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CASO ROGGERO – Vertice al Quirinale – Mattarella a Nordio: ‘Sulla Grazia Decido Io’

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio è stato ricevuto ieri al Quirinale dal presidente Sergio Mattarella per riferire sull’istruttoria avviata per la concessione della grazia a Marco Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva per l’uccisione di due rapinatori nel 2021. Un incontro istituzionale, ma dal peso politico enorme, perché arriva dopo mesi di pressioni, appelli e una raccolta firme promossa dal centrodestra e da associazioni di commercianti che hanno trasformato Roggero nel simbolo di un’Italia che lavora con la paura addosso. Nordio ha illustrato al Capo dello Stato tutti gli atti: la sentenza, il parere del tribunale di sorveglianza, le relazioni del Dap e le migliaia di istanze di clemenza arrivate al Ministero. Ha spiegato le ragioni di chi chiede pietà e il contesto in cui i fatti sono avvenuti: una rapina notturna, un negozio assaltato, la reazione di un uomo che ha sparato per difendere la propria vita e il proprio lavoro. Mattarella ha ascoltato in silenzio e poi ha tracciato la linea. La decisione, ha ricordato, spetta esclusivamente al presidente della Repubblica, come prevede l’articolo 87 della Costituzione. Nessuna anticipazione, nessun indirizzo. Solo la conferma che il fascicolo, una volta chiuso dal Guardasigilli, arriverà sulla sua scrivania e lì si chiuderà.

La vicenda è tornata d’attualità con una forza che pochi si aspettavano. Nel 2021 Roggero fu condannato per eccesso colposo di legittima difesa dopo aver ucciso due dei tre rapinatori entrati nella sua gioielleria. Per i giudici aveva reagito oltre il limite consentito dalla legge. Per una parte consistente dell’opinione pubblica invece aveva fatto quello che avrebbe fatto chiunque: difendersi. Da quel verdetto è partita una mobilitazione che ha scavalcato gli schieramenti. Sindaci, parlamentari, cittadini comuni hanno firmato per chiedere la grazia, sostenendo che condannare Roggero significhi condannare il diritto di chi si trova all’improvviso davanti a una pistola. Il centrodestra ha fatto propria la battaglia, presentando interrogazioni e portando il caso in Parlamento. Il governo ha risposto avviando l’iter previsto: Nordio ha dato mandato agli uffici di raccogliere ogni elemento utile, anche sul percorso rieducativo e sulla condotta dell’uomo in carcere. Ma il tema vero va oltre il singolo caso. È il confine, sempre più labile, tra legittima difesa e giustizia fai-da-te. È la domanda di sicurezza che sale dai negozi, dalle case, dalle periferie. È la sfiducia verso una legge che molti percepiscono distante dalla realtà di chi vive a rischio.

Adesso tutto è fermo nelle mani di Mattarella. Non sarà una firma burocratica. Sarà una scelta che parlerà al Paese e che resterà negli atti della Repubblica. Se concederà la grazia, darà un segnale di umanità e di comprensione verso chi ha sbagliato nel panico, ma rischierà di aprire un precedente delicato. Se la negherà, riaffermerà il principio che la legge è uguale per tutti, ma lascerà aperta la ferita di chi chiede allo Stato più tutela e meno astrattezza. In mezzo ci sono due bare, un uomo in carcere e centinaia di migliaia di persone che si chiedono cosa farebbero al suo posto. Quando il presidente deciderà, non potrà accontentare tutti. Potrà solo dire da che parte sta l’Italia: dalla parte della regola scritta, o dalla parte di chi quella regola l’ha dovuta scrivere col sangue.

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Teresa Zagaria

Data:

17 Luglio 2026
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