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UCRAINA, UN DILEMMA

Il nazionalismo ucraino verso le minoranze sembra manifestare una continuità nei decenni non apprezzata dagli Stati confinantiaver attraversato senza cambiamenti ideologici Quando scoppia una guerra il primo soldato colpito a morte è la verità. Più cresce la psicologia del “battere il nemico” e più ognuna delle due parti inanella menzogne dichiarate, mezze verità, campagne propagandistiche, distorsioni della realtà, tali che per chi si avvale solo dei media di parte il nemico ha tutti i torti e la nostra parte tutte le ragioni. Ancor più quando la guerra è voluta dalla classe dirigente e assolutamente non voluta dal popolo.

Poi la guerra, in qualche modo, finisce e la storia la scrivono i vincitori. Poi con il tempo, man mano, grazie agli storici e alla progressiva morte dei principali responsabili e dei loro discendenti, il conflitto diventa storia e riemergono tante verità all’epoca note e accuratamente silenziate. Restano in pochi, anche durante la guerra, a mantenere una visione equilibrata dei punti di vista di entrambe le parti e a conservare una visione dei fatti reali. Unica strada per arrivare a una pace e, soprattutto, a mantenerla nel tempo.

Oggi in Europa è in corso un conflitto armato che vede da una parte la Federazione Russa e dall’altra uno strano gruppo di alleati. All’apparenza il combattente è l’Ucraina, ma è difficile mantenere la finzione che sia solo l’Ucraina quando centinaia di miliardi in armi e finanziamenti sono stati e sono regalati da USA e altri Stati europei, quando la UE eroga decine di “pacchetti di sanzioni” contro la Russia e viene fornito alle Forze Armate ucraine un supporto eccezionale con l’unica limitazione di non avere ufficialmente reparti armati coinvolti nei combattimenti.

Il conflitto si può ritenere di fatto iniziato nel 2014, quando a un governo a favore della neutralità subentrò un governo antirusso. Costo dell’operazione per gli USA: circa cinque miliardi, o almeno questa è la cifra comunicata al Congresso USA da uno dei responsabili.

Furono stipulati con la Federazione Russa gli accordi di Minsk, mai rispettati dalla parte ucraina, e il Capo del Governo tedesco, Angela Merkel, ammise candidamente che l’unico obiettivo di quegli accordi fu il dare all’Ucraina il tempo di armarsi in funzione antirussa.

Dal 2014 al 2022 la situazione tra Ucraina e Russia divenne sempre più tesa. Tra i tanti, due erano i punti che la Russia denunciava: l’essere il governo ucraino ispirato alla riaffermazione dei valori nazisti che guidavano le forze armate ucraine che combattevano a fianco dei tedeschi, e l’oppressione della minoranza russa rimasta entro i confini dell’Ucraina ex-URSS. Il governo ucraino fu definito dai russi “nazista” (che storicamente, riferito alla Germania di Hitler, è l’abbreviazione di “nazionalsocialista”), e quanto alla oppressione della minoranza russa si ebbero circa (cifra discutibilissima, che richiederebbe un volume di precisazioni,  ma è per dare una idea) 20.000 morti tra i russi con cittadinanza ucraina[1] e prima del 2022 il governo ucraino cercò di imporre alla minoranza russa l’uso dell’ucraino.

Questi argomenti furono dibattuti sui media fino all’inizio dell’Operazione Militare Speciale, riapparvero per un mesetto, il tempo di giungere a un accordo tra Russia e Ucraina che prevedeva il mantenimento della neutralità dell’Ucraina e la concessione di una ampia autonomia alla minoranza russa. Il governo britannico e quello USA (informazione ricavata dai media) convinsero il governo ucraino a rinnegare l’accordo e a continuare il conflitto armato, per “indebolire la Russia” che avrebbe dovuto “crollare” entro sei mesi. Dell’essere il governo ucraino “nazista”, nel senso che si richiamava ai valori nazisti della Seconda guerra mondiale, e dell’oppressione delle minoranze da parte ucraina i media cessarono di scrivere, anzi accusando il governo russo di una campagna diffamatoria verso il governo ucraino.

