I tempi morbidi non fanno uomini duri. Potrebbe essere dunque questo il tempo, se non oggi quando, per ritrovare il senno. O cercarlo, seguendo il sottilissimo filo della fibra ottica che si è spezzato, risaldarlo e ricevere di nuovo i buoni consigli diffusi ovunque ma soffocati dai rovi del politicamente corretto, dal PIL che è misura di tutte le cose, dalla fuffaggine che trabocca dai media. Leggiamo i giornali. Migliaia di persone muoiono per il caldo, decine di migliaia sotto le macerie, centinaia di migliaia sotto le bombe. Annegati per trovare refrigerio, morti nei campi per colpo di calore: il notiziario giornaliero delle vittime di un clima che, modificato dall’Homo Sapiens, presenta il conto e divide, come ovunque, come sempre, i ricchi dai poveri.
Chi si è curato sempre e solo del proprio interesse, le amanti, i figli e i nipoti di costoro, sono in salvo, almeno per ora: nelle loro case con i climatizzatori accesi al massimo, al fresco nelle loro piscine, sui loro yacht che per muoversi bruciano metri cubi di carburante producendo altro calore. Anche il troppo caldo è un male dei poveri. Il senso di solidarietà, la pratica dell’agire in comune, il soccorso dei deboli, sono argomento da enciclica, sopraffatti dall’urgenza dalla crescita del PIL, dal mercato che distribuisce ottimi dividendi. Le nuove generazioni sono cresciute nel pensiero debole, un generale viene a ricordarci le cose ovvie, la serializzazione TV del passato aiuta, nessuno dei nati nel XXI secolo ricorda la leva obbligatoria, la piccola guerra civile di cinquanta anni fa, le torture degli oppositori nella Grecia dei colonnelli, le condanne politiche dei poveri, il passato è passato, il comunismo era la somma di tutte le abiezioni. La generazione di chi ha vissuto il Novecento volge verso il cimitero, gli ultimi testimoni diretti sono “boomer”, vecchi, e chi ha voglia di ascoltare i ricordi di un vecchio?
Presenzialisti, dibattitori, fini dicitori. Largo agli -isti e ai -loghi. La generazione di mezzo ha ogni possibilità per volare alto nell’oblio: si riparte da capo, l’economia innanzi tutto, uomini supertatuati e donne bellissime con unghie, capelli e altro rifatto, il resto è devianza. Tollerata, ma vedrete che prima o poi questi che credono di poter vivere come credono meglio, di poter disporre della loro vita: vedrete che li faremo sentire inadatti, -fobi di qualcosa. Votate i più telegenici, i più sorridenti, i profondamente superficiali. Gradimento a doppia cifra per un generale illustre sconosciuto che ha scritto un libro di ovvietà. Il resto lo potete vedere, tra uno spot e l’altro; i migliori sono quelli che non sembrano spot. Chi vince, ovunque, viene portato a modello da imitare.
Tutto si collega. Il surriscaldamento globale, il successo dei fuffatori, le decine di programmi su un fatto criminale. Tutto si collega perché ogni fatto è conseguenza di altri fatti, a loro volta conseguenza di altri ragionamenti. Niente accade all’improvviso, nemmeno una catastrofe naturale: un fatto naturale diventa una catastrofe perché si è lasciato che accadesse, o si voleva che accadesse altro che nei decenni ha portato alla catastrofe.
Guardiamo allo scenario più vicino a noi, la futura eruzione dei Campi Flegrei. Se rapida, sarà una ecatombe. Nessuna possibilità reale di prestare soccorso a centinaia di migliaia che fuggono ingolfando le strade, nessuna rete pubblica di sostegno effettivamente capace di ospitare milioni di persone, nessun progetto oggi di svuotamento progressivo dell’area. Il medesimo pericolo, in Giappone, sarebbe stato già affrontato: sgombero di ogni ufficio pubblico, proibizione totale di nuove attività produttive nell’area, istituzione di un Parco Naturale dove sarà ammessa solo l’agricoltura e riduzione progressiva del numero dei residenti. Al contrario: si finanziano le ristrutturazioni, decenni di finanziamenti pubblici, abusi edilizi sempre sanati. Quando un palazzo crolla è perché è stato costruito scordando il contesto reale, quando un fiume esonda è perché gli argini sono inadeguati. Queste sono le conseguenze di scelte. La gestione della cosa pubblica non viene attuata secondo democrazia, ma per accrescere i profitti economici. L’interesse privato vive oggi accuratamente evitando di pensare agli interessi collettivi di domani.
Chi sa fare benissimo gli affari propri è cresciuto evitando accuratamente di fare il bene degli altri. Da ricordare quando si delega il potere scrivendo su una scheda elettorale. Oggi è il futuro di cinquanta anni fa e il passato del 2076. Per quel che è stato non c’è nulla da fare ma quel che sarà è nelle nostre mani, e il momento è oggi. Non esiste domani. Vale per le nostre alluvioni, frane, crolli, carestie idriche. La spesa pubblica, dopo, può rimediare al danno. A evitarlo servono progetti, investimenti, la volontà di fare bene le cose.
La catastrofe climatica di cui stiamo sudando l’inizio è una conseguenza del riscaldamento dell’atmosfera, larghissima parte conseguenza della bramosia umana. Bramosia di più figli, di più PIL comunque sia, di più divertimenti, di più profitti. Il consumo sempre maggiore di aria (niente brucia senza aria), di acqua (sempre più irrigazione per sempre più persone), di risorse naturali (quante montagne di minerali usate per automobili che durano dieci anni?), della terra (dove coltivare ancora?). La cecità di prospettive future per più profitto ora. Una larga parte dell’opinione pubblica lo nega; in fondo fa solo un po’ più caldo. C’è chi dice cha basta adattarsi. Ignazio La Russa, presidente del Senato d’Italia, la seconda carica dello Stato: “Al clima caraibico ci abitueremo, non vuol dire che ne moriremo”. E continua specificando: “Chiedetelo alle specie estinte, che hanno dovuto soggiacere ai cambiamenti”.
