L’acqua che guarisce e protegge è l’unico posto sicuro dove nascondersi quando il mondo di sopra fa troppo male. Alfonsina Storni e Maria Grazia Casotto scelgono lo stesso identico rifugio per ritrovare se stesse: il fondo del mare, un luogo calmo dove le ferite della vita smettono di bruciare.
Nella poesia Io sul fondo del mare di Alfonsina Storni la discesa sott’acqua è dolce e sembra una fiaba. La poetessa ci descrive una “casa di cristallo” e un letto azzurro dove un pesce d’oro le porta fiori e un polipo le fa l’occhiolino; per lei il mare è una liberazione fiduciosa dalle delusioni della terraferma. Anche in Anima di Maria Grazia Casotto c’è lo stesso bisogno di sprofondare nell’acqua per salvarsi. Dopo aver cercato invano risposte nel vento e nella luna, la poetessa si affida alle onde che la accarezzano e la trascinano giù, facendola sentire protetta “come una perla nella sua conchiglia madre”.
Entrambe usano parole semplici e visive, ma con ritmi diversi: la Storni usa strofe brevi e musicali (con tanto di “din don din dan”) per descrivere una pace già raggiunta, mentre la Casotto usa versi liberi e pause che ricordano il movimento della risacca e il respiro di chi si salva dopo un lungo affanno. A unire davvero le due poesie è la trasformazione finale: se la Storni si lascia alle spalle la terra per trovare una quiete solitaria sul fondo dell’oceano, la Casotto usa quell’abbraccio marino per attirare a sé l’amato come una sirena, guarendo lo smarrimento in un’unione che le restituisce, finalmente, l’anima.
Alfonsina Storni

È una delle poetesse e scrittrici più celebri della letteratura latino-americana del Novecento, diventata il simbolo indiscusso della lotta femminile, della sensibilità tormentata e della sincerità assoluta di fronte al dolore. Nata in Svizzera nel 1892 ma cresciuta in Argentina, visse un’esistenza profondamente segnata dalle difficoltà economiche, da un’infanzia nomade, dal lavoro precoce e dalla scelta di essere una madre single in una società conservatrice, durezze che alimentarono la sua introspezione e ispirarono i suoi testi più sinceri. La sua scrittura si caratterizza per l’immediatezza e la forza del linguaggio, che col tempo rifiutò ogni decorazione letteraria tradizionale per guardare alla realtà nuda dei sentimenti e della condizione femminile. La sua opera è intrisa di una passione viscerale, di un amore totalizzante per il mare e di una sottile ironia che riscatta la tristezza della solitudine e la fatica di tutti i giorni. I temi dell’emarginazione, del contrasto con la città d’asfalto e della fragilità dell’esistenza attraversano tutta la sua produzione. Tra i suoi scritti più famosi ci sono poesie d’amore e di protesta sociale che offrono un quadro universale dello smarrimento umano, dove il racconto del proprio tormento interiore diventa una riflessione sulla precarietà e sulla ricerca costante di un senso. Il suo stile intimo, fatto di immagini dirette e parole comuni ma cariche di elettricità, e la capacità di raccontare le proprie fragilità e la voglia di libertà hanno permesso alla Storni di lasciare un’impronta indelebile, offrendo una testimonianza sulla ricerca di una verità onesta e immediata anche nei momenti più bui. Alfonsina Storni morì nel 1938, scegliendo di consegnarsi per sempre alle onde del mare, ma la sua eredità letteraria continua a ispirare generazioni per la sua forza emotiva e per la capacità di coniugare la semplicità delle parole con una grande passione interiore.
La scelta
Per sfuggire al rumore e alle ferite del mondo, a volte basta scendere un po’ più in profondità. È quello che scopriamo in Io sul fondo del mare di Alfonsina Storni, una splendida poesia tradotta in italiano da Alessio Brandolini. Attraverso versi semplici e ricchi di grazia, l’autrice ci mostra come la ricerca di un rifugio sicuro possa trasformarsi in un viaggio dolcissimo, dove il silenzio della natura cura ogni dolore.
Tutto il componimento si sviluppa come una descrizione limpida e quasi fiabesca, in cui la solitudine viene raccontata con immagini molto concrete: un letto azzurro, una casa dalle pareti di cristallo e la simpatica compagnia di un polipo e di un pesce d’oro. L’anima della poetessa affronta lo smarrimento della vita sulla terraferma cercando riparo in una dimensione protetta. Nella visione della Storni, questa discesa non fa paura, ma diventa una bellissima liberazione, dimostrando che a volte, per ritrovare la propria serenità, bisogna solo lasciarsi accogliere da ciò che ci circonda.
Io sul fondo del mare
In fondo al mare
c’è una casa di cristallo.
A un viale di madrépora
essa conduce.
Un grande pesce d’oro, alle cinque,
mi viene a salutare.
Mi porta un ramo rosso
di fiori di corallo.
Dormo in un letto
un poco più azzurro del mare.
Un polipo mi fa l’occhiolino
attraverso il cristallo.
Nel bosco verde che mi circonda
– din don din dan –
dondolano e cantano
le sirene di madreperla verdemare.
E sulla mia testa ardono,
al crepuscolo,
le ispide punte del mare.
