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LA GUERRA CHE NON DOVEVA COMINCIARE

La guerra più difficile da chiudere è quella che non avrebbe mai dovuto iniziare: i due nemici continuano a combattere senza mai arrivare a vincere ma non possono decidere di smettere perché non hanno chiaro cosa vogliano raggiungere e sono entrati nella trappola psicologica della competizione contro il “nemico”, anche se è una trappola irragionevole.

Era ovvio a tutte le persone intelligenti, dopo la sconfitta USA in Vietnam, che la scelta di iniziare una guerra non dovrebbe essere fatta seguendo una ideologia con una componente di rigidità a priori o confidando in una presunta maggior forza militare. Era ovvio, ma evidentemente per troppi decisori politici non lo era e oggi non lo è, che è necessario valutare attentamente gli obiettivi a cui si punta e se si hanno i mezzi necessari per raggiungerli.

Negli anni ’80 del XX secolo fu elaborata la dottrina Weinberger/Powell che elencava le condizioni che debbono essere soddisfatte perché sia accettabile impegnarsi in una guerra. Sono condizioni ovvie, ma evidentemente non per tutti perché il presidente Johnson decise l’intervento in Vietnam quando in tutte le accademie militari si insegnava che quella in Vietnam era una guerra in cui non ci si doveva impegnare, così come recentemente il presidente Trump ha iniziato la guerra all’Iran contro il parere unanime del Pentagono.

Le condizioni sono semplici, e chiarissime. Se fossero state rispettate il numero di guerre inutili sarebbe crollato, ma la storia vera non si fa con i “se” e con i “ma”.

  • Primo. Devono essere minacciati gi interessi “vitali” dello Stato.
  • Secondo. Lo Stato deve essere disponibile a impegnare “tutte” le risorse necessarie per avere successo. Dove “tutte” significa “tutte”, compreso l’arruolamento in massa dei propri cittadini accettando morti e invalidi conseguenti.
  • Terzo. Debbono essere noti gli obiettivi politici e militari da raggiungere. Anche perché si rischia di cercare obiettivi irragionevoli o persino di raggiungerli e continuare a combattere.
  • Quarto. Si deve rivalutare l’impegno militare col mutare della situazione sul campo.
  • Quinto. È essenziale mantenere il consenso interno.
  • Sesto. L’ingresso in guerra deve essere compiuto se non c’è altra scelta.
  • Settimo. È necessario avere sempre una strategia d’uscita.
  • Ottavo. È necessario un forte consenso internazionale.               

Quando questi principi, troppo spesso, sono stati ignorati i risultati sono stati pessimi. L’ attuale presidente degli USA, Donald Trump, agisce come volesse ignorare questi principi prudenziali, probabilmente per sorprendere e spaventare gli avversari, ma finora l’esito appare disastroso. Anche perché gli stessi principi valgono per il nemico, e una condizione non verificata per gli USA può esserlo per il nemico. La NATO non aveva alcuna ragione per continuare a espandersi verso Est dopo il 1991 poiché non vi era alcuna minaccia russa; gli obiettivi erano confusi (la “distruzione” della Russia); si immaginava una guerra che cessasse dopo sei mesi per esaurimento economico del nemico. Invece la Russia si è trovata nelle condizioni di non aver scelta, “doveva” reagire all’accerchiamento NATO, e l’obiettivo chiarissimo è evitarlo.

La differenza tra diverse valutazioni diventa tragica quando i due nemici seguono ideologie incompatibili, specialmente se hanno una componente religiosa. Le religioni sono basate su una Fede, indimostrata e indimostrabile, ma se due ideologie rafforzate da una Fede  entrano in conflitto si ricade nella guerra di religione, che può finire solo con l’eliminazione di una delle due credenze, cioè con l’annientamento del nemico a qualunque costo.

Gli ebrei israeliani vorrebbero scacciare islamisti e cristiani palestinesi. Gli islamisti iraniani vogliono la distruzione dello stato ebraico e la cacciata del Grande Satana USA (laicista, non si sa ancora per quanto) dall’Asia occidentale. L’Europa occidentale vuole la distruzione della Russia perché è il nemico storico. Nessuno di costoro sembra avere oggi la possibilità di raggiungere l’obiettivo, per cui le guerre continuano. Lo Stato israeliano, sionista, e lo Stato iraniano, islamista, sembrano però disposti a impegnare “tutte” le forze necessarie, mentre gli USA hanno scoperto che non possono combattere una guerra al suolo per mancanza del consenso interno necessario, anche per non ripetere la storia della guerra del Vietnam. Lo Stato russo non può indietreggiare con il nemico che bombarda la capitale e impegnerà tutte le risorse che ha. L’Europa Occidentale – NATO dovrà limitare il suo impegno anti russo per mancanza di risorse, di consenso interno, e perché ha il gigantesco problema immigrazione che diventa sempre più virulento; i 60.000 marocchini che hanno sfondato a Ceuta sono la penultima  puntata di un dramma che i dirigenti politici europei da mezzo secolo affrontano con la politica dello struzzo; la discussione tra xenofobi e xenofili  in Spagna se espellere i circa 3.000 rimasti, inclusi donne e minori,  o attivare l’accoglienza consueta è l’ultima.

In tutti questi casi si potrebbe tentare la strada del cessate il fuoco, ma oggi non è più come un tempo, quando la guerra era dichiarata e combattuta fino alla fine, oggi esistono le quasi-guerre, sempre con morti e feriti ma che puntano a una vittoria progressiva per esaurimento dell’avversario. Ma l’esaurimento è un processo lento, e nessuno vuole perdere la quasi-guerra. La tregua non viene rispettata. Gli ucraini rinforzano le difese, l’Iran continua a bloccare lo Stretto di Hormuz, gli USA continuano a rifornire Ucraina e Israele, Israele continua lo stillicidio contro i palestinesi, Hamas non può rinunciare a eliminare Israele.

Si potrebbe cercare di arrivare a un compromesso in cui ognuno rinunci a qualcosa, ma quel “qualcosa” è proprio ciò che il nemico non può accettare se non temporaneamente. Se gli USA non sanno bene cosa vogliono se non rifare grande l’America senza aver chiaro come ottenerlo, il governo nazionalista ucraino non può rinunciare alla Grande Ucraina, il governo russo non può accettare di essere distrutto economicamente dalla NATO-UE, l’Iran non può accettare di essere disarmato, eccetera eccetera.

Ma tutto è discutibile, se si accetta di fermare la quasi-guerra e rinviare nel tempo la soluzione del conflitto. L’Iran e gli USA aprono Hormuz, gli USA smettono di bombardare, i palestinesi vengono lasciati in pace, nessuno attacca Israele, l’Ucraina rinuncia a diventare una grande potenza militare, la Russia rinuncia alla vendetta sull’Ucraina, eccetera. L’elenco sarebbe lunghissimo, ma come il sogno di una Unione Europea che costruisce la pace è stato realizzato grazie a uomini che avevano subito gli effetti di una guerra, accettando le ragioni del nemico, così sarà forse possibile fermare le quasi-guerre.

Requisito indispensabile è sostituire i capi di governo guerrafondai con capi pacifisti. In Europa occidentale è quello che potrebbe accadere con le prossime elezioni, se i sondaggi saranno confermati nelle urne. Per altri casi si dovrà aspettare e sperare negli uomini di buona volontà, a loro sono diretti i messaggi di Leone XIV.

(Foto interna di copertina generata da IA)

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Alberto Perotti

Data:

21 Agosto 2026
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