Ada Negri e Patrizia Marsi hanno scritto due poesie con lo stesso titolo, Sole d’inverno. Tutte e due parlano del freddo e del sole, ma raccontano momenti diversi. Nella prima poesia il sole porta una felicità che durerà poco. Nella seconda è qualcosa che si aspetta per sentirsi meglio.
In Sole d’inverno, Ada Negri, poetessa italiana vissuta tra il 1870 e il 1945, racconta una giornata di Capodanno piena di sole. Fa così caldo che sembra già primavera. La poetessa sa che presto tornerà il freddo, ma vuole godersi quella bella giornata. Scrive: «E rido / alla menzogna, ma ne godo». Anche sugli alberi spuntano piccole gemme, che però rischiano di morire quando arriverà di nuovo il gelo.
Nella poesia di Patrizia Marsi fa molto freddo. La rugiada brilla sui rami e il vento gelido colpisce il viso. Ma la donna soffre più per quello che sente nel cuore che per il freddo. Scrive infatti: «Brezza gelida frusta il viso, / sferzate che bruciano / meno del cuore». Ha vissuto momenti dolorosi e aspetta qualcosa di bello che possa farla stare meglio.
Le due poesie sono scritte in modo diverso. Ada Negri racconta quello che vede durante una giornata di sole e usa parole che oggi sentiamo meno spesso. Patrizia Marsi usa versi brevi e parla del vento, del freddo e della tristezza che prova. Nella prima poesia il sole è già arrivato e porta un po’ di felicità. Nella seconda il sole deve ancora arrivare.
Tutte e due le poetesse sperano di trovare un po’ di felicità. Ada Negri è contenta anche se sa che il bel tempo finirà presto. Per questo scrive: «Non importa. È gioia». Patrizia Marsi, invece, aspetta «un nuovo sole che scaldi / quello che l’inverno ha gelato». Una è felice per il sole che ha davanti agli occhi, mentre l’altra spera che arrivi un giorno capace di farle dimenticare almeno un po’ il dolore.
Ada Negri

È stata una poetessa e scrittrice italiana. Nacque a Lodi il 3 febbraio 1870 e morì a Milano l’11 gennaio 1945. La sua famiglia era povera e il padre morì quando lei era ancora molto piccola. La madre lavorava per mantenerla e permetterle di studiare. Ada diventò maestra elementare e per alcuni anni insegnò ai bambini. Fin da giovane amava scrivere poesie.
Nel 1892 pubblicò il suo primo libro di poesie, Fatalità, che ebbe molto successo. Nei suoi primi versi raccontava soprattutto la vita delle persone povere, le difficoltà degli operai e le ingiustizie che vedeva intorno a sé. Conosceva bene questi problemi perché anche la sua famiglia aveva vissuto momenti difficili. Voleva raccontare quello che succedeva alle persone che spesso nessuno ascoltava.
Con il passare degli anni cominciò a scrivere anche di amore, famiglia, ricordi e momenti della propria vita. Nelle sue poesie compaiono spesso alberi, fiori, stagioni e paesaggi. Osservava quello che accadeva nella natura e lo collegava a ciò che provava. Una giornata di sole, un fiore che nasce o l’arrivo della primavera potevano darle lo spunto per raccontare una gioia o una tristezza.
Nella raccolta Il dono, pubblicata nel 1936, si trova la poesia Sole d’inverno. Ada racconta una giornata di Capodanno così calda e luminosa da sembrare primaverile. Sa che quel bel tempo durerà poco e che il freddo potrebbe far morire le gemme appena nate. Eppure è contenta di quel momento. Anche una felicità che dura un solo giorno, per lei, merita di essere vissuta.
Ada Negri fu molto conosciuta quando era in vita. Nel 1940 diventò la prima donna a entrare nell’Accademia d’Italia, un’istituzione culturale dell’epoca fascista, alla quale aderì. Scrisse poesie e racconti fino agli ultimi anni. Oggi le sue opere permettono di conoscere la vita delle persone del suo tempo e i pensieri di una donna che aveva imparato presto quanto fosse difficile crescere in una famiglia povera.
La scelta
La poesia Sole d’inverno di Ada Negri racconta una giornata di Capodanno diversa dal solito. Il cielo è sereno, il sole è caldo e sembra quasi di essere in primavera. La poetessa è felice di quella bella giornata, anche se sa che durerà poco. L’inverno non è ancora finito e presto potrebbe tornare il freddo. Ma lei vuole godersi il sole finché c’è.
Il caldo inganna anche gli alberi. Sul pruno e sul castagno cominciano a spuntare piccole gemme, come se fosse già arrivata la primavera. Ada Negri sa che quelle gemme potrebbero morire prima di diventare fiori. Anche la sua felicità potrebbe durare soltanto un giorno. Eppure non vuole rinunciarvi, perché quel momento le basta per sentirsi contenta.
La poetessa paragona la propria felicità alle gemme degli alberi. Scrive infatti: «Gemme senza fiore / sui rami e nel mio cuore». Le gemme sono appena nate e potrebbero non aprirsi mai. Anche nel suo cuore nasce una piccola gioia che forse finirà presto. Lei però è contenta di provarla, anche se sa che non durerà a lungo.
