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SCUOLA – Cambiare i nomi per non cambiare nulla

Il provvedimento viene infilato nel Decreto che include il tetto al 30% di stranieri (con diversecondizioni) e il divieto di burqa e simili. Accanto a provvedimenti ben più conflittuali passaquasi in silenzio, tecnica consueta nell’attività legislativa di Governo e Parlamento. Scriviamoquasi perché comunque l’argomento è interessante, ma il diavolo è nei dettagli.La notizia è apparsa sui giornali del 25 settembre 2026, e sembra semplice: gli istituti tecnicie professionali cambiano nome, si chiameranno licei. Il ministro Valditara ha spiegato che sitratta di “Una misura che ritengo particolarmente importante per promuovere un settorestrategico per la formazione e l’economia.” Questa misura è stata presentata dal Presidentedel Consiglio con la motivazione che la nuova denominazione vuole riconoscere la paridignità culturale e educativa dei percorsi all’interno del sistema nazionale di istruzione; equindi il liceo tecnologico (nuovo nome degli istituti tecnici) avrà la stessa dignità del liceoclassico e il liceo professionale avrà la stessa dignità del liceo scientifico, almeno nelleintenzioni dichiarate di chi ha promosso questa modifica.

Il Presidente del Consiglio attuale è Giorgia Meloni, che si è diplomata all’istitutoprofessionale per il turismo “Amerigo Vespucci” di Roma (poi diventato Ernesto Nathan),dove ha conseguito la maturità linguistica con 60/60. La scuola è nel quartiere romano della Garbatella, l’indirizzo era “sperimentale con indirizzo linguistico”, lo ha frequentato dal 1990al 1996. Giorgia Meloni non ha proseguito gli studi universitari perché si è impegnata nellavoro, che nel suo caso è diventato la politica. Sembra con eccellenti risultati.Sui giornali sono disponibili dottissime analisi sull’importanza della famiglia d’origine nellascelta del tipo di scuola, sul livello di reddito ottenibile con i diversi tipi di scuola, suiprogrammi di studio previsti, eccetera, eccetera, eccetera. Li leggiamo da decenni e li lasciamo leggere a chi voglia approfondire.

Preferiamo essere sintetici ed esprimere quale riteniamo possa essere stato il commento suGiorgia Meloni, ovviamente dietro le su spalle, espresso da tanti laureati con liceo classicoche ha incontrato durante il suo percorso lavorativo – politico. Non perché fosse GiorgiaMeloni, ma perché è il commento comune. Domanda: Quale è questo commento? Risposta:“Ah, ma ha fatto l’Istituto Professionale, e alla Garbatella poi (con tono di compatimento)!Nel mondo reale, aver studiato alla Garbatella, quartiere di Roma abitato da gente a bassoreddito, viene visto da chi abita nei quartieri abitati da gente ad alto reddito come unadiminuzione. Nel mondo reale aver frequentato l’Istituto Tecnico, per il Professionale èancora peggio, significa essere automaticamente considerati da chi ha frequentato il liceomeno preparati, meno bravi, meno tutto. Per carità, con tutti i distinguo e le riserve del casoche non ci dilungheremo ad elencare qui, datele per scontate, ma la normalità (in sensovannacciano, cioè la caratteristica presente nella maggior parte dei casi) è quella!

Quindipossiamo immaginare le difficoltà che anche Giorgia Meloni ha dovuto superare anche perquesta ragione, e non possiamo che stimarla come persona per le sue capacità.Dato che oggi è di moda usare il termine “razzismo” ha proposito e a sproposito, usando iltermine razzismo per qualsiasi comportamento che in qualche modo (da definire) ritenga inqualche modo diversi (da definire) gli appartenenti a una razza (da definire) diversa da quella di chi lo attua, potremmo parlare di “razzismo scolastico”. Fa un po’ sorridere ma la parola“razza” in italiano può assumere tantissimi significati, da quello scientifico (consultare laTreccani, prego) a quello familiare (“quelli dell’appartamento accanto mettono la sveglia allesei! Eh, sono di una razza diversa da noi!) ma resta comune il concetto di differenza. Il guaio èche l’abuso delle parole finisce con il logorarle, un po’ come le medaglie al valore distribuite apiene mani che alla fine per quasi tutti non hanno alcun valore distintivo!Questo “razzismo” lo vediamo diminuire nel corso dei decenni, man mano che la qualità deglistudi cambia (cioè si abbassa, secondo noi) nel tempo e il percorso scolastico medio(inutilmente, secondo noi) si allunga. Negli anni ‘70 l’Istituto Professionale durava tre anni!

