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CEUTA E MELILLA – Le Due Spine che la Spagna non Molla e che l’Europa Finge di non Vedere

Ceuta e Melilla sono due pezzi d’Europa infilati in Africa. Due città, due recinzioni, due porti. E due problemi che Madrid trascina da cinque secoli senza mai risolverli. Perché la Spagna non le restituisce al Marocco? La risposta ufficiale parla di storia, diritto, volontà popolare. La risposta vera parla di paura, di confini, di immigrazione e di una coerenza che a Bruxelles fa comodo dimenticare.

La storia è semplice da raccontare e complicata da digerire. Ceuta è spagnola dal 1580, Melilla dal 1497. Erano presidi, fortezze, avamposti commerciali. Quando il Marocco ha ottenuto l’indipendenza nel 1956, Rabat ha chiesto subito la “decolonizzazione”. L’Onu ha messo le due città nella lista dei territori non autonomi. Ma la Spagna ha risposto no. Non sono colonie, ha detto. Sono parte integrante del territorio nazionale, città autonome come le altre. E qui casca il primo nodo: per Madrid è una questione interna. Per Rabat è l’ultima eredità coloniale in Africa.

I governi spagnoli, di destra e di sinistra, hanno sempre tenuto la stessa linea. Anche i socialisti del PSOE, che a parole difendono il diritto internazionale e la decolonizzazione, davanti a Ceuta e Melilla non mollano un centimetro. Perché? Perché cedere significherebbe aprire un precedente devastante. Se restituisci Ceuta, domani chi ti chiede Gibilterra? Chi ti chiede le Canarie? Chi ti chiede le isole contese con il Marocco: Perejil, Alhucemas, Chafarinas, Vélez de la Gomera. Tutti scogli, tutti presidi militari, tutti simboli. Perdere uno significa dover trattare su tutti.

Poi c’è il Marocco. Rabat non ha mai smesso di rivendicarle. Le chiama “città occupate”. Usa la diplomazia, usa la pressione economica, usa le crisi migratorie. Ceuta e Melilla sono diventate la valvola. Quando le relazioni si irrigidiscono, il confine si allenta. Quando Rabat vuole qualcosa dall’Europa, le immagini dei migranti che assaltano la recinzione arrivano in prima serata. Nel 2021 e nel 2022 abbiamo visto cosa significa: migliaia di persone in acqua, morti, feriti, e la Spagna che chiede aiuto all’UE. Il Marocco lo sa. E l’Europa lo sa. Per questo nessuno spinge davvero Madrid a trattare. Perché una Spagna debole su Ceuta e Melilla è una Spagna che non può fare da diga.

E gli abitanti? Qui la Spagna gioca la carta più forte. A Ceuta vivono circa 83mila persone, a Melilla 86mila. Sono spagnoli, votano, eleggono deputati al Parlamento di Madrid, usano l’euro. La maggioranza è composta da cristiani, musulmani ed ebrei che convivono da decenni. E la stragrande maggioranza dice no al Marocco. Nei referendum informali, nelle consultazioni, nei sondaggi, il “restare spagnoli” vince con percentuali bulgare. Per Madrid questo è il diritto all’autodeterminazione. Per Rabat è il risultato di una colonizzazione di 500 anni. L’Onu è in mezzo, con risoluzioni che chiedono negoziati ma senza mai imporre nulla. Perché imporre significherebbe scontrarsi con un membro della NATO e dell’UE.

L’Unione Europea tace. Fa finta che Ceuta e Melilla siano un problema bilaterale. In realtà sono il confine esterno di Schengen. Sono i soldi di Frontex, sono i droni, sono i muri. Se domani diventassero marocchine, il confine dell’Europa si sposterebbe di 20 chilometri a nord. E nessuno vuole firmare quel foglio. È più comodo lasciare che la Spagna tenga la patata bollente e che il Marocco faccia da guardiano pagato.

Il paradosso è tutto qui. La Spagna chiede agli altri di rispettare il diritto internazionale, e lo fa. Ma su Ceuta e Melilla applica il diritto del fatto compiuto. Il Marocco chiede la decolonizzazione, e lo fa. Ma usa i migranti come arma diplomatica. L’Onu chiede dialogo, e nessuno ascolta. Gli abitanti chiedono di restare dove sono, e hanno ragione dal loro punto di vista. Risultato: stallo eterno.

E ci sono anche gli altri territori. Le isole Perejil, occupata per pochi giorni nel 2002 e poi sgomberata. Le Peñón de Vélez, Alhucemas, Chafarinas. Posti dove vivono solo militari. Rabat li rivendica, Madrid li presidia. Sono il promemoria che il problema non è solo due città, è tutta la costa.

Alla fine la ragione è cinica e chiara. La Spagna non restituisce Ceuta e Melilla perché non può. Perché perderebbe faccia, voti, strategia, e perché l’Europa non glielo permetterebbe mai. Il Marocco non smetterà di chiederle perché non può. Perché per un paese che ha fatto della sovranità territoriale il suo mantra, mollare sarebbe suicidio politico.

E così restiamo con due città recintate, con due confini che sanguinano ogni estate, con due governi che si parlano solo quando scoppia la crisi.

Ceuta e Melilla non sono un problema del passato. Sono il futuro che non vogliamo ammettere: che i confini non si cancellano con le risoluzioni, che il diritto internazionale si applica a corrente alternata, e che l’Europa, quando ha paura, preferisce un muro in Africa piuttosto che una discussione a Bruxelles.

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Anna Stella Lobello

Data:

5 Agosto 2026
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