Sole d’inverno
Capo d’anno: sì mite, e quanto sole!
Io già respiro il marzo, in questa luce
d’oro, che so breve e bugiarda. E rido
alla menzogna, ma ne godo; e ad essa
mi scaldo, come fan pruno e castagno
cui rispunta a capriccio qualche gemma,
nella certezza che morrà domani
prima d’aprirsi. Gemme senza fiore
sui rami e nel mio cuore,
gioia d’un giorno, conscia d’esser viva
sol per un giorno!Non importa. È gioia.
Il linguaggio contiene alcune parole che oggi usiamo poco. «Mite» significa che non fa troppo freddo, mentre «bugiarda» indica la luce del sole che fa sembrare vicina la primavera. Quando la poetessa parla della «menzogna», vuole dire che quel caldo è ingannevole. Anche la parola «morrà» è una forma antica di «morirà». La poesia comincia con la descrizione di una giornata e poi racconta quello che la donna prova.
Ada Negri sa che il sole potrebbe sparire e che le gemme potrebbero morire, ma questo non le impedisce di essere felice. Non pensa continuamente a ciò che succederà domani. Vuole godersi quella giornata senza preoccuparsi troppo del ritorno del freddo. Per lei anche una felicità che dura soltanto poche ore merita di essere vissuta.
Negli ultimi versi la poetessa dice che una gioia può essere bella anche quando dura pochissimo. Il sole di Capodanno le ha regalato un momento felice e questo le basta. Non importa se il giorno dopo farà di nuovo freddo. Per questo termina la poesia con poche parole, semplici e chiare: «Non importa. È gioia».
Patrizia Masi

È nata a Palermo, città nella quale vive e lavora insieme alla sua famiglia.
Fin da giovane ha mostrato interesse per la scrittura, coltivando negli anni la passione per la poesia e per tutto ciò che permette di esprimere pensieri e sentimenti attraverso le parole.
Ama lo sport e le lunghe passeggiate, che considera occasioni per rilassarsi, osservare ciò che la circonda e trovare nuove idee per scrivere. La fantasia e l’immaginazione hanno sempre avuto un posto importante nella sua vita e continuano ad accompagnarla nella creazione dei suoi testi.
Da alcuni anni condivide le proprie poesie su Instagram, dove pubblica esclusivamente ciò che scrive. Dedica attenzione anche alla scelta delle immagini e delle musiche che accompagnano i versi, cercando ogni volta gli abbinamenti più adatti. Spesso utilizza fotografie scattate personalmente.
Le sue poesie sono già state inserite in otto diverse pubblicazioni e altri suoi lavori sono in attesa di essere pubblicati. Accanto alla partecipazione a raccolte collettive, sta lavorando anche a progetti editoriali personali, con l’intenzione di raccogliere e far conoscere i propri scritti.
La scelta
La poesia Sole d’inverno di Patrizia Marsi parla di una giornata molto fredda. La poetessa si trova lungo un sentiero dove ci sono degli alberi. Sui rami si vedono tante gocce di rugiada che brillano. C’è anche un vento gelido che le colpisce il viso. Mentre guarda gli alberi e sente il freddo, pensa a qualcosa che le fa male al cuore.
Il vento è forte e le dà fastidio, ma lei sta soffrendo per un altro motivo. Scrive infatti: «sferzate che bruciano / meno del cuore». Con queste parole vuole dire che il freddo sul viso fa meno male della tristezza che prova. Non sappiamo che cosa le sia successo, ma capiamo che c’è qualcosa che la fa stare male.
La poetessa parla di «emozioni rubate». Forse pensa a momenti belli che avrebbe voluto vivere e che invece ha perso. Sono cose che ricorda ancora e che le fanno male. Anche il freddo dell’inverno le fa pensare alla tristezza. Vorrebbe che arrivasse un po’ di sole per riscaldarsi e per sentirsi finalmente meglio.
Sole d’inverno
Sotto cristalli di rugiada
luminano i rami carichi
sul sentiero.
Brezza gelida frusta il viso,
sferzate che bruciano
meno del cuore,
inalberato da profondi solchi
di emozioni rubate.
Attesa agognata,
un nuovo sole che scaldi
quello che l’inverno ha gelato.
Nella poesia ci sono alcune espressioni da spiegare. «Luminano» significa che brillano, mentre «sferzate» indica i colpi del vento freddo sul viso. Le parole «attesa agognata» raccontano il desiderio molto forte che qualcosa accada. La poetessa usa queste immagini per far capire quanto sia difficile sopportare il dolore che sente.
Il sole compare soltanto negli ultimi versi. Patrizia Marsi non dice che sia già arrivato, ma spera che arrivi presto. Vorrebbe che il suo calore facesse sparire almeno una parte della tristezza. Il sole che aspetta può essere anche un momento felice, una buona notizia o qualcosa che le permetta di sorridere di nuovo.
La poesia termina con il desiderio di «un nuovo sole che scaldi / quello che l’inverno ha gelato». La poetessa spera che il dolore non duri per sempre e che possa tornare a stare bene. Non sappiamo che cosa le abbia fatto soffrire, né quando finirà quella tristezza. Sappiamo però che sta aspettando giorni migliori, proprio come si aspetta la primavera dopo un lungo inverno.
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