AUTUNNO – Giuseppe Arcimboldo

L’Autunno, dipinto da Giuseppe Arcimboldo nel 1573, è una delle celebri teste composte dell’artista milanese. L’opera fa parte del ciclo delle Quattro Stagioni ed è conservata nelle collezioni del Musée du Louvre.

Il quadro raffigura una delle stagioni più ricche e simboliche, caratterizzata da abbondanza e maturità, ma anche dal lento declino che precede l’inverno.

Arcimboldo è conosciuto soprattutto per le sue “Teste composte*”, ritratti stravaganti, a volte un po’ inquietanti, che combinano ortaggi, frutti, fiori, pesci e anche oggetti. Un po’ tutte le sue opere giocano con il nostro occhio e attivano dei meccanismi come la “pareidolia”, cioè la tendenza istintiva e automatica del cervello a trovare forme familiari in immagini disordinate (per esempio, quando riconosciamo animali o volti umani mentre guardiamo le nuvole). Nasce nel 1527 e, figlio di un pittore, lavora già in gioventù per il Duomo di Milano e il Duomo di Monza. La sua vita ha una svolta quando Massimiliano II d’Asburgo, principe e futuro imperatore d’Austria, lo invita a stabilirsi a Vienna. Alla corte di Massimiliano,  non è solo pittore d’avanguardia ma anche organizzatore di eventi, giochi e mascherate. Per il principe, Arcimboldo compone alcune tra le sue opere più conosciute, per esempio il ciclo “Quattro Stagioni”, di cui appunto fa parte il dipinto “Autunno”, insieme a “Inverno”, “Primavera” ed “Estate”. Lavora dopo anche per il successore di Massimiliano, Rodolfo II, presso la corte di Praga; è anche suo consigliere, infatti l’artista aiuta Rodolfo a scegliere oggetti e opere d’avanguardia per arricchire la collezione della “Kunst und Wunderkammer” dell’imperatore. I due hanno un buon rapporto e sono legati da un comune interesse per l’alchimia e l’esoterico. Torna nella sua Milano, in cui passa l’ultimo periodo della sua vita; lì muore nel 1593. Poco dopo la sua morte perde fama, e infatti molte sue opere non ci sono pervenute. La riscoperta di Arcimboldo avviene solamente nei primi anni del XX secolo grazie ad alcuni artisti del Surrealismo che si sono ispirati a lui, tra cui Salvador Dalì.

L’opera rappresenta la testa di una figura di profilo su invenzione dell’artista, composta con il raccolto della stagione: una grossa pera è il naso, una mela la guancia, un fungo l’orecchio, un riccio di castagna aperto la bocca, grappoli d’uva con foglie di vite i capelli e una botte di legno legata con vimini il corpo.

 La testa e il busto sono di profilo, rivolta verso il margine sinistro, su un fondo scuro. Qui la figura non è una persona con un nome, ma una stagione: l’autunno, composto con ciò che porta il raccolto autunnale. La testa poggia su un corpo fatto di una botte di legno, le cui doghe sono legate con vimini piegati, e i capelli e la sommità del capo sono carichi di uva, foglie di vite e frutta. Il dipinto non nomina alcun modello, e nemmeno noi diamo un nome alla figura. Il fondo è di un buio quasi uniforme, così che ogni frutto e ogni foglia vi si staglia con nettezza.

Il naso è una grossa pera matura, la guancia una mela tonda. L’orecchio è un fungo dal bordo rosso, e la bocca un riccio di castagna aperto, le cui spine stanno attorno alle labbra come baffi. Sotto, un ciuffo ispido forma la barba. I capelli sono fatti di grappoli d’uva nera e rossa con foglie di vite, in parte verdi e in parte ingiallite, e in cima alla testa giace una grande zucca bianca con una piccola chiocciola sopra. In alto a destra pendono una pera e una castagna, in alto a sinistra stanno alcuni piccoli frutti allungati. Il collo esce dalla botte, le cui doghe di legno sono tenute insieme dai vimini, e tra le doghe stanno una mela e una radice bianca. Tutta la testa è leggermente inclinata in avanti, verso il margine sinistro. La frutta è dipinta in gialli, rossi e verdi caldi, l’uva in viola scuro e rosso vinoso, così che la testa risplende sul fondo scuro mentre la botte sotto resta in toni di legno più chiari e freddi.

L’artista ha assemblato tra loro fiori, frutti, ortaggi e piante sino a creare un volto umano di profilo, coerente dal punto di vista della forma e delle proporzioni. Ovviamente si tratta di frutti e ortaggi selezionati tra quelli presenti in quella specifica stagione dell’anno, mentre le piante inserite all’interno di questi dipinti sono rappresentate pensando alla loro fase di maturazione sempre in quella specifica stagione.

L’uso specifico di elementi autunnali – mele, uva, cipolle – è carico di significati simbolici. La mela, ad esempio, può rappresentare la conoscenza, ma anche la tentazione e la caduta dell’uomo. L’uva simboleggia l’abbondanza, il vino e la gioia, mentre le cipolle, oltre alla loro funzione alimentare, sono associate alla saggezza e alla riflessione. Arcimboldo, attraverso questa scelta accurata di elementi, crea un linguaggio visivo ricco di sfumature e interpretazioni possibili.

La scelta di rappresentare l’autunno attraverso una figura umana composta da frutti autunnali non è casuale: essa richiama la cultura rinascimentale del “microcosmo” e del “macrocosmo”, secondo cui l’uomo è un riflesso del mondo naturale. Ogni stagione rappresenta una fase della vita umana e del ciclo naturale, in cui tutto è interconnesso.

Le opere di Arcimboldo hanno affascinato sia i contemporanei che i posteri. Il suo approccio innovativo alla rappresentazione artistica ha aperto la strada a nuove forme di espressione, mescolando natura, simbolismo e ritrattistica in modo del tutto originale. Nonostante per secoli la sua opera sia stata dimenticata o considerata una semplice curiosità, nel XX secolo è stata riscoperta e rivalutata come esempio straordinario di creatività e sperimentazione.

L’arte di Arcimboldo continua a stimolare la curiosità e l’immaginazione degli spettatori moderni, offrendo uno sguardo giocoso ma profondo sulla complessità del mondo naturale e sulle relazioni che legano l’uomo alla natura.

Autunno non è una mera rappresentazione stagionale; è un’allegoria complessa che riflette la visione rinascimentale del tempo, della morte e della trasformazione. L’autunno stesso, stagione di declino e preparazione all’inverno, diventa metafora della vita umana, con le sue fasi di crescita, maturità e caduta. I frutti maturi, simbolo di abbondanza e prosperità, convivono con elementi più spogli e rudimentali, come le cipolle, che richiamano la fragilità e la mortalità.

Gli uccelli, volando in cerchio, suggeriscono il ciclo eterno della natura e la connessione tra il mondo umano e quello naturale.

La bellezza di “Autunno” risiede nella sua capacità di affascinare e stimolare l’immaginazione. La composizione complessa, la ricchezza dei colori e la maestria tecnica dell’artista creano un’opera d’arte unica e indimenticabile.

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Grazia De Marco
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