La forza di questi versi sta nella capacità di trasmettere una tristezza reale e senza filtri, usando parole comuni e un’emozione forte che parla al cuore di chiunque. Mettendo a confronto la durezza della perdita e la dolcezza dei ricordi, l’autore ci invita a riflettere sulla nostra debolezza. Con questa poesia, Charles Bukowski mostra come anche il sentimento più fragile possa aiutarci a trovare la forza di resistere.
Maria Grazia Casotto

È una poetessa contemporanea che ha trovato nella scrittura la via per dare voce alla propria sensibilità profonda e al bisogno di un rifugio interiore.
Nata nel 1956, la sua vita è stata segnata da prove dolorose, come la perdita del marito a soli quarantun anni, un’esperienza difficile che ha alimentato la sua introspezione e ha ispirato i suoi testi più intimi e sinceri.
La sua scrittura si caratterizza per l’immediatezza del linguaggio, che rifiuta la confusione del mondo moderno per ritrovare un legame ideale con l’arte e con la sensibilità dei secoli passati.
La sua opera è intrisa di una forte spiritualità, in cui la poesia diventa il vero e proprio linguaggio dell’anima, capace di esprimere le emozioni umane e le sofferenze del corpo.
I temi della solitudine e della ricerca di pace attraversano tutta la sua produzione.
Nei suoi testi, la scelta di tenersi in disparte, lontano dal caos quotidiano, si trasforma in uno spazio protettivo dove lo smarrimento trova una via di salvezza attraverso elementi naturali e sentimenti semplici. Il suo stile spoglio, fatto di parole libere da artifici, e la capacità di mettersi a nudo rivelando le proprie fragilità dimostrano come la semplicità della parola possa contenere una grande forza emotiva e curare le ferite anche nei momenti di maggiore solitudine.
La scelta
Quando l’assenza della persona amata diventa così forte da svuotarci, la poesia diventa l’unica bussola per ritrovare la strada di casa. È questo il cuore di Anima di Maria Grazia Casotto, un testo intimo e sincero in cui la poetessa ci confida lo smarrimento profondo di chi si sente perso, per poi svelarci come l’amore vero sia capace di rimettere a posto ogni cosa, anche quando tutto sembra crollare.
Il componimento si sviluppa come un cammino sofferto e poi liberatorio, in cui l’autrice dà forma al proprio dolore attraverso immagini naturali e molto concrete: la solitudine di chi vaga senza meta, il silenzio indifferente del vento e della luna, e infine la carezza rassicurante delle onde del mare. L’anima della poetessa affronta il vuoto e la paura di non farcela, cercando risposte attorno a sé. Nella visione della Casotto, questo percorso tormentato non rimane una ferita aperta, ma si trasforma in un porto sicuro: dimostra che solo accettando la propria vulnerabilità e abbandonandosi all’altro ci si può salvare, ritrovando la pace in un abbraccio protettivo.
Anima
Nello spazio del tempo, ho perso la mia anima.
Ti ha visto!
E da quel momento è sempre accanto a te.
E io vago disperata,
solinga e amareggiata,
perché non distinguo il presente dal passato.
Conosco solo il tuo volto.
E dentro il mio vuoto, ci sono tante domande irrisolte.
Ho interrogato una nuvola, ma non mi ha risposto.
Ho urlato il tuo nome al vento, ma mi ha ignorata.
Ho chiesto un consiglio alla luna
e si è nascosta dietro a una nuvola.
Ho chiesto al mare…
E lentamente e dolcemente, un’onda mi ha accarezzata.
E piano piano…
Mi ha portata tra i flutti, con sé…
E nel liquido salato, amareggiato come il mio cuore,
ho sentito il mio corpo toccare il tuo.
Come una perla nella sua conchiglia madre,
mi sono ritrovata in un mondo presente,
protetta dal potere delle onde.
E come una sirena richiama i marinai,
così io ho chiamato la mia anima.
E sei arrivato tu.
Mi hai circondata con le tue braccia
e mi hai suggellato con un bacio in una promessa di eterno amore.
E la mia anima rideva divertita,
dopo tanto affanno e paura di non ritrovarla.
Amore. Ero persa.
Senza te ero come una piuma in balia del vento.
Rassegnata…
E ora sono accanto a te, in simbiosi.
E sei tu… amore…
Solo per amore…
E avevo perso l’anima…
La forza di questi versi sta nella capacità di trasmettere una speranza reale e senza filtri, usando parole comuni e un sentimento pulito che parla al cuore di chiunque. Mettendo a confronto la durezza dello smarrimento iniziale e la dolcezza della ritrovata unione, l’autrice ci invita a riflettere sulla nostra fragilità. Con questa poesia, Maria Grazia Casotto mostra come anche l’anima più ferita e rassegnata possa trovare la forza di rinascere e tornare a ridere grazie al potere del vero amore.
Gian Carlo Lisi
Author Profile
Latest entries
Prima Pagina17 Luglio 2026LA POESIA DEL VENERDI’ – Alfonsina Storni e Maria Grazia Casotto
Cultura10 Luglio 2026LA POESIA DEL VENERDI’ – Charles Bukowski e Miranda Ranalli
Cultura3 Luglio 2026LA POESIA DEL VENERDI’ – Anna Achmatova e Katinka Borsanyi
Cultura26 Giugno 2026LA POESIA DEL VENERDI’ – Raymond Carver e Mattia de Gennaro
