Riparare un elettrodomestico o uno smartphone dovrà diventare più semplice, anche quando la garanzia è scaduta. Entra in vigore oggi in Italia il decreto legislativo che recepisce la direttiva europea sul diritto alla riparazione, introducendo nuove regole per favorire la durata dei prodotti, migliorare l’accesso ai pezzi di ricambio e rendere più trasparenti costi e condizioni degli interventi. L’obiettivo è contrastare la cultura dell’usa e getta, ridurre i rifiuti e offrire ai consumatori un’alternativa concreta all’acquisto di un bene nuovo.
Il provvedimento, contenuto nel decreto legislativo 25 settembre 2026, n. 176, modifica il Codice del consumo e introduce obblighi specifici per i produttori di determinate categorie di beni. La novità principale è la possibilità di richiedere la riparazione anche fuori dal periodo di garanzia legale, alle condizioni previste dalla normativa. Non significa, tuttavia, che qualsiasi prodotto debba essere riparato gratuitamente: gli obblighi più stringenti si applicano ai beni per i quali la legislazione europea stabilisce specifici requisiti di riparabilità.
Tra i prodotti interessati figurano lavatrici, lavasciuga, lavastoviglie, frigoriferi, aspirapolvere, asciugatrici domestiche, telefoni cellulari, tablet e display elettronici. L’elenco comprende anche alcune apparecchiature professionali, server e dispositivi di archiviazione dati, prodotti con batterie destinati ai mezzi di trasporto leggeri e apparecchi per il riscaldamento domestico. Il campo di applicazione potrà ampliarsi con l’introduzione di ulteriori requisiti europei.
Per queste categorie, i produttori dovranno garantire la riparazione quando richiesta dal consumatore, salvo che l’intervento sia impossibile. Il servizio dovrà essere offerto gratuitamente oppure a un prezzo ragionevole e completato entro tempi ragionevoli. Le aziende dovranno inoltre rendere accessibili le informazioni sulle riparazioni e facilitare la disponibilità di ricambi e strumenti necessari, anche a beneficio dei riparatori indipendenti, secondo le condizioni previste per ciascun prodotto.
Un altro cambiamento riguarda la trasparenza. I consumatori potranno orientarsi meglio tra le offerte e confrontare le condizioni degli interventi. Non viene introdotto un prezzo massimo universale, ma il sistema punta a rendere le riparazioni più accessibili e a favorire la concorrenza. Quando l’intervento non sarà possibile, il produttore potrà proporre un bene ricondizionato.
Le nuove disposizioni rafforzano anche la tutela contro gli ostacoli alla riparazione. Non sarà possibile rifiutare un intervento soltanto perché il prodotto è stato precedentemente riparato da un tecnico indipendente o dallo stesso proprietario. Restano naturalmente applicabili le esigenze legittime di sicurezza e le altre condizioni previste dalla legge.
Occorre però distinguere queste novità dalla garanzia legale di conformità. Se un prodotto presenta un difetto coperto dalla garanzia, il riferimento resta il venditore, al quale il consumatore può chiedere i rimedi previsti dalla legge. Fuori garanzia, invece, i nuovi obblighi di riparazione riguardano le categorie specificamente individuate dalla normativa. Per gli altri beni non nasce automaticamente un diritto alla riparazione gratuita.
La riforma guarda anche al futuro: entro il 31 luglio 2027 è prevista una piattaforma europea online per facilitare la ricerca di riparatori e servizi dedicati. In Italia, tuttavia, non sono stati introdotti con il decreto incentivi economici generalizzati per chi sceglie di riparare anziché sostituire un prodotto.
La svolta normativa apre dunque una nuova fase per consumatori e imprese. La sua efficacia dipenderà dalla disponibilità dei ricambi, dalla trasparenza dei prezzi e dalla reale accessibilità dei servizi. Perché il diritto alla riparazione diventi una scelta quotidiana, non basterà rendere possibile aggiustare un oggetto: bisognerà fare in modo che ripararlo torni a convenire.
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