Sotto il sole della Costa Azzurra si è consumato quello che a Roma e a Parigi chiamavano “il disgelo”. Giorgia Meloni e Emmanuel Macron si sono ritrovati ad Antibes e il tono è cambiato. Niente punte, niente distanze. Al centro del faccia a faccia c’è stato il Libano, un Paese che rischia di restare senza rete nel momento in cui la missione Unifil arriverà al suo termine. I due leader hanno concordato una mossa concreta: lanciare “una coalizione per il sostegno del Libano post-Unifil”.
Non è una formula diplomatica di circostanza. È l’idea di mettere insieme risorse, presenze e responsabilità per evitare che Beirut resti sola quando gli elmetti blu lasceranno il Sud. L’obiettivo è stabilizzare un territorio fragile, dare una prospettiva politica ed economica, e tenere insieme Europa e sponda sud del Mediterraneo. Il contesto rende la notizia più pesante del solito. Tra Francia e Italia i rapporti non sono stati lineari negli ultimi anni. Questioni migratorie, dossier industriali, visioni diverse sull’Europa hanno creato frizione.
Antibes ha funzionato da termostato. Il sole, l’informalità, il tavolo senza platea hanno abbassato la temperatura. E quando il “gelo” si scioglie tra due capitali, si muove qualcosa anche negli equilibri europei. La coalizione sul Libano è il primo risultato visibile. Parigi porta peso politico e storico nella regione. Roma porta esperienza di missioni, rapporti con i Paesi arabi e una linea che vuole evitare nuovi vuoti di sicurezza nel Mediterraneo. Insieme, dicono i due governi, si può costruire un sostegno che non sia solo militare, ma anche umanitario, economico, istituzionale.
Scuole, ospedali, energia, ricostruzione. Cioè tutto ciò che serve perché un Paese non crolli quando finisce la fase emergenziale. La partita non è semplice. Il Libano è schiacciato da crisi interna, debiti, inflazione, tensioni al confine. Unifil ha retto una linea, ma non ha risolto il problema di fondo: uno Stato che fatica a stare in piedi da solo. La coalizione post-Unifil punta proprio lì. Non a sostituirsi a Beirut, ma a sorreggerla mentre prova a reggersi. È una scommessa lunga, costosa, esposta. Per Meloni è anche un segnale verso l’Europa che conta. Mostrare capacità di intesa con Macron significa non restare ai margini quando si parla di Mediterraneo e Medio Oriente. Per Macron è il modo di non lasciare l’Italia fuori da un dossier dove la Francia ha sempre avuto voce in capitolo.
Il risultato è un’asse che, almeno su questo tavolo, torna a funzionare. Antibes non cancella le differenze. Ma dimostra che quando l’interesse è comune, il tono può cambiare in fretta. E nel caso del Libano, il tempo è un lusso che non c’è. Perché se la coalizione nasce, il merito sarà di due leader che hanno deciso di parlare sotto lo stesso sole. Se non nasce, la responsabilità sarà di chi non è riuscito a farlo prima che il mare tornasse a coprire le crepe.
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