In questa calda estate del 2026, a Lampedusa Papa Leone XIV sottolinea l’importanza di creare ponti tra i popoli anche quando il mare sembra dividere. A Milano Matteo Salvini sogna di costruire il ponte di Messina. Nel cortile politico di casa nostra, il dibattito si concentra sulla riforma elettorale, con Elly Schlein che non crede ai ponti e urla e promette di fare muro contro la nuova legge. Il tema appassiona i palazzi romani, dove la distinzione tra politici e portavoce è ormai definitivamente tramontata. Quei portavoce che un tempo rivendicavano una diversità antropologica si sono camaleonticamente trasformati in politici a tutto tondo, al punto che oggi, a marcarne la differenza, si rischierebbe di offenderli.

Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio
Il 16 luglio scorso è stata approvata alla Camera la riforma elettorale che riaccende un dibattito storico in Italia. Il testo, che introduce un sistema proporzionale con un premio di maggioranza, 70 deputati e 35 senatori alla coalizione vincitrice che raggiunge almeno il 42% dei voti, ha spinto diversi analisti a tracciare un parallelo con il passato. Il meccanismo della soglia vincolata al premio ha infatti evocato la legge truffa del 1953, riaprendo lo scontro tra chi vi vede una garanzia di stabilità e chi ne denuncia la distorsione democratica. Per esempio, Micromega del 15 luglio si chiede: “È una nuova legge truffa?”;Domani del 16 luglio scrive: “Sulla legge (elettorale) truffa nuovo scontro a destra: Meloni se ne frega”. Come è noto,la legge del 31 marzo 1953, n.148, l’originale “legge truffa” di degasperiana memoria, detta anche legge Scelba dal nome del ministro siciliano che la propose, introduceva un premio di maggioranza, al partito o alla coalizione di partiti apparentati che avesse superato il 50% dei voti validi sarebbero stati assegnati il 64,4% dei seggi alla Camera, ovvero 380 seggi su un totale di 590. L’obiettivo politico di Dc, Psdi, Pri, Pli, SudtirolerVolkspartei e Partito Sardo d’Azione era chiaro: blindare la stabilità governativa del centrismo e arginare il pericolo di un’ascesa del blocco social-comunista. L’opposizione urlava in parlamento e nelle piazze che la legge poteva uccidere la democrazia e la giovanissima Repubblica italiana, una bimba di 7 anni, nata il 2 giugno 1946. Le discussioni erano molto accese non solo tra i partiti ma anche tra i cittadini. Fatica facevano i socialdemocratici, apparentati con la democrazia cristiana e i partiti di centro, a difendere la loro scelta a favore della legge che le sinistre dicevano fatta per truffare gli italiani.

Il siciliano di Augusta Epicarmo Corbino, già Padre costituente e ministro con Badoglio e De Gasperi, è stato uno dei più strenui oppositori della legge.
Aveva proposto il compromesso, passato alla storia come il “ponte Corbino”, che prevedeva di ridurre il premio di maggioranza a 50 seggi per stemperare le tensioni.
Il ponte fu sul punto di essere realizzato.
Infatti, come scrive Giulio Andreotti nel suo libro “Governare con la crisi”, 1991, ed. Rizzoli, la proposta non era mal vista da De Gasperi, preoccupatissimo per la piega psicologica contraria che stava ormai prendendo la campagna elettorale, ma proprio mentre De Gasperi stava comunicando al presidente del Senato Giuseppe Paratore la sua disponibilità verso il ponte Corbino, gli fu recapitato un biglietto perentorio dal leader socialdemocratico Giuseppe Saragat: Non mollare.
Per esattezza di cronaca, scrive sempre Andreotti, anche la direzione democristiana non era favorevole a questa parziale resa, temendone gli effetti depressivi.
Le “battaglie” parlamentari non ebbero quindi l’esito augurato da Corbino, nonostante il grande successo che riscosse un suo intervento ampiamente riportato su L’Unità del 10 dicembre1952.

