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ADRIATICO, IL MARE VA IN PAUSA – Fermo Pesca Fino al 29 Settembre, Stop allo Strascico da San Benedetto a Bari

L’Adriatico rallenta. Dal 16 agosto e fino al 29 settembre 2026 è in vigore il fermo temporaneo obbligatorio della pesca a strascico nel tratto compreso tra San Benedetto del Tronto e Bari. La misura, prevista dal decreto direttoriale del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf), interessa le imbarcazioni autorizzate all’utilizzo di reti a strascico a divergenti, sfogliare rapidi e reti gemelle a divergenti.

Il provvedimento si inserisce nel calendario nazionale del fermo pesca 2026. Nel tratto settentrionale dell’Adriatico, da Trieste ad Ancona, lo stop è scattato il 31 luglio e prosegue fino al 13 settembre. Dal 16 agosto, invece, il blocco si è esteso alla fascia da San Benedetto del Tronto a Bari, creando una sostanziale continuità del fermo lungo l’Adriatico italiano.

L’obiettivo della sospensione è quello di tutelare le risorse ittiche e favorire il ripopolamento dei fondali, ma per le marinerie il fermo rappresenta anche un passaggio economicamente delicato. Pescherecci ed equipaggi restano a terra mentre continuano a gravare costi come manutenzione, assicurazioni e gestione delle imbarcazioni. A San Benedetto del Tronto, così come in altre marinerie, il provvedimento ha riacceso il confronto sull’efficacia di una sospensione concentrata in un periodo determinato dell’anno e sulla necessità di strumenti di sostegno adeguati per gli operatori.

Lo stop, va precisato, