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SOCIAL, LA CALIFORNIA E IL TENTATIVO DI UN’ECOLOGIA DELLA MENTE

Il dominio decennale della cultura elettronica conosce oggi una frenata. Il cambiamento epistemologico connaturato e sollecitato dai nuovi media affacciatisi nella nostra società la fine del secolo scorso, conosce oggi il coraggio i istituzioni, grandi e piccole, di una presa di coscienza dei pericoli e delle dipendenze insite nel web. L’ultimo passo in tale direzione è del governatore della California, Gavin Newsom, il quale ha firmato un pacchetto di 13 leggi per vietare alle piattaforme social di offrire funzionalità che creino dipendenza agli utenti sotto i 16 anni. La misura principale colpisce direttamente i meccanismi progettati per trattenere compulsivamente i ragazzi online; in particolar modo le nuove regole impongono alle aziende tecnologiche di disattivare per i minori i sistemi di “rinforzo comportamentale” tra cui: lo scrolling infinito, ovvero il flusso continuo di contenuti che non permette all’utente di percepire un punto di interruzione., l’autoplay, la riproduzione automatica dei video successivi senza interazione e i feed algoritmici predittivi, vale a dire i suggerimenti basati sul tracciamento del comportamento volti a massimizzare il tempo di permanenza. La legge californiana definisce esplicitamente queste funzioni come veri e propri strumenti che favoriscono un utilizzo compulsivo e dunque una dipendenza. La storica decisione arriva dopo mesi di forte pressione giudiziaria nello Stato della Silicon Valley. All’inizio del 2026, infatti, i tribunali californiani avevano già emesso storiche sentenze di condanna contro colossi come Meta e Google per negligenza e design finalizzato alla dipendenza su minori. Il nodo più complesso per l’applicazione di questo pacchetto di leggi riguarderà la verifica dell’età: le piattaforme dovranno infatti trovare un modo efficace per identificare gli utenti con meno di 16 anni, senza raccogliere una quantità sproporzionata o invasiva di dati personali.

Al centro della decisione del Governatore californiano c’è l’algoritmo, quel meccanismo atto a creare dipendenza e foriero di infiniti suggerimenti, ma c’è anche una forte attenzione al tempo speso dagli adolescenti dietro gli schermi di uno smartphone o di un più costoso I-Phone, ciò che Michele Serra definiva Egofono. Secondo Serra, infatti, il neologismo non è altro che una reinterpretazione ironica e letterale del termine IPhone. Lo smartphone, per lo scrittore e giornalista, non è solo un dispositivo tecnologico, ma diventa il simbolo di una società iper-connessa ed egocentrica, un’ossessione per il proprio “io”, lo specchio costante in cui riversare la propria immagine, i propri pensieri e la ricerca continua di approvazione sociale. Siamo allora nella progressiva mercificazione dell’attenzione e nella riconfigurazione antropologica dell’essere umano nell’era digitale. Sotto quest’aspetto la mossa di Sacramento potrebbe apparire non solo come un atto burocratico, ma un tentativo di porre un limite a ciò che la teoria critica definisce la colonizzazione della psiche. Forse il governatore della California avrà letto e sarà stato messo in guardia da ciò che già nel 2019 Shoshana Zuboff nel suo Il capitalismo della sorveglianza diceva a proposito dell’estrazione e della monetizzazione del comportamento umano sui social. Lo scrolling infinito e i feed algoritmici predittivi, vietati in California, secondo ciò che la Zuboff spiega, non sono semplici opzioni di design, ma trappole comportamentali strutturate per produrre surplus comportamentale”. Un meccanismo ben noto nei salotti della sociologia, perché evocato dal concetto di biopolitica e di controllo sociale teorizzato da Michel Foucault in Sorvegliare e punire. Con una fondamentale differenza rispetto ai nostri tempi: se nel modello foucaultiano il potere si esercitava attraverso l’architettura visiva del Panopticon per disciplinare i corpi, oggi il potere si esprime attraverso algoritmi invisibili che disciplinano l’attenzione.

La California, vietando queste funzioni, interviene esattamente sulla dinamica del “rinforzo comportamentale”, tentando di scardinare una gabbia digitale che genera abitudini coatte. Ieri si chiamava propaganda e disciplina autoritaria, oggi hanno assunto denominazioni più eleganti e easy learning come autoplay e scrolling continuo. Nasce l’individuo tardo-moderno, un soggetto che, secondo  Byung-Chul Han, si autosfrutta in nome della performance e della connessione perpetua. Lo scrolling infinito elimina deliberatamente i “punti di interruzione”, privando così il soggetto della possibilità di fermarsi e pensare. Questo flusso ininterrotto distrugge ciò che Han definisce la “vita contemplativa”, sostituendola con una reattività iperattiva e ansiosa, dove il tempo non ha un inizio e non ha una fine, perde, in poche parole, la sua struttura narrativa e diventa un eterno presente frammentato (presentismo). La legge californiana, imponendo la disattivazione di queste funzioni per i minori, tenta dunque di restituire alle nuove generazioni il diritto al vuoto, alla noia costruttiva e alla pausa, mettendo da parte quello spazio digitale che tanto assomiglia agli spazi di transito privi di identità e relazioni autentiche teorizzati da Marc Augé. Intervenire oggi può apparire tardivo dopo anni di usi e abusi delle piattaforme, ma la legge porta con sé un messaggio per un nuovo umanesimo, per un autentico antropocentrismo, ovvero ciò che per Gregory Bateson aveva un’importanza fondamentale: la salute di un organismo (o di una mente) non può essere separata dalla salute dell’ambiente in cui è immerso.

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Andrea Alessandrino

Data:

12 Settembre 2026
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