Traduci

IRAN, LA GUERRA ECONOMICA DI TRUMP – Così i Partner di Teheran Finiscono nel Mirino di Washington

Donald Trump alza nuovamente il livello dello scontro con l’Iran e questa volta il bersaglio non è soltanto Teheran. La nuova offensiva americana punta a colpire anche chi continua a commerciare con la Repubblica islamica, trasformando la pressione economica in uno strumento di guerra globale. Il presidente statunitense ha annunciato una campagna di isolamento economico senza precedenti, minacciando conseguenze pesantissime per i Paesi che continueranno a sostenere l’economia iraniana. L’obiettivo dichiarato è strangolare le principali fonti di finanziamento di Teheran, a partire dal petrolio.

Il Paese più esposto è la Cina. Pechino è di gran lunga il principale acquirente del greggio iraniano e nel 2025 avrebbe importato circa 1,38 milioni di barili al giorno. Secondo Reuters, la Cina assorbe oggi circa l’80% delle esportazioni petrolifere iraniane. È dunque il punto decisivo della strategia americana: colpire gli intermediari, le raffinerie e le società di trasporto che consentono al petrolio iraniano di arrivare sul mercato nonostante le sanzioni. Washington ha già utilizzato questo meccanismo contro operatori cinesi accusati di trattare con il greggio iraniano.

Per Pechino, però, accettare integralmente l’ultimatum americano significherebbe mettere in discussione interessi energetici e strategici costruiti negli anni. La Cina dispone inoltre di strumenti finanziari e commerciali alternativi al sistema occidentale, che le consentono di mantenere una parte degli scambi con Teheran. Proprio per questo il confronto rischia di trasformarsi in una nuova guerra economica tra Washington e Pechino, con l’Iran al centro.

Un altro Paese particolarmente vulnerabile è la Turchia. Ankara mantiene con Teheran un interscambio annuale nell’ordine dei 5-6 miliardi di dollari, con un ruolo significativo dell’energia. La posizione turca è però estremamente delicata: la Turchia deve contemporaneamente difendere i propri interessi commerciali, mantenere i rapporti con l’Iran e preservare la relazione strategica con gli Stati Uniti e la Nato.

C’è poi l’Iraq, legato a Teheran soprattutto sul fronte energetico. Baghdad acquista dall’Iran gas per un valore stimato in 4-5 miliardi di dollari l’anno. Un’interruzione prolungata delle forniture potrebbe avere conseguenze immediate sull’elettricità irachena, rendendo il governo di Baghdad particolarmente esposto alle pressioni americane.

Più complessa la posizione dell’India, i cui rapporti commerciali con l’Iran si sono ridotti sensibilmente sotto il peso delle sanzioni. Nel 2025-26 l’interscambio sarebbe sceso a circa 1,63 miliardi di dollari, concentrandosi soprattutto su beni umanitari. Anche Russia, Pakistan, Oman e alcuni Paesi del Caucaso mantengono legami con Teheran, ma con livelli di esposizione differenti.

Nel frattempo, gli Emirati Arabi Uniti hanno già ridotto drasticamente i rapporti commerciali con l’Iran dopo le recenti tensioni militari. È un segnale politicamente pesante: uno dei principali snodi commerciali della regione rischia di diventare un altro tassello dell’isolamento di Teheran.

La strategia di Trump, dunque, non mira più soltanto a convincere l’Iran. Mira a costringere il mondo intero a scegliere. Ma più Washington allarga il campo delle sanzioni, più la partita smette di essere soltanto iraniana e diventa una sfida sull’ordine economico globale. E la domanda decisiva non è più se Teheran riuscirà a resistere: è quanto del mondo sarà disposto a pagare il prezzo per continuare a commerciare con l’Iran.

—————————————————————–

FONTI

Author Profile

Attilio Miani
Attilio Miani
Direttore responsabile

Autore:

Data:

22 Agosto 2026
Tagged:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *