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DRONI, UN SECOLO DOPO LA MITRAGLIATRICE – L’innovazione Tecnologica è da Sempre uno dei Fattori Chiave in ogni Conflitto

I paralleli tra la Prima guerra mondiale e la guerra russo-ucraina non si limitano all’atmosfera di follia politica che ne fu l’origine allora e oggi, o all’importanza di una propaganda verso i popoli asservita alla volontà della classe dirigente.  Le esigenze belliche sono tali che qualunque nuova tecnologia disponibile viene usata, quando non sono proprio le esigenze belliche a influenzarne decisamente lo sviluppo.

Chi pianifica una guerra cade spesso nella trappola di supporre che il passato sarà come il futuro, e invece spesso accade che il presente è ben diverso dal passato e il conflitto prende tutt’altra piega.  I vari governanti che innescarono la Prima Guerra Mondiale credevano in un conflitto breve, fatto di assalti e ritirate, scontri tra gruppi di soldati armati di fucili e così via. Tutte queste ipotesi furono spazzate via da una semplice arma: la mitragliatrice. Quando nessun attacco frontale può avere successo perché le ondate di soldati all’attacco sono, semplicemente, massacrate da un numero molto minore di uomini dotati di mitragliatrice e munizioni sufficienti, il fronte si immobilizza.  Fatto assolutamente imprevisto dai militari nel 1914.

Ma nessuna arma vive da sola: alla disponibilità di mitragliatrici realizzate in serie si aggiunge quella della disponibilità di cartucce in quantità enorme. Disponibilità entrambe rese possibili dalla evoluzione delle capacità produttive dell’industria europea. Ma le mitragliatrici non erano sconosciute agli Stati Maggiori, erano già state ampiamente usate nei combattimenti fuori dall’Europa dimostrando l’efficacia dirompente contro nemici dotati di armi ben più deboli. Però pochi avevano immaginato che il nemico ne avrebbe fatto un uso estensivo, e fu la rincorsa da entrambe le parti all’uso delle mitragliatrici che bloccò diversi fronti.

Come nella Prima guerra mondiale l’uso estensivo e non previsto della mitragliatrice rivoluzionò l’evoluzione dei combattimenti, così nel conflitto Ucraina-Russia le tecnologie elettroniche hanno trasformato l’evoluzione prevista dei combattimenti nel 2014[1]  in qualcosa di totalmente nuovo.

La disponibilità di chip elettronici complessi e a basso costo ha consentito di usare massicciamente droni, di ogni tipo. Microelicotteri plurirotore, aerei senza pilota a comando remoto, natanti a comando remoto, persino sommergibili automatizzati. Tutti connessi tramite una internet satellitare che ha fatto la differenza. Nel 2022 ci si attendeva che l’esito della guerra fosse deciso anche dai mezzi corazzati, che invece subiscono perdite enormi grazie a missili a basso costo ma con alta capacità di colpire il bersaglio, di fatto indebolendo le forze corazzate russe.

La disponibilità di microelicotteri pluriala con telecamera e comando da remoto ha reso possibile uccidere i nemici a distanza con precisione e con rischi molto minori; filmati in cui le forze armate ucraine fanno vedere l’arma che si avvicina ai soldati russi e poi esplode sono dilagate sul web. Mentre il mondo tecnologico farfugliava di droni per il trasporto di piccoli pacchi, o di guida delle automobili autonoma, i militari ucraini si sono resi conto che era possibile “consegnare” con estrema precisione, e a basso costo, carichi esplosivi sopra carri armati, plotoni di soldati nemici, magazzini di munizioni, eccetera.

Risultato? L’immobilizzazione quasi completa delle forze corazzate russe e la possibilità di uccidere soldati nemici a distanza restando in sicurezza. L’avanzata russa si è trasformata in un processo di logoramento del nemico compiuto da migliaia di gruppetti di soldati, e da droni che demoliscono sistematicamente qualunque struttura possa avere una utilità militare. La guerra viene vinta da chi riesce a produrre e comandare più velocemente droni.

Le forze armate russe hanno reagito a loro volta con due strategie. La strategia difensiva consiste nel distruggere, deviare, immobilizzare i droni nemici. La strategia offensiva consiste nel produrre sempre più droni, e sempre più intelligenti in modo da contrastare meglio le difese ucraine. L’Ucraina fa lo stesso, e così via in una spirale che può finire solo per esaurimento di uno dei due, o per qualche novità sul campo.

Contemporaneamente è cresciuta la disponibilità di droni aerei per lunga distanza anche con grande carica esplosiva, che consentono di colpire con precisione a migliaia di chilometri. I droni natante hanno consentito alla marina dell’Ucraina di costringere in pratica alla immobilità la marina russa, o quantomeno l’hanno costretta ad allontanarsi dalla zona di combattimento.

