Il mistero dello Shenlong
Washington mostra un’immagine inedita e ad alta definizione dello spazioplano cinese. Un velivolo riutilizzabile, capace di trascorrere mesi nello spazio e di effettuare manovre ravvicinate con altri oggetti in orbita. Le sue reali missioni restano avvolte dal segreto, ma per gli Stati Uniti rappresenta un elemento da osservare con particolare attenzione.
C’è un nuovo protagonista nella competizione strategica tra Stati Uniti e Cina, e non vola nei cieli terrestri. Si chiama Shenlong, «Drago Divino», ed è uno spazioplano sperimentale cinese progettato per operare nell’orbita terrestre, rimanervi per periodi prolungati e tornare successivamente sulla Terra. A riportarlo sotto i riflettori è una fotografia satellitare di eccezionale nitidezza, inserita in un rapporto recentemente pubblicato dalla Defense Intelligence Agency (DIA), l’agenzia di intelligence del Dipartimento della Difesa americano.
L’immagine, realizzata nel 2024 dalla società Maxar Technologies, oggi Vantor, e resa pubblica il 26 ottobre 2026, offre una prospettiva senza precedenti sul velivolo. Non si tratta di una ricostruzione grafica né di un’immagine promozionale, ma di un’osservazione satellitare dello spazioplano mentre si trova nello spazio. La fotografia mostra la struttura alare, la zona inferiore della fusoliera e un modulo posteriore dotato di pannelli solari. Emergono inoltre particolari compatibili con la presenza di un vano di carico.
Il documento che contiene lo scatto è il rapporto Challenges to Security in Space, attraverso il quale l’intelligence americana analizza le capacità spaziali dei principali concorrenti strategici. La pubblicazione dell’immagine ha un significato che va oltre la curiosità tecnologica: dimostra quanto le infrastrutture commerciali di osservazione satellitare siano ormai diventate uno strumento fondamentale per raccogliere informazioni anche sugli oggetti che orbitano intorno alla Terra.
Lo Shenlong non è una novità assoluta. Il programma cinese ha avviato il primo volo orbitale nel settembre 2020. Da allora il velivolo ha completato diverse missioni, dimostrando una capacità di permanenza nello spazio particolarmente significativa. La seconda missione, iniziata nell’agosto 2022, si è conclusa dopo 276 giorni; la terza, partita nel dicembre 2023, è durata 268 giorni. Una quarta missione è iniziata nel febbraio 2026.
È proprio la natura delle attività condotte durante questi voli a suscitare interrogativi. Le osservazioni indipendenti hanno documentato il rilascio di oggetti in orbita e manovre di avvicinamento ad altri veicoli spaziali. In alcuni casi, secondo le valutazioni dell’intelligence americana, lo Shenlong avrebbe effettuato operazioni di rendezvous, cioè avvicinamento controllato, e possibili procedure di cattura e successivo rilascio di piccoli oggetti.
Non è un dettaglio secondario. La capacità di avvicinarsi a un satellite, mantenerne la distanza sotto controllo e interagire con esso costituisce una tecnologia utilizzabile per operazioni civili, come ispezione, manutenzione e recupero di componenti. Ma, in un contesto militare, le stesse competenze potrebbero teoricamente consentire di interferire con infrastrutture spaziali appartenenti ad altri Paesi.
È qui che il programma assume una dimensione strategica. I satelliti non servono soltanto alle telecomunicazioni o alla navigazione: sostengono sistemi di sorveglianza, comunicazioni militari, intelligence e capacità di allerta. La possibilità di avvicinarsi a questi apparati senza utilizzare necessariamente missili o armi convenzionali introduce nuove vulnerabilità nella sicurezza orbitale.
Il confronto con il programma americano X-37B è inevitabile. Anche gli Stati Uniti dispongono infatti di uno spazioplano militare riutilizzabile, sviluppato da Boeing e gestito dalla Space Force. Entrambi i programmi condividono una caratteristica fondamentale: utilizzare un veicolo autonomo, lanciato mediante un razzo, capace di svolgere attività in orbita e rientrare sulla Terra per essere potenzialmente riutilizzato. La differenza è che Washington ha reso pubbliche alcune informazioni sul proprio programma, mentre Pechino mantiene un livello di riservatezza molto elevato.
C’è però un elemento che impone prudenza nelle valutazioni. La DIA identifica la fotografia semplicemente come quella di uno spazioplano cinese: non certifica ufficialmente che il velivolo ritratto sia Shenlong. La sua identificazione è considerata altamente probabile dagli osservatori occidentali, ma non costituisce una conferma documentale definitiva. Anche la presenza di capacità offensive non è dimostrata. Le manovre di avvicinamento e recupero possono avere applicazioni scientifiche, commerciali e militari.
Il quadro generale, tuttavia, è significativo. Il rapporto americano evidenzia l’espansione delle capacità cinesi nel settore spaziale e i rischi derivanti dalla crescente dipendenza delle infrastrutture terrestri dai satelliti. Comunicazioni, navigazione, intelligence e sistemi di difesa dipendono ormai da una rete orbitale sempre più articolata. Rendere vulnerabili questi sistemi significherebbe compromettere una parte essenziale della sicurezza nazionale.
La questione, inoltre, non riguarda soltanto la Cina. Stati Uniti, Russia e altre potenze stanno investendo in tecnologie capaci di individuare, avvicinare, disturbare e, potenzialmente, neutralizzare satelliti avversari. L’orbita terrestre, un tempo percepita soprattutto come frontiera della ricerca scientifica, è diventata uno spazio di competizione strategica.
Lo Shenlong potrebbe essere uno strumento per sperimentare tecnologie destinate a rivoluzionare il trasporto e la manutenzione dei satelliti. Oppure potrebbe rappresentare un tassello di una futura architettura militare orbitale. Al momento, le informazioni disponibili non consentono di stabilirlo.
Una cosa, però, è ormai evidente: la prossima frontiera della competizione tra superpotenze non sarà soltanto sulla Terra, nei mari o nei cieli. Sarà anche nello spazio, dove un satellite apparentemente innocuo può diventare un obiettivo strategico e un veicolo sperimentale può trasformarsi in uno strumento di potere.
Il drago cinese non ha bisogno di mostrare i denti per destare preoccupazione. Gli basta dimostrare di poter raggiungere, osservare e avvicinare ciò che orbita sopra le nostre teste.
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