Per milioni di persone il caffè è il primo gesto della giornata, ma potrebbe avere effetti che vanno ben oltre il semplice risveglio. Un nuovo studio condotto in Finlandia ha individuato un’associazione tra il consumo abituale di caffè e alcuni importanti indicatori ormonali, in particolare il testosterone.
I risultati, pubblicati di recente sull’European Journal of Nutrition arrivano da uno dei Paesi in cui la bevanda è più radicata: la Finlandia, con circa 11,8 kg pro capite all’anno, è il primo consumatore al mondo.
Lo studio
La ricerca, dell’Università di Oulu, ha analizzato 2.264 partecipanti della Northern Finland Birth Cohort 1966, valutati all’età di 46 anni durante il follow-up del 2012. Il campione comprende 2.194 consumatori abituali – nel 97,8% dei casi caffè filtrato – e 70 non consumatori.
Il consumo è stato rilevato con questionario in tazze/giorno (1-2 basso, 3-4 moderato, ≥5 alto) e messo in relazione con i livelli ormonali, aggiustando per indice di massa corporea, attività fisica, fumo, alcol e istruzione.
Cosa cambia negli uomini
È il risultato più interessante. A un maggiore consumo di caffè è risultata associata:
- una concentrazione più elevata di testosterone totale (+0,29 nmol/L per ogni tazza al giorno in più), di testosterone biodisponibile e di SHBG, la proteina che trasporta nel sangue gli ormoni sessuali;
- livelli più bassi di testosterone libero e di indice androgenico libero (FAI).
Il FAI è calcolato come (testosterone / SHBG) x 100. Se l’SHBG sale più del testosterone totale, la quota libera calcolata scende. È quindi riduttivo parlare di “picco di ormoni”: il quadro è di riequilibrio del trasporto ormonale, non di aumento uniforme dell’attività androgenica.
E nelle donne?
Associazioni più limitate e nella stessa direzione: consumo maggiore legato a livelli più elevati di SHBG e a una riduzione di testosterone libero e FAI. Nessuna associazione significativa con testosterone totale e biodisponibile.
Niente effetto booster
Secondo gli autori i risultati potrebbero avere una rilevanza metabolica, soprattutto negli uomini, che mostravano anche minore massa grassa e viscerale a più alto consumo, ma non dimostrano che sia il caffè a provocare le variazioni. Lo studio è osservazionale e trasversale: fotografa una relazione in un determinato momento, senza poter stabilire un rapporto di causa-effetto.
Non è la prima volta che la ricerca indaga il legame tra caffè e ormoni, con risultati non sempre concordanti. Un piccolo trial randomizzato, per esempio, aveva osservato negli uomini un aumento temporaneo del testosterone totale dopo caffè con caffeina, senza differenze significative negli esiti ormonali a otto settimane.
In sintesi, la scoperta finlandese aggiunge un tassello importante a un puzzle ancora incompleto, ma la scienza non autorizza a trasformare una tazzina in un “booster” del testosterone.
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