La disponibilità di una intranet satellitare concessa all’Ucraina dagli USA ha offerto all’esercito ucraino una superiorità tattica che gli ha consentito di arrestare l’offensiva russa, mentre le carenze russe sotto questo aspetto si sono rivelate un punto di debolezza. Ne segue l’ovvietà, che sembra non ovvia a troppi, è che ogni Stato che voglia non avere un punto di debolezza militare deve dotarsi di un “propria” costellazione di satelliti, di una “propria” capacità produttiva di droni; dove “propria” significa che lo Stato deve poter progettare e costruire questi sistemi d’arma “in casa”. Lo Stato che crede basti acquistarli da altri ha già un punto di debolezza militare irrecuperabile, o lo avrà.

E, come nella Prima guerra mondiale, la capacità di produrre massicciamente questo tipo di armi si sta rivelando un fattore di successo indispensabile. L’Ucraina ha a suo favore tutti gli alleati europei non ufficialmente combattenti, che la supportano in ognuno di questi aspetti. La Federazione Russa, ritenuta teoricamente più forte perché dispone di bombe nucleari, fino al 2026 ha scelto di non usarle, e quindi la sua presunta superiorità si è rivelata virtuale. E continua a non volerle usare anche per una ragione più sottile: che senso ha distruggere 100 chilometri quadrati di territorio nemico quando le capacità militari del nemico sono distribuite ovunque?

A questa arma effettiva si aggiunge l’arma della propaganda: quando a ogni drone, ucraino o russo, che cade per errore dentro il territorio di uno stato confinante tutti i tacchini mediatici, tutti insieme, gloglottano su un fantomatico attacco russo alla Nato, l’opinione pubblica comincia a credere che una simile minaccia esista.

La propaganda è un’arma complicata. I più ingenui credano che la propaganda menta ma non è così.  Non si mente solo affermando una menzogna. È pericoloso: si può essere scoperti. Si mente raccontando un fatto parzialmente, raccontandolo insieme ad altro, giocando con il significato delle parole, mescolando il racconto del fatto con altri fatti, eccetera.

La guerra dei droni diviene sempre più complicata. Abbiamo oggi droni in cartone, a basso costo. Abbiamo droni guidati tramite fibra ottica, perché il collegamento sia immune da disturbi elettromagnetici, droni in plastica per essere invisibili ai radar, eccetera.

Quale sarà il futuro? Quale sarà la tecnologia pacifica che può avere usi bellici? Nel caso dei droni elicottero multiala sono stati già realizzati spettacoli in cui migliaia di droni si muovevano in modo coordinato, se questa tecnologia fosse applicata sul campo di battaglia?

Provate a immaginare uno sciame di 10.000 microdroni, ognuno con la sua carica di esplosivo, che si coordina con il resto dello sciame, e magari con una o più telecamere con programmi copiati dai veicoli a guida autonoma che riconoscono soldati, mezzi in movimento e altro.  E adesso provate a immaginare che questo sciame voli seguendo una direzione prefissata, colpendo man mano i bersagli disponibili, come fermarli?

In questa guerra di nuovo tipo la risorsa strategica non sono le “carcasse” dei droni ma i circuiti integrati che le comandano.  Gli Stati europei che si stanno impegnando ad incrementare la spesa militare si possono dividere in due categorie, e lasceremo al lettore decidere quale sia quella degli stupidi e quale quella degli intelligenti.

Alla prima categoria appartengono gli Stati che corrono a comprare armamenti da altri Stati, armamenti che quasi sicuramente al momento di usarli (speriamo mai) saranno o superati o troppo costosi ma che numericamente fanno un bell’effetto. Proprio come i numeri delle Forze Armate russe nel 2022.

Alla seconda categoria appartengono gli Stati che indirizzeranno la spesa militare a sviluppare a livelli cinesi un proprio settore della ricerca e a costituire un nuovo settore industriale   destinato a sviluppare e fabbricare in casa le armi del futuro, e per esse tutta la tecnologia dei chip necessaria.  Esattamente come sta facendo l’Ucraina che si fabbrica in casa, o almeno così afferma il governo Zelensky, una percentuale sempre maggiore delle armi che usa.


[1]     Qui consideriamo come anno di inizio del conflitto tra il blocco filorusso e il blocco antirusso il 2014 poiché è in tale anno che a un governo ucraino non antirusso subentrò un governo nazionalista di ispirazione USA; una trasformazione per cui gli USA spesero almeno cinque miliardi di dollari. Questa cifra fu comunicata ufficialmente al Congresso USA dal Governo USA.

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Alberto Perotti

Data:

29 Giugno 2026
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