El’opinione comune era che fosse destinato agli studenti meno capaci. L’Istituto Tecnico erariservato a quelli meno bravi, che volevano avere un titolo di studio “spendibile” dopo ildiploma perché le famiglie non potevano permettersi di portarli alla laurea. Il liceo erariservato a quelli bravi e che dopo il diploma avrebbero continuato gli studi con l’Università,poiché la Maturità Classica non apriva prospettive di lavoro. Fu in quegli anni che le leggimutarono e fu consentito iscriversi a qualunque Facoltà anche agli studenti provenienti dagliIstituti Tecnici.Oggi questa scelta del tipo di scuola dopo le medie inferiori è sicuramente diversa, per tanteragioni. Ma resta il fatto che questo sottile razzismo scolastico perdura. Cambiare nome agliIstituti, chiamandoli Licei, non servirà assolutamente a nulla se la scelta del tipo di scuola sarà fatta seguendo gli stessi ragionamenti di oggi. Certamente, le scuole hanno tutte la loro dignità, un liceo ne vale un altro, una università ne vale un’altra…ma allora come mai ogni anno compaiono decine di classificazioni sulla qualità dei titoli di studio forniti dalle varieuniversità? E non è una questione di preparazione, o di competenza, o di bravura deglistudenti. Pochissimi sanno che un tale Lucio Battisti e un tal Marcello Mastroianni,ovviamente degli incapaci, si diplomarono presso l’Istituto Tecnico “G.Galilei” di Roma.

Ancormeno sanno che negli anni ’70, nello stesso Istituto, la selezione era feroce: 50% di respinti alprimo anno, 50% al secondo, 30% al terzo, e si bocciava spesso anche agli esami diriparazione a settembre, magari con quattro materie! La questione è la classe di reddito dellefamiglie di origine. Finché la scuola sarà scelta secondo il reddito familiare gli studentiproverranno da famiglie con il retroterra culturale conseguente, e il titolo di studio saràautomaticamente e diffusamente ritenuto connesso alla qualità familiare percepita.Permanendo quindi la convinzione, magari non detta né scritta, che la dignità delle scuole siaben diversa. Esattamente come in certe aziende una categoria di dipendenti vieneimplicitamente considerata “migliore” di un’altra categoria, che accade sia più competente,selezionata ed esperta della prima, ma tant’è! Ogni azienda ha la sua cultura!Il fatto che i programmi scolastici, dopo il cambiamento di nome, restino immutati nonsembra favorevole alla ipotesi di un cambiamento concreto. Se si vuole che la formazione tecnica, così importante per l’economia, acquisti pari dignità, la soluzione è semplice: far sìche il reddito medio cumulato nel corso della vita di chi frequenta i diversi tipi di “liceo” sia lostesso! Far sì che il livello di formazione “vero” (siamo ormai avvezzi ad asticelle che vanno su e giù) sia lo stesso.

Far sì che il supporto alla formazione, in qualità e quantità, di cuidispongono gli studenti sia lo stesso.Per tante ragioni, siamo certi che ciò non accadrà. Senza accusare il Governo in corso, perchéquesti processi durano decenni e le cause a volte non dipendono dalle scelte dei governanti.Ma a queste condizioni ci sono Governi che cercano di avvicinarsi, e Governi che operano perallontanarsi. Anche qui abbiamo visto l’intero sistema della formazione evolversi nei decennisenza molte delle migliorie che sarebbero state necessarie , moltiplicando i titoli di studio eaumentando la durata del periodo formativo medio incrementando solo il costo per famigliee studenti. Cinquanta anni fa per insegnare alle elementari bastavano quattro anni di IstitutoMagistrale, adesso occorrono cinque anni di “liceo”, cinque anni di laurea magistrale, unanno di corso universitario, eccetera, eccetera; e non sembra che la qualità dellapreparazione dei bambini che escono dalle elementari sia tale da aver prodotto un livellomedio migliore negli adulti.

Forse a dover essere ripensato è l’intero sistema della Formazione nell’Europa Occidentale.Sembra definitivamente finita l’epoca in cui più preparazione scolastica equivaleva a un livellomaggiore di reddito, e quando le famiglie cominceranno a rendersi conto che anni diformazione possono portare, e portano, a situazioni economiche peggiori, che senso avràinvestire in anni di formazione per i figli che né aziende private né il settore pubblicoriconoscono economicamente? Né riconosceranno mai.

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Alberto Perotti

Data:

28 Settembre 2026
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