Chi sono quei Noi? Noi senatori non moriremo, abbiamo un reddito che ci consente l’aria condizionata ed altro, e il Presidente del Senato ha perfettamente ragione.
Allarghiamo quel Noi a un cerchio che includa tutta Roma: quanti di Noi, poveri e anziani, stanno male e muoiono per il caldo; o soffrono la miseria per l’aumento dei prezzi dovuto alla crisi climatica?
Allarghiamo ancora quel Noi a un cerchio che includa il Lazio: quanti di Noi vedono il loro lavoro scomparire o diventare insufficiente per vivere a causa del troppo caldo?
Adesso allarghiamolo a tutto il Piante Terra: quanti moriranno per le conseguenze del surriscaldamento nel settore della produzione agricola? Quanti sono già immigrati in Italia per sfuggirle?
È probabile che l’Homo Sapiens non si estingua. Secondo gli scienziati alcune decine di migliaia di anni fa in tutta l’Asia ne erano rimasti qualche decina di esemplari. È sufficiente come quantificazione dell’Apocalisse?
Le specie estinte hanno lasciato altre specie. Il Neandertal ha lasciato il Sapiens, con dentro una sua eredità genetica. Siamo già, non solo noi europei, ben dentro una crisi di risorse naturali che non potrà che peggiorare, anche se per miracolo oggi riuscissimo di colpo a rispettare tutte le condizioni ma con nove miliardi di esemplari di Homo Sapiens è impossibile. Ma qual è il problema? Resteranno i più forti, e i più ricchi credono che i più forti saranno i più ricchi. Gli europei ne sono così convinti che si stanno massacrando in una guerra civile senza senso e continuano a fare entrare decine di milioni di stranieri come se il benessere dell’Europa di oggi fosse garantito. L’Italia importa metà del suo fabbisogno calorico, che accadrebbe se gli Stati esportatori bloccassero le esportazioni per carestie interne?
Piuttosto, continuiamo a discutere su quale sia la famiglia “giusta”, blocchiamo l’aborto per non uccidere un feto ma bombardiamo per uccidere tanti ex-feti, proibiamo l’accompagnamento alla morte di chi soffre senza speranza. Quanta fantasia. Gli omosessuali non sono normali perché la “norma” (in questo caso statisticamente si intende “la maggioranza”) è eterosessuale; ovvio, a meno che da nuove indagini emerga che siano i non eterosessuali a essere la maggioranza, diventando così “normali”. Ma se questa ovvietà la afferma un generale (in congedo) apriti cielo! Gli omosessuali possono guidare e andare a fare la spesa, dice il generale, e si apre un dibattito sul nulla! Ma se un padre spara al figlio il dibattito si sposta sulla sessualità del figlio non sul fatto che un padre ha sparato a un figlio. Il dibattito viene incanalato sempre sugli stessi temi, evitando rigorosamente di dare ai temi l’importanza relativa (se non altro per il numero di persone coinvolte) che grossolanamente hanno.
Non è colpa di Vannacci se il dibattito si butta sull’ovvio o evita gli argomenti seri, certo, la colpa è di un modo di sragionare oramai pervasivo sui media, e purtroppo sui social, e quindi nessuno sfugge. Questo modo di pensare viene da lontano, e come una vena d’acqua va sempre più nel fondo per poi riemergere come se fosse nuovo. Sono – qualcosa -e – chi – mi attacca – ha – torto a prescindere è un modo di porsi, il modo che comporta che sui media, e nei bar, si dibatta più sul benessere dei cani che sui morti a Gaza; che comporta che il matrimonio di una presentatrice e di un calciatore diventi l’argomento del momento, con qualche pausa per parlare di nove ragazzi finiti in un canale perché il conducente era ubriaco, perché nessuno dice che esistono luoghi (mal)concepiti per agevolare i giovani a sbronzarsi.
Sono episodi isolati? No, sono la cronaca quotidiana. Le cime più alte di una catena di montagne nascosta dalla nebbia. Anche per chi si nasconde nel suo benessere il futuro non promette bene e non basterà chiudersi in casa a vedere serie TV a lieto fine, o compulsare lo Smart fon dibattendo sui social, per restare al sicuro. La bufera richiede uomini duri che non crescono all’aria condizionata. Dunque, dobbiamo sperare che nella tempesta di cui sentiamo i tuoni sempre più vicini ci siano ragazzi, ci sono sempre, che sappiano tenere duro contro il vento. E che qualche vecchio con esperienza invece di tacere, perché vede tanti altri vecchi raccontare balle, torni a parlare raccontando del passato vero. E spiegando nella bufera come si resiste al vento.
Author Profile
Latest entries
Primo Piano1 Luglio 2026UOMINI BUONI PER TEMPI ROVENTI
L'opinione - Riflessioni - Il Punto30 Giugno 2026UCRAINA AGLI UCRAINI
L'opinione - Riflessioni - Il Punto29 Giugno 2026DRONI, UN SECOLO DOPO LA MITRAGLIATRICE – L’innovazione Tecnologica è da Sempre uno dei Fattori Chiave in ogni Conflitto
L'opinione - Riflessioni - Il Punto24 Giugno 2026UCRAINA, UN DILEMMA
