicità delle parole con una grande passione interiore.

La scelta

Tutto è saccheggiato, tradito, venduto di Anna Achmatova nella traduzione di Michele Colucci è una delle poesie più famose e toccanti della letteratura russa del Novecento. Con parole semplici ma piene di forza, la poetessa racconta la fragilità dell’uomo di fronte alle sofferenze della guerra, mostrando come il dolore colpisca ogni parte della vita, dalle case distrutte fino ai sentimenti più profondi.

La poesia si sviluppa come una descrizione chiara e immediata, dove l’autrice mostra la sofferenza attraverso immagini concrete: il mondo colpito dalla morte, la fame che fa soffrire le persone, ma anche il profumo dei ciliegi e il cielo stellato che portano una speranza inaspettata. L’anima della poetessa affronta il dramma della storia cercando di dare un senso a tutto questo buio. Nella visione della Achmatova, la sofferenza non è solo un fatto personale, ma diventa un’esperienza di tutti: dimostra quanto siamo fragili e come, a volte, una speranza di rinascita possa trovarsi anche vicino alle macerie.

Tutto è saccheggiato, tradito, venduto
Tutto è saccheggiato, tradito, venduto,
dall’ala della nera morte il mondo è sfiorato,
tutto è divorato dalla fame che geme,
perché allora ci brilla una luce d’assieme?
Di giorno, dai boschi vicini, spira
un odor di ciliegi mai prima sentito,
di notte, costellazioni nuove stasera
luccicano nel profondo cielo d’un tratto pulito.
E il miracolo viene così vicino
alle case ormai a pezzi, sporche e rovinate…
questo elemento a nessuno divino,
che da secoli noi tutti aspettate.

La forza di questi versi sta nella capacità di trasmettere un senso di dolore che supera il tempo. La tristezza della Achmatova non è un lamento esagerato, ma il racconto della realtà, una forza che tocca i ricordi e la vita di tutti i giorni. Il tono della poesia è semplice, senza parole difficili, ma ricco di un’emozione forte che parla al cuore di chiunque.

Mettendo a confronto la durezza della guerra e il ritmo calmo della natura che continua a vivere, l’autrice ci invita a riflettere sulla nostra debolezza e sulla voglia di non arrendersi. La semplicità del testo nasconde un significato profondo: l’amore per la vita si vede proprio nella capacità di trovare la bellezza e un piccolo miracolo dove tutto sembra ormai perduto o distrutto.

Con questa poesia, Anna Achmatova trasforma il racconto del dolore in qualcosa di grande, mostrando come anche il sentimento più fragile possa aiutarci a capire la nostra incredibile forza di resistere.

Katinka BorsÁnyi

Nasce a Budapest nel 1975. Laureata in Filologia Moderna Italiana in Ungheria, si trasferisce successivamente in Italia. Dopo una pluriennale esperienza come promotrice culturale, ideatrice e organizzatrice di mostre, concerti e conferenze, decide di dedicarsi pienamente a un proprio percorso artistico.

Si specializza nell’esecuzione di monologhi e letture poetiche con cui si esibisce anche in contesti di lingua ungherese, sia in patria sia in eventi patrocinati dalle rappresentanze diplomatiche magiare. Per anni conduce inoltre rubriche culturali radiofoniche (presso Radio Luce San Zenone), dedicate principalmente alla poesia e alla musica classica.

Come autrice esordisce nel 2009 con un libro di prosa scritto in ungherese, Lettere dal Veneto. Seguono diverse raccolte di poesie in lingua italiana, tra cui Grembo di Luce, Sono tua, Cantici e Atomi di quiete. Nel 2023, per i tipi di una casa editrice di Budapest, pubblica la raccolta poetica bilingue dal titolo Ikerablak/Bifora. È inoltre autrice e attrice di numerosi monologhi, monodrammi, pièce teatrali, prosa breve e poesie per bambini. Collabora regolarmente con riviste culturali ungheresi e svolge un’intensa attività di traduzione poetica.

Per la sua proficua collaborazione tra i due Paesi sul piano artistico e culturale, è stata insignita dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

La scelta

I versi si aprono con una domanda che fa riflettere, raccontando lo smarrimento dell’uomo di oggi di fronte alla violenza e all’indifferenza del mondo attuale. Con parole semplici ma piene di forza, l’autrice descrive la fragilità umana di fronte ai drammi quotidiani, mostrando come il dolore colpisca ogni parte della nostra vita, dalle notizie del telegiornale fino ai sentimenti più intimi.

La poesia si sviluppa come un discorso chiaro e immediato, dove la sofferenza si vede attraverso immagini concrete: il silenzio che toglie la voce ai poeti, la guerra che bussa alla porta accanto travestita da giocattolo, e la distruzione reale di foreste, tubi del gas e intere famiglie. L’anima della poetessa affronta i problemi del presente cercando di dare un senso a tutto questo vuoto. In questi versi, il dolore non è solo un fatto personale, ma diventa un’esperienza che unisce tutti: dimostra quanto siamo fragili e come la vita umana rischi di perdere valore, fino a valere pochissimo.

Chi sa oggi parlare?
chi sa oggi parlare di cetra
melodiosa di dieci corde
chi è il matto di turno il santo
il profeta da lapidare
a cui i suoni non si rompono
in gola cassandra muore
settanta volte per sette
davanti alle orecchie
che non vogliono intendere
i traumi si tramandano
con grande rispetto
verso gli antenati
sembra un giocattolo l’ordigno
della porta accanto una distrazione
è quasi innocuo come il grido
di Munch
ma nessun grido è mai
bidimensionale
saltano foreste lande di ghiaccio
oleodotti tubi di gas le famiglie
il cuore umano
vita, vali quanto le foglie
d’autunno trenta soldini appena
due assi di cedro.

La forza di questo testo sta nella capacità di trasmettere un senso di dolore molto vicino alla nostra realtà. La preoccupazione dell’autrice non è un lamento esagerato, ma il racconto della verità, una forza che tocca i ricordi del passato e la vita di tutti i giorni. Il tono è semplice, senza punteggiatura e con un ritmo spezzato, ricco di un’emozione forte che parla direttamente a chi legge.

Mettendo a confronto i simboli antichi della storia e il ritmo disordinato della cronaca moderna, il testo ci invita a riflettere sulla nostra debolezza e sul rischio di diventare indifferenti a tutto. La semplicità delle parole nasconde un significato profondo: l’amore per gli altri si vede proprio nella capacità di denunciare la distruzione e di cercare una dignità forte dove tutto sembra crollare.

Con queste parole, la poesia trasforma il racconto del dolore in qualcosa di grande, mostrando come anche il sentimento più fragile possa aiutarci a difendere il valore del cuore umano.

Gian Carlo Lisi

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Gian Carlo Lisi

Data:

3 Luglio 2026
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