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L’ESTETICA DEL DOMINIO – La Deriva Spettacolare Dei Social Tra Looksmaxing e Mogging

C’è una componente filosofica social strisciante che non ha bisogno di testi scritti per essere diffusa e conosciuta e si basa essenzialmente nella diffusione di un linguaggio globale basato sul miglioramento personale estetico e sull’attrattiva fisica come base dei rapporti social e sentimentali.  Nata nei forum online intorno al 2010 e diffusa grazie a TikTok, il looksmaxing è diventata una tendenza virale che indica un insieme di pratiche e strategie usate per massimizzare e ottimizzare il proprio aspetto fisico. Le scuole di pensiero che, come la filosofia insegna, tendono a diffondere una gnosi in contrasto con la tesi principale, e si dividono in: Softmaxxing, ovvero i metodi naturali e non chirurgici come la cura della pelle (skincare), la palestra, il taglio di capelli, la cura della barba e il miglioramento dello stile di abbigliamento, e hardmaxxing, gli oltranzisti fautori di interventi più invasivi e drastici, come la chirurgia estetica, trattamenti ortodontici complessi o pratiche estreme promosse in alcuni forum. È uno scenario complesso dove al centro ci sono i corpi intesi non più come semplici veicoli di esistenza, ma simulacri da ottimizzare per il consumo altrui. I dettami ossessivo-dismorfici provenienti dalle piattaforme hanno codificato questa mutazione antropologica attraverso due neologismi speculari: il looksmaxing appunto e il conseguente mogging, l’atto di dominare visivamente l’altro, riducendolo a comparsa subordinata nel medesimo frame. Queste pratiche estreme rappresentano la sintomatologia più acuta di una società che segna il trionfo di un darwinismo estetico radicale, dove l’algoritmo funge da arbitro e la carne da materia malleabile.

L’autodisciplina ferrea e dolorosa a cui si sottopongono gli adolescenti, risponde alla logica del tardo capitalismo: il corpo individuale diviene capitale da valorizzare, il soggetto si fa imprenditore di se stesso, trasformando il proprio volto in una merce competitiva sul mercato relazionale. È una dinamica già lucidamente profetizzata da Karl Marx ne Il Capitale, dove descriveva i meccanismi del feticismo: «Il carattere di merce del prodotto del lavoro umano non è se non il rapporto sociale determinato fra gli uomini stessi, che assume qui ai loro occhi la forma fantasmagorica di un rapporto fra cose». Nel contesto social tardomoderno, il looksmaxing opera una reificazione speculare in cui i rapporti sociali si dematerializzano e si traducono in indici numerici di attrattività geometrica. L’individuo non cerca più il riconoscimento della propria unicità, ma si adegua a uno standard algoritmico già per sé alienante, ma lui stesso si aliena dalla sua stessa biologia. Se il looksmaxing rappresenta però solo la fase di produzione della merce-corpo, il mogging ne costituisce, e ultima, la fase di commercializzazione e di scontro bellico. Derivato dall’acronimo AMOG (Alpha Male Of the Group), il mogging si consuma quando un individuo, per grazia genetica o modificazione estetica, si affianca a un altro soggetto per sminuirne l’impatto visivo, decretando la propria superiorità biologica immediata. È la stessa dinamica della celebre dialettica servo-padrone sviluppata da Hegel nella Fenomenologia dello Spirito, in cui «l’autocoscienza è in sé e per sé per il fatto che essa è per un’altra autocoscienza; cioè, essa esiste solo come qualcosa di riconosciuto».

Con una differenza: nell’universo di Instagram e TikTok, questo riconoscimento non avviene attraverso l’etica o il dialogo, ma attraverso una lotta mortale puramente estetica. Il “padrone” (chi fa mogging) esiste solo nella misura in cui distrugge e nega l’autocoscienza del “servo” (chi viene moggato). È un’arena darwiniana in cui lo sguardo dell’altro non accoglie, ma annienta. La proliferazione di queste sottoculture non sarebbe stata possibile però senza l’architettura tecnica e psicologica di TikTok e Instagram,  piattaforme che funzionano come acceleratori di ansia sociale,  e che capitalizzano sulle insicurezze biologiche degli utenti. Il looksmaxing diviene l’estremo e disperato tentativo di sopravvivere all’interno del debordiano spettacolo totalizzante. Una condizione molto vicina al concetto di Panopticon descritto dal filosofo illuminista Jeremy Bentham e riletta poi nel Novecento da Michel Foucault in Sorvegliare e punire: il potere moderno non si impone più con la forza bruta, ma inducendo nel detenuto uno stato cosciente di visibilità permanente. Siamo nel pieno dell’interiorizzazione cosciente del Panopticon digitale; si diviene al tempo stesso carceriere e prigioniero della propria immagine. Forse siamo al culmine della crisi di senso provocata dalla scomparsa dei riti collettivi del Novecento, dalla fine delle grandi narrazioni, dal relativismo etico e religioso. L’unico credo e l’unica proprietà rimasta nel clima di totale incertezza è rifugiarsi nella propria superficie corporea. Ottimizzare il volto fino alla disumanizzazione e schiacciare l’altro attraverso lo sguardo, rilevano il crescere di una generazione sempre più insicura e imprigionata in uno specchio digitale privo di profondità morale.

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Andrea Alessandrino

Data:

22 Agosto 2026
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