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IL CASO RAI – Vespa a Santoro, su guerra dei contratti: “Porta a Porta rende il triplo del costo”

È una replica destinata a riaccendere il dibattito più antico e più divisivo della Rai, quello sui compensi dei volti di punta, quella affidata da Bruno Vespa al suo profilo Facebook. Il giornalista ha risposto punto per punto alle critiche di Michele Santoro, che il 27 maggio scorso, durante un dibattito sulla situazione del servizio pubblico pubblicato sui canali di Servizio Pubblico, aveva definito “da star” il contratto del conduttore di Porta a Porta, mettendo in discussione il rapporto tra costo, compenso e ascolti.

Vespa ha scelto di entrare nel merito, senza toni polemici ma rivendicando numeri e storia professionale.

Il nodo del contratto “da star”

Il primo punto è tecnico e riguarda l’inquadramento. “Michele Santoro sostiene che il mio contratto Rai sarebbe da ‘star’. In realtà, da Enzo Biagi in poi, tutti i conduttori di certo rilievo sono inquadrati nella prestazione Inps ex Enpals”, scrive Vespa. Un regime, quello ex Enpals, oggi confluito in Inps, che riguarda gli artisti e gli autori, non i giornalisti con contratto Fnsi. Una prassi Rai consolidata per chi è insieme conduttore, autore e spesso produttore editoriale del proprio programma.

Per sostenere la tesi, Vespa cita gli ultimi casi: Monica Maggioni, Massimo Giletti, Riccardo Monteleone, Salvo Sottile, Federica Sciarelli e altri. Il messaggio è chiaro: non un privilegio personale, ma uno standard aziendale per chi ha quel ruolo.

E per rendere il confronto simmetrico, ricorda il passato Mediaset dello stesso Santoro: “Lo stesso Santoro quando andò a lavorare a Mediaset ebbe un contratto a partita Iva come conduttore e autore televisivo trattato da Enpals come il mio. Santoro legittimamente andò a lavorare per Berlusconi”.

“Sono l’unico rimasto nell’azienda in cui è nato”

Poi il passaggio più personale, che sposta la polemica dal piano economico a quello della fedeltà aziendale. Vespa rivendica di aver scelto di restare in Rai quando avrebbe potuto guadagnare di più altrove.

“Nel 2021 e nel 2022, per restare alla Rai, io rifiutai per due volte il raddoppio del compenso propostomi generosamente da Silvio Berlusconi, che mi disse di essersi confrontato con Piersilvio, che a sua volta nel 2023 mi chiese gentilmente di passare a Mediaset. Per il poco che conti, sono l’unico conduttore rimasto nell’azienda in cui è nato”.

Un riferimento non casuale, in un’azienda dove il tema delle “esterne” e dei passaggi a Mediaset è sempre stato centrale nella discussione sui compensi.

I conti di Porta a Porta

Il cuore della difesa, però, è sui numeri. Santoro aveva sostenuto che Porta a Porta non garantirebbe ascolti tali da giustificare il compenso. Vespa lo definisce “completamente falso”.

E introduce due elementi. Primo: il compenso di cui si discute è comprensivo anche di Cinque Minuti, lo spazio di approfondimento in onda in prima serata subito dopo il Tg1, che da solo vale una striscia quotidiana ad alto ascolto.

Secondo: il rendimento. “Fonti ufficiali parlano di un rendimento pubblicitario triplo del costo della trasmissione. Valutazione a mio giudizio per difetto visto che ogni sera, nonostante l’ora tarda, Porta a Porta ospita una ventina di spot pubblicitari”, scrive.

È un argomento che Vespa ha usato più volte negli anni. In passato, in diverse interviste, aveva parlato di un costo a puntata tra i 32 e i 45 mila euro, definito “scandalosamente poco” per un talk di seconda serata, e di un rendimento che negli anni d’oro arrivava fino a sette volte il costo, poi stabilizzatosi almeno sul triplo. Numeri che, se confermati, sposterebbero la valutazione da costo puro a investimento pubblicitario.

Resta, sullo sfondo, la questione più ampia che l’Usigrai solleva da anni: perché a un giornalista viene fatto un contratto da artista, con contribuzione Inps ex Enpals e partita Iva, anziché un contratto giornalistico? Una domanda che riguarda non solo Vespa ma l’intero sistema dei conduttori-autori Rai.

La polemica, quindi, va oltre il duello personale tra due protagonisti che hanno fatto la storia dell’informazione italiana, da Samarcanda a Porta a Porta. Da una parte c’è l’interrogativo su quanto debba costare un volto di punta del servizio pubblico. Dall’altra la rivendicazione che un programma vada valutato non solo per quanto costa, ma per quanto genera.

Per ora, ai rilievi di Santoro, Vespa ha risposto con i numeri. La replica del collega non è ancora arrivata.

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FONTI: Adnkronos, 20 agosto 2026 (post Facebook integrale di Bruno Vespa); Servizio Pubblico, dibattito del 27 maggio 2026; Archivio Cinquantamila.it / Corriere – interviste storiche su costi e rendimenti di Porta a Porta.

Author Profile

Giulia Angela Lorusso

Data:

21 Agosto 2026
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