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LA SEPARAZIONE CHE NON SI VEDE – Quando un padre perde casa, figli e dignità

Quando si parla di separazioni, il primo pensiero va alla tutela delle donne e dei soggetti più vulnerabili. È giusto che sia così. Ma esiste un’altra parte della storia familiare che troppo spesso rimane fuori dall’inquadratura: quella degli uomini che, dopo la fine di un matrimonio, si ritrovano a fare i conti con solitudine, difficoltà economiche, precarietà abitativa e, in alcuni casi, con una dolorosa distanza dai propri figli.

Non è una gara tra vittime. Non è una guerra tra uomini e donne. È un fenomeno che merita di essere osservato senza pregiudizi, perché una separazione può trasformare radicalmente la vita di una persona, indipendentemente dal suo sesso.

I numeri restituiscono innanzitutto la dimensione del fenomeno. Secondo l’Istat, nel 2024 in Italia sono state registrate 75.014 separazioni e 77.364 divorzi. Nel 2023 le separazioni erano state 82.392. Dietro queste cifre ci sono migliaia di famiglie che ogni anno cambiano struttura, con conseguenze che vanno ben oltre la fine di un rapporto sentimentale.

Quando una famiglia si divide, infatti, le spese non si dividono necessariamente a metà. Spesso aumentano. Una casa diventa due. Arrivano nuovi affitti o nuovi mutui, utenze, spese quotidiane e, quando previsto, gli obblighi economici nei confronti dei figli. Per chi dispone di un reddito limitato, il passaggio può trasformarsi in una vera emergenza.

È una difficoltà che può riguardare entrambi i genitori. Ma esistono anche realtà di assistenza che documentano da anni la condizione di padri separati costretti a rivolgersi ai servizi sociali o alle organizzazioni del terzo settore per riuscire a sostenere il costo di una nuova vita.

Il tema è arrivato anche all’attenzione delle istituzioni. È stato previsto un Fondo per il sostegno abitativo dei genitori separati o divorziati, destinato, in presenza di specifici requisiti, a contribuire alle spese di affitto. La misura nasce dalla consapevolezza di una difficoltà concreta: dopo la separazione, il genitore che non vive più nella casa familiare deve comunque poter disporre di un’abitazione adeguata, anche per continuare a mantenere un rapporto con i propri figli.

Ma il denaro è soltanto una parte del problema.

C’è la solitudine. C’è la difficoltà di ricostruire una quotidianità. Ci sono i conflitti che possono accompagnare la separazione e, nei casi più complessi, le controversie giudiziarie. E c’è il rapporto con i figli, che può diventare una delle questioni più delicate dell’intero percorso.

In mezzo a tutto questo ci sono persone che spesso non chiedono di essere considerate vittime. Chiedono semplicemente di essere ascoltate.

È il caso di M., un uomo che ha deciso di raccontare la propria storia durante una diretta sui social. Ha scelto di mostrarsi in video, senza nascondere il volto. Ha spiegato di essere stanco di sentirsi invisibile e di voler dare una testimonianza diretta di quello che stava vivendo.

M. racconta di essere stato sposato per circa trent’anni e di avere scoperto un tradimento della moglie mentre affrontava un percorso di chemioterapia. Secondo il suo racconto, quella scoperta è arrivata in uno dei momenti più difficili della sua vita.

Dopo le cure, riferisce di avere dovuto affrontare ulteriori problemi di salute e un progressivo peggioramento della situazione economica. Oggi, racconta, vive con un reddito molto basso e riceve anche l’aiuto della Caritas.

La vicenda familiare è approdata anche nelle aule giudiziarie, in relazione al mancato pagamento di somme di mantenimento. M. sostiene di non essere stato nelle condizioni economiche di poter far fronte agli importi richiesti.

Sono circostanze che, trattandosi del racconto di una sola delle persone coinvolte, devono essere considerate per quello che sono: una testimonianza personale. Senza gli atti giudiziari e senza la versione dell’altra parte non è possibile trasformarle in fatti definitivamente accertati.

Ma ascoltare quella voce resta importante.

Durante la diretta M. ha pronunciato una frase semplice e pesante: «Dammi voce tu, perché io non ho più forza».

E poi ne ha detta un’altra: «Non mi fa male la chemio. Mi fa male non riuscire più a sentirmi un uomo e un padre».

Al di là della sua vicenda personale, quelle parole aprono una questione più ampia. Parlare della sofferenza degli uomini separati non significa minimizzare la violenza contro le donne, né mettere sullo stesso piano fenomeni diversi. Significa riconoscere che la fragilità può avere molti volti e che l’accesso all’aiuto non dovrebbe dipendere dal genere.

Una separazione può essere un passaggio difficile per una donna come per un uomo. Può produrre problemi economici, isolamento, perdita di riferimenti e conflitti familiari. E quando queste difficoltà si sommano, la vita può diventare improvvisamente molto più stretta di quanto fosse prima.

Per questo servono ascolto, servizi e attenzione. I Centri di ascolto Caritas e le realtà territoriali che lavorano con le persone separate rappresentano, in molti casi, un primo punto di riferimento per chi non sa più a chi rivolgersi.

Perché dietro una separazione non ci sono soltanto una sentenza, una casa lasciata o un assegno da pagare. Ci sono persone che devono ricominciare.

E qualche volta la battaglia più difficile non è quella per una casa, per un assegno o per una causa.

È riuscire, dopo avere perso una parte della propria vita, a non perdere anche se stessi.

E forse è proprio da lì che dovrebbe cominciare qualsiasi racconto serio sulla separazione.

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Carmen Salerno
Carmen Salerno

Data:

28 Settembre 2026
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