Giugno. Tempo di maturità. Ormai siamo alle battute finali. Concluso il giro di boa, i ragazzi devono affrontare la fatidica domanda: cosa farò da grande? Per alcuni la risposta sembra essere già scritta. C’è chi coltiva il sogno di Medicina, chi attende di iscriversi ad Ingegneria e chi ha trasformato una passione in progetto. Per altri, invece, il futuro appare ancora un interregno del probabile, una condizione di sospensione tra aspettative e incertezze. A tale questione, è possibile rispondere secondo due differenti prospettive analitiche. Da un lato, riprendendo il mantra americano che invita a seguire le proprie passioni, sintetizzato nella celebre espressione Do what you love and you will never work a day in your life. Tradotto: fai ciò che ami e non lavorerai neppure un giorno della tua vita. Dall’altro lato, appellandosi al suggerimento ponderato di stampo europeista che caldeggia le attitudini personali e le concrete possibilità di impiego.

La domanda, in apparenza scontata, ha in sé un bias di ragionamento: il riconoscimento della prevedibilità e leggibilità del futuro tale da consentire una pianificazione razionale della vita. Scegli la facoltà, consegui una laurea, svolgi un lavoro coerente con il percorso seguito e realizzi la tua carriera professionale.Per anni questa formula si è dimostrata vincente o, almeno, così abbiamo creduto.Oggi i contesti lavorativi mutano, le competenze si evolvono, alcuni settori scompaiono e nuovi scenari si dischiudono.La Cina, tra il 2021 e il 2025, ha provato a fornire una risposta chiara: la conoscenza vale solo se produce un risultato misurabile. Si tratta di una logica comprensibile. Il 12 marzo scorso, la Repubblica popolare cinese ha approvato il quindicesimo Piano quinquennale, documento di programmazione che definisce gli indirizzi economici, sociali, tecnologici e ambientali per il periodo 2026-2030. Il Piano si basa sulla sociologia predittiva poiché declina problemi sociali attuali in obiettivi nazionali.
La direzione è evidente: il futuro sarà AI driven. Le politiche universitarie, coordinate dal Ministero dell’Istruzione della Repubblica Popolare Cinese (Ministry of Education), si sono allineate alla mission governativa eliminando o sospendendo 12200 corsi di laurea triennale e lanciando 10200 nuovi (fonte: https://www.scmp.com/economy/china-economy/article/3356913/chinas-universities-cut-12000-obsolete-degrees-amid-race-embrace-ai era?module=most_popular&pgtype=section&utm_source=chatgpt.com).
L’Università si trasforma in strumento di politica economica. La nuova offerta formativa è dedicata principalmente all’intelligenza artificiale, alla robotica e alle competenze tecnologiche identificate da Pechino prioritarie. Nove università hanno aggiunto corsi in «intelligenza integrata», cioè corsi dedicati a come integrare le AI di nuova generazione nell’economia reale.

In Europa, invece, il rapporto tra formazione e futuro è più aperto e meno centralizzato: l’istruzione è competenza degli Stati membri. L’Unione coordina obiettivi e indicazioni comuni attraverso iniziative come lo Spazio europeo dell’istruzione, mentre il Processo di Bologna (processo di cooperazione intergovernativo) promuove l’armonizzazione dei sistemi universitari europei, la mobilità e il riconoscimento di titoli. Le università non vengono viste come fabbriche di professionalità, ma riserve di pensiero critico e presidi di ricerca e formazione. Una lettura immediata dello scenario cinese è sillogisticamente lineare: il futuro sarà governato dall’innovazione tecnologica; le Università devono rispondere al bisogno di competenze digitali; Il Paese, che riqualifica la propria formazione, garantisce stabilità alle prossime generazioni. Fermarsi ad una lettura di questo tipo sarebbe fuorviante, significherebbe confondere il mezzo con il fine, ignorando la complessità della questione. Ogni volta che una società decide quali conoscenze promuovere e quali ridimensionare, non compie una mera scelta educativa, ma disegna la sua immagine futura e, implicitamente, una concezione di essere umano. Chi decide quali conoscenze meritano di sopravvivere? Qual è il sapere più utile: quello che risponde alle domande del presente o quello che ci permette di formularne di nuove?

La notizia delle migliaia di lauree cancellate, allora, ci lascia con una domanda che va oltre la Cina e oltre l’università. Pensare di progettare l’educazione come una risposta precisa alle esigenze del domani significa dimenticare che il domani rappresenta una dimensione che sfugge alla nostra conoscenza.Il futuro possiede una caratteristica particolare: non si lascia presumere completamente. Ed è qui che una voce antica può aiutarci a leggere una questione molto contemporanea. Secondo una delle più celebri affermazioni tramandate da Platone nel Teeteto e attribuita a Protagora di Abdera, sofista vissuto nel V secolo a. C. “L’uomo è misura [métron: il metro] di tutte le cose; delle cose che sono in quanto sono, delle cose che non sono in quanto non sono”.Nella prospettiva protagorea, la verità è una relazione: un incontro mutevole tra un uomo che cambia e una realtà in continuo divenire.Poiché entrambi sono enti mutevoli, il loro rapporto non può mai essere fisso o statico.Ogni conoscenza, ogni prospettiva è filtrata dallo sguardo umano. Non esiste sapere incondizionato. Quando una società decide quali discipline privilegiare e quali sottoporre a ridimensionamento non applica un principio neutro.
E allora la domanda torna a essere quella di Protagora.
Se l’uomo è la misura, siamo sicuri che oggi la misura sia ancora l’uomo? O rischiamo di assumere come criterio ultimo ciò che è più veloce, più efficiente, più produttivo? Se la Cina investe in IA in virtù della sua utilità, Protagora suggerisce “utile” per chi? Secondo quali criteri? In vista di quale idea di società?
Il filosofo di Abdera non propone una visione solipsistica, non chiude l’uomo in una dimensione isolata, ma individua degli spazi di accordo garantiti dalla comunicazione e dal confronto.Il futuroavrà bisogno di chi sa progettare strumenti nuovi e di chi sa interrogarsi sul loro impatto nelle nostre vite.
Avrà bisogno di competenze tecniche, ma anche di giudizio e responsabilità.
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Bibliografia
Platone, Teeteto. Trad. it. a cura di Giovanni Reale, Milano, Bompiani, varie edizioni.
Protagora di Abdera, Frammenti e testimonianze, in Hermann Diels e Walther Kranz (a cura di), I Presocratici, Milano, Bompiani.
Ministry of Education of the People’s Republic of China, documentazione ufficiale sulle politiche universitarie e sulla pianificazione dell’istruzione superiore.
15th Five-Year Plan of the People’s Republic of China (2026–2030), documenti programmatici approvati dall’Assemblea Nazionale del Popolo della Repubblica Popolare Cinese.
European Education Area, Commissione europea.
European Higher Education Area and Bologna Process, documentazione ufficiale sul Processo di Bologna.
QS World University Rankings 2026, classifica internazionale degli atenei.
The Rise of China and the Future of the West, London, Penguin Books, 2012.
AI Superpowers: China, Silicon Valley, and the New World Order, Boston, Houghton Mifflin Harcourt, 2018.
The Age of Surveillance Capitalism, New York, PublicAffairs, 2019.
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