L’Unità del 10 dicembre 1952
In prima pagina: “Il liberale Corbino attacca la legge truffa con un discorso che scuote l’Assemblea”. E all’interno dell’articolo: “Appena Corbino si avvicina al microfono l’aula si riempie di nuovo di deputati i quali lo ascolteranno nel più assoluto silenzio, profondamente colpiti dalle osservazioni penetranti, talvolta spiritose, accorate e a volte commosse che egli esporrà all’assemblea”. In effetti, il discorso impressionò positivamente pressoché tutti, compresi gli avversari di sempre. “Un lungo e caloroso applauso dei deputati comunisti, socialisti, e di molti socialdemocratici, liberali e indipendenti conclude l’eccezionale discorso dell’on. Corbino. Moltissimi deputati, tra cui Togliatti, si recano al suo banco per congratularsi con lui. Anche deputati democristiani vanno a stringergli la mano”.
La “truffa” si cristallizzò nella promulgazione della legge n. 148 del 31 marzo 1953, approvata dalla Camera il 21 gennaio e dal Senato il 29 marzo 1953. Quindi, Corbino fondò il 10 marzo 1953, con Giuseppe Nitti, Alleanza Democratica Nazionale (ADN) che ebbe tra i suoi leader anche il famoso separatista siciliano Andrea Finocchiaro Aprile. Per paradosso, quindi, Corbino, anticomunista e antisocialista viscerale, con ADN fa da sponda con l’opposizione di sinistra nel comune obiettivo di far fallire il meccanismo del premio di maggioranza. Contro la nuova legge anche l’ex presidente del Consiglio Ferruccio Parri, che nel 1953 aveva abbandonato il Partito Repubblicano in disaccordo con la legge truffa. Con Piero Calamandrei fondò il 18 aprile 1953, Unità Popolare.

L’Unità del 14 giugno 1953
Le elezioni si svolsero il 7 e 8 giugno 1953.Occorrevano 13.543.851 voti. La coalizione ne ebbe 13.488.813, corrispondenti al 49,797 per cento. Mancarono quindi 55.038 consensi per il premio di maggioranza. Le liste dell’ADN ottennero oltre 120 mila, Unità Popolare di Ferruccio Parri oltre 400 mila voti. L’operazione politica riuscì quindi perfettamente nel suo intento ostruzionistico, entrambe le liste furono determinanti. Scrive Corbino nelle sue memorie del 1972: Io e Parri restammo fuori del Parlamento. E poiché io ero stato il primo a dare l’esempio del sacrificio, qualcuno (se non ricordo male fu l’on. Pertini) scherzosamente mi chiamò il Pietro Micca della legge truffa”.

Alcide De Gasperi (1881-1954)
De Gasperi ebbe per l’Alleanza e per l’Unione di Parri parole durissime, che erano l’espressione del suo immenso risentimento per la cocente sconfitta subita. Moltissimi fra i democristiani si mostravano però pentiti di non aver aderito alla mia proposta di compromesso, che avrebbe dato ai partiti di centro la certezza di un premio notevole, perché con l’accordo sul ponte di Corbino, non sarebbero nate le due liste di disturbo, che fecero fallire la conquista della maggioranza dei voti.
Conclusione
Corbino pagò il prezzo della coerenza e la vittoria nella battaglia elettorale fu la classica vittoria di Pirro. Il suo testamento politico, pubblicato su “la Stampa” del 4 agosto 1955, fa riflettere ancora oggi. Riporto alcuni brani: “Quando è stato necessario io mi sono buttato senza esitazioni allo sbaraglio, e lo prova il fatto che nel 1953 sono rimasto fuori dal Parlamento mentre l’anno successivo, all’atto della revoca della legge maggioritaria, al banco del governo sedevano proprio tutti coloro che (compresi i liberali) l’avevano voluta…a quale partito possa andare oggi a iscriversi un uomo che voglia conservare il privilegio di ragionare con la propria testa? Io le confesso francamente che non lo so, e me ne addoloro perché penso che nella mia condizione si debbano trovare migliaia di cittadini i quali rappresentano certamente una élite della nazione, ma in regime di suffragio universale sono sempre accoppati dalla moltitudine di coloro che votano secondo istruzioni precise, provenienti dalle fonti più disparate. Tale élite può essere utilissima in circostanze eccezionali, quando ci sia un Pietro Micca che faccia bruciare le polveri, come mi accadde nel 1953, ma ha un’assai modesta efficacia nel gioco ordinario delle forze politiche, ed in quello più forte delle forze economiche, che operano alle loro spalle. In una situazione di questo genere starsene lontani dalla politica può diventare una necessità…Purtroppo molti degli uomini politici attuali più in vista erano dei littori, dei giovani fascisti o dei balilla quando io dalla cattedra rischiavo ogni giorno la perdita della libertà personale; e di fronte alla sensazione dell’inutilità di qualsiasi sacrificio non resta che chiudersi nel cerchio della propria famiglia ed aspettare serenamente la fine di questa fase o la propria.”
L’esito delle elezioni politiche del 1953 causarono la fine politica di De Gasperi. Il 16 luglio 1954, Amintore Fanfani diventò il nuovo segretario della Democrazia Cristiana. Il 19 agosto 1954, De Gasperi si spense in Sella di Valsugana, dopo aver visto il 31 luglio 1954 l’abrogazione della legge truffa.
Giuseppe Saragat, il guastatore del ponte Corbino, fu il quinto Presidente della Repubblica, dal 1964 al 1971.
Sandro Pertini, come Presidente della Repubblica, il 18 marzo 1982 onorò il novantenne Epicarmo Corbino, acerrimo avversario politico dei tempi andati, ricevendolo in udienza ufficiale al Quirinale.
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