Dopo più di quattro anni di negazione di questi due punti, a fine giugno 2026, lo scheletro nell’armadio dei media improvvisamente è riapparso e anche con forza. È esplosa una crisi politica tra governo polacco e governo ucraino perché l’Ucraina ha deciso di denominare una unità militare ucraina agli “eroi dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), una formazione nazionalista (o nazista?) armata dalla Germania nazista la cui storia è legata anche allo sterminio di 200.000 membri della minoranza polacca, in maggior parte donne e bambini, nelle regioni di Volinia e Galizia.

Come risposta il presidente ucraino Zelensky ha restituito alla Polonia l’onorificenza dell’Aquila Bianca, conferita in precedenza, giustificando la scelta polacca come tatticismo elettorale; ribadendo che l’Ucraina attualmente sta difendendo l’Europa, Polonia compresa. Poiché negli accordi del 2022, e da allora la richiesta russa non è cambiata, si chiedeva solo la “neutralità” dell’Ucraina non è ancora chiaro “da chi” l’Ucraina stia difendendo l’Europa a ovest dell’Ucraina stessa.

Ovviamente anche altri personaggi ucraini sono scesi a fianco del Presidente dell’Ucraina. Il 20 giugno 2026 il Capo dell’ufficio presidenziale ucraino, generale Kyrylo Budanov ha scritto: “Purtroppo, il Presidente della Polonia ha compiuto un atto ostile nei confronti del nostro popolo, privando il presidente dell’Ucraina dell’ordine dell’Aquila Bianca … Sono convinto che questo gesto del Presidente non abbia nulla a che fare con la giustizia. Dopotutto, di che giustizia possiamo parlare se, ad esempio, il dittatore fascista italiano e complice dei Hitler, Benito Mussolini, non è ancora stato privato dell’Ordine dell’Aquila Bianca?”. Sicuramente il signor Budanov sa che il signor Mussolini è morto 81 anni fa, fucilato.

La questione però è ben più ampia della concessione e revoca di qualche onorificenza. Nel 2022, sull’onda della propaganda antirussa, la Polonia si schierò compatta a fianco del governo ucraino, ma man mano che la continuità ideologica del governo ucraino attuale con lo stato satellite della Germania guidato da Stepan Bandera si è rivelata sempre più evidente, la Polonia ha visto l’Ucraina in una nuova (o vecchia?) luce.

Il massacro di polacchi compiuto dalle forze armate naziste ucraine (UPA) tra il 1943 e il 1945 a spese della minoranza polacca viene commemorato in Polonia dal 2016 nella Giornata Nazionale dell’11 luglio. Con tale precedente, e la continuità ideologica dell’Ucraina di oggi che appare, la preoccupazione russa per le sorti della minoranza russa diviene più comprensibile. Anche perché dopo 80 anni il governo ucraino continua a respingere ogni responsabilità, e celebra l’UPA come simbolo della resistenza all’Unione Sovietica, continuata fino al 1956 in Ucraina Occidentale.

Il conflitto tra Polonia e Ucraina ancora non è scoppiato, si spera non scoppi mai, ma l’appoggio polacco al governo ucraino sta crollando. Dopo la grande solidarietà apparsa tra il 2022 e il 2023 le leggi di accoglienza sono vieppiù limitate. Secondo il sociologo Ignacy Jozwiak, del centro Ricerca sulle Migrazioni (CMR) dell’Università di Varsavia, sta riducendosi il sentimento pro-ucraino. Dopo il 24 febbraio 2022 si stima che circa 9 milioni di ucraini fuggirono, la Polonia oggi ne ospita ancora un milion sui sei che ancora risiedono all’estero, ma le tutele vengono gradualmente ridotte. Assistenza sanitaria, alloggi gratuiti, sono sempre più condizionati. Dal 2022 si stima che la Polonia abbia speso otre 20 miliardi di euro in assistenza, e ormai il taglio di questi costi è diventato un tema elettorale; così come la Polonia critica i “tre guerrafondai – Regno Unito, Germania e Francia” che agiscono come se temessero una invasione da una Russia confinante quando invece tutta l’Europa centro-orientale è molto più prossima alla Russia.

Oltre al conflitto scatenato anche dal trattamento della minoranza russa, al conflitto storico per il massacro della minoranza polacca, stanno riemergendo le vecchie ruggini tra l’Ucraina e gli altri confinanti. Non solo Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Bulgaria non offrono più aiuti militari all’Ucraina, ma l’Ungheria ha un conto aperto con l’Ucraina per il trattamento riservato alla minoranza ungherese, stimata in circa 150.000 persone che vivono nella zona di confine con l’Ungheria oggi appartenente all’Ucraina. L’Ungheria, tempo fa, ha anche rimproverato all’Ucraina gli arruolamenti forzati di membri della minoranza ungherese e la pressione sugli ungheresi affinché rinuncino all’uso della lingua magiara, similmente a quanto fatto prima del 2022 con la minoranza russa.

Nella sua campagna mediatica Zelensky ha anche accusato la Bielorussia, neutrale nel conflitto, tramite un messaggio pubblicato il 20 maggio 2026 su Telegram, di contribuire allo sforzo bellico russo ospitando apparecchiature che, secondo Zelensky, consentono di guidare gli attacchi dei droni russi contro il territorio ucraino, Attività di supporto che, se effettiva, è simmetrica a quella fornita all’Ucraina dai suoi alleati. Zelenzky ha aggiunto che diverse aziende bielorusse partecipano alla fornitura all’esercito russo di componenti destinati ai veicoli corazzati e ai sistemi missilistici, oltre che di carburante. Attività di supporto, se effettiva, anch’essa simmetrica, e quasi certamente nettamente inferiore come costo, a quella fornita all’Ucraina dai suoi alleati euro occidentali[2].

Zelensky quindi accusa la Bielorussia di fare per la Russia ciò che gli alleati dell’Ucraina fanno dal 2022, e con molta maggiore spesa, per l’Ucraina. Gioco delle parti di cui bisogna tenere conto per non cadere nella trappola mediatica di far apparire il governo ucraino solo come una vittima.

Per quanto riguarda la definizione di “nazista” attribuita dai russi al governo ucraino, e l’oppressione delle minoranze attribuita anch’essa dai russi al governo ucraino, sembra che dopo essere stata contestate dai media euro occidentali  adesso queste due accuse riemergano dal comportamento recentemente sviluppato da Polonia e Ungheria. Con queste premesse l’adesione della Ucraina alla UE, a parte il dover rispettare rigorosamente le condizioni UE, traguardo ben lontano, e gli spaventosi costi che affonderebbero economicamente alcuni Stati UE, sembra trovare ostacoli anche in quegli Stati che stanno diventando sempre più “freddi” man mano che cessa l’entusiasmo mediatico iniziale.


[1] Qui il redattore si scontra con un problema di comunicazione che ormai pervade i media. Definire “ucraini” persone che hanno solo la cittadinanza ucraina ma non vogliono restare nello Stato dell’Ucraina al punto di chiedere la secessione, parlano russo, e si sentono di cultura diversa da quella ucraina, ha una sua giustificazione: oggi sui media si usa, nell’ossessione per il “politicamente corretto” definire “ucraini” (ma vale per ogni altro Stato) coloro che hanno la cittadinanza ucraina. Questo consente di parlare di “minoranze” e non innescare polemiche con uno Stato che non vuole sentire definire quelli che ritiene “suoi” cittadini in modo diverso. Ma spesso rende necessario “tradurre” mentalmente alcuni articoli per comprendere alcuni processi sociali. Usare definizioni più complesse, e forse più realistiche e chiare, d’altra parte sicuramente scontenta chi ha interesse a una particolare definizione.

[2] Poiché il fronte dove si svolge in conflitto armato tra Ucraine con l’appoggio dei suoi alleati, e Federazione Russa si trova circa al centro dell’Europa geografica, come evidente da una mappa, denominare “Europa” il gruppo di alleati dell’Ucraina, che è uno Stato europeo così come lo è la Russia (alla cui parte europea si aggiunge la Siberia ma che è certamente europea come cultura, salvo le decine di minoranze), è grossolanamente errato, come lo è denominare “America” gli Stati Uniti d’America.

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Alberto Perotti

Data:

24 Giugno 2026
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