GIOTTO – Omaggio dell’Uomo semplice

L’ attività di Giotto come pittore si svolge principalmente nell’illustrare episodi della cristianità. In due riprese della sua carriera, ritrae aspetti della vita di San Francesco: negli anni 1290-1300 compone affreschi nella Basilica superiore di San Francesco ad Assisi, nei quali la vita del Santo viene raffigurata nei suoi momenti più riconoscibili. Una trentina di anni dopo, egli ritorna sulla vita del santo con affreschi nella Basilica dei Bardi, a Firenze. Molti degli episodi sono gli stessi che si vedono ad Assisi, ed è interessante mostrarli appaiati in modo da rendere manifesta l’evoluzione della sua arte.

Altri affreschi riguardanti episodi della cristianità li troviamo a Padova, nella cappella degli Scrovegni, dove vengono raffigurate le storie di Gioacchino e Anna, e gli esordi e la vita della Vergine Maria, e poi le storie di Cristo, dalla sua nascita, ai miracoli, fino alla sua passione e la sua ascensione al cielo.

Altre sue opere sono presenti ad Assisi, nella basilica inferiore di San Francesco, a Firenze, nella basilica di Santa Croce nella cappella Peruzzi e a Roma, nella basilica di San Pietro.

Oltre agli affreschi sono da porre in primo piano i tre crocifissi: quello di Santa Maria Novella del 1290,  quello di Rimini del tempio malatestiano del 1300, e quello di Padova del Museo degli Eremitani, del 1305. In essi è soprattutto evidente l’espressione del Cristo morente.

Di interesse e particolarmente famose sono le Maestà, che raffigurano la Vergine col bambino assieme ad angeli e santi, in particolare quella conservata a Firenze alla Galleria degli Uffizi, del 1306.

La pittura di Giotto è caratterizzata da una descrizione dei personaggi che esprimono i loro sentimenti nelle espressioni e negli atteggiamenti del corpo, e da un uso molto ricco del colore che dà agli episodi narrati una sostanziale raffigurazione.

La sua può essere considerata la base cui si sono ispirati gli artisti degli anni successivi, soprattutto gli artisti dei periodi rinascimentali.

Giotto fu l’artista che trasformò l’arte cristiana portandola verso la raffigurazione del vero. Questo gli fu riconosciuto già dai suoi contemporanei che gli tributarono molti onori in vita. Anche nelle epoche successive gli storici lo indicarono come un grande rinnovatore della pittura italiana. Lo storico dell’arte Berenson indicò Giotto come il precursore del Rinascimento. Nelle sue opere si riscontra infatti il chiaroscuro che permette di ottenere il volume. Le figure poi sono dipinte con pose reali e i visi esprimono vere emozioni. Infine lo spazio è organizzato secondo una prospettiva geometrica intuitiva.

Ma oggi siamo qui per parlare principalmente di una delle sue opere più famose ovvero: “OMAGGIO DELL’UOMO SEMPLICE”

Il dipinto simboleggia l’abbandono da parte di S. Francesco del mondo dei ricchi per abbracciare quello degli umili e dei poveri che a loro volta ne riconoscono la grandezza umana e la santità rendendogli un profondo omaggio che è raffigurato dall’inchino e dalla veste appoggiata a terra.

L’opera che fa parte delle storie di San Francesco all’interno della Basilica superiore di Assisi, ed è il primo dipinto della serie dedicata alle storie di San Francesco. L’episodio dell’uomo semplice che pone il suo mantello a terra al passaggio di Francesco testimonia la vicinanza del popolo al Santo.

La narrazione è concisa ed efficace: il santo passa e un concittadino stende un mantello al suo passaggio, con una mimica credibile e chiarissima. Il santo non è raffigurato con deformazioni gerarchiche o con una sacrale posa frontale, ma è dipinto come le altre persone, con il solo riconoscimento dell’aureola (particolarmente elaborata), ed è calato completamente nella scena, di profilo. Gli altri personaggi sono figure di cittadini casualmente di passaggio, vestite secondo la moda dell’epoca, che commentano il fatto con naturalezza: non hanno una funzione specifica se non quella di facilitare l’immedesimazione dello spettatore in essi, come se chi osserva fosse davanti a un fatto reale.

Il luogo dell’azione è realisticamente ambientato nella piazza, dove affacciano, anche attualmente:

  • Tempio della Minerva (al centro), che si differenzia dall’originale per il numero delle colonne, cinque anzichè sei, e per la presenza del timpano di un rosone sorretto da angeli.
  • Palazzo del Capitano del Popolo e Torre civica: questa ultima è priva dell’ultimo piano, completato solo nel 1305.

Gli edifici creano un fondale realistico, costruito secondo una coerente visione laterale e dal basso. La rappresentazione dei lati degli edifici, in una sorta di assonometria intuitiva scorciata, permette di creare anche la sensazione di sporgenza, come nel ballatoio dell’edificio sulla destra.

A prevalere sono le tinte chiare e calde nella parte centrale. Invece in alto domina l’azzurro del cielo e in basso le figure sono colorate con toni scuri.

Author Profile

Grazia De Marco