UCRAINA, MELONI TRA I POSSIBILI NEGOZIATORI CON PUTIN – L’Europa cerca una voce autonoma

Giorgia Meloni tra i possibili interlocutori europei chiamati a confrontarsi direttamente con Vladimir Putin per cercare una via d’uscita alla guerra in Ucraina. È l’ipotesi rilanciata dal quotidiano britannico The Daily Telegraph, secondo cui nelle capitali europee sarebbe in corso una riflessione sui profili più adatti a rappresentare il continente in un eventuale negoziato con il Cremlino. Nessuna nomina è stata ufficializzata e il percorso resta nella fase delle consultazioni diplomatiche, ma il dibattito segnala una crescente volontà europea di partecipare più direttamente alle trattative sulla sicurezza del continente.

Oltre alla presidente del Consiglio italiana, la lista dei possibili candidati comprende il presidente finlandese Alexander Stubb, il presidente ceco Petr Pavel, la premier danese Mette Frederiksen e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre. Secondo le fonti diplomatiche citate dal giornale britannico, sarebbero già stati avviati contatti esplorativi con alcuni dei profili considerati. L’ipotesi non riguarda necessariamente la scelta di un unico negoziatore: tra le possibilità allo studio ci sarebbe anche una delegazione composta da più leader, soluzione che consentirebbe di ridurre le rivalità nazionali e il rischio che una singola candidatura venga contestata o bloccata.

La discussione nasce dalla crescente preoccupazione per il ruolo degli Stati Uniti nel processo diplomatico. Secondo le ricostruzioni del Telegraph, in diversi ambienti europei si starebbe consolidando il timore che Donald Trump non rappresenti più pienamente gli interessi del continente. Le difficoltà incontrate dalla mediazione americana e le divergenze sulle condizioni per arrivare alla pace hanno rafforzato l’idea che l’Europa debba definire una propria posizione negoziale, senza rinunciare al coordinamento con Washington. Si tratta, tuttavia, di valutazioni attribuite a fonti diplomatiche e non di una posizione formalmente condivisa da tutti i governi europei.

Il problema principale, prima ancora di individuare i nomi, è stabilire su quali basi negoziare. Le capitali europee devono trovare un’intesa sulla necessità di aprire un canale diretto con Mosca e, soprattutto, sui contenuti di un’eventuale proposta. Territori occupati, garanzie di sicurezza per Kiev, futuro dei rapporti con la Russia e condizioni per un cessate il fuoco restano questioni decisive. Senza una linea comune, un rappresentante europeo rischierebbe di arrivare al tavolo senza un mandato sufficientemente solido.

Tra i candidati, Stubb può contare sui rapporti personali con Trump e sull’esperienza finlandese nei rapporti con la Russia. Pavel, invece, porta con sé il passato da alto ufficiale e l’esperienza maturata ai vertici militari della Nato. Meloni potrebbe offrire il punto di vista di uno dei principali Paesi dell’Unione, mentre Frederiksen e Støre rappresenterebbero altre sensibilità del Nord Europa. La presenza del premier norvegese ricorda, inoltre, che il confronto diplomatico potrebbe coinvolgere anche Paesi europei esterni all’Unione.

Un segnale delle difficoltà nel trovare un portavoce condiviso arriva dalla posizione del presidente del Consiglio europeo António Costa, che, secondo il Telegraph, avrebbe declinato una proposta per assumere direttamente il ruolo negoziale. Anche questa circostanza evidenzia quanto sia complesso individuare una figura capace di parlare a nome di governi con priorità e valutazioni differenti.

Per Meloni, l’eventuale coinvolgimento rappresenterebbe un passaggio diplomatico rilevante, ma al momento non equivale a un incarico né a una conferma di colloqui imminenti con Putin. La priorità resta la costruzione di una posizione europea credibile, coordinata con Kiev e compatibile con le garanzie necessarie a una pace duratura.

La partita, dunque, è ancora aperta. L’Europa non ha scelto chi dovrà parlare con il Cremlino, né ha definito tutte le condizioni per farlo. Ma la ricerca di un interlocutore comune indica che il continente vuole evitare di essere soltanto spettatore delle decisioni altrui.

Perché una pace che ridisegna il futuro dell’Europa non può essere costruita senza una voce europea al tavolo delle trattative.

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Rino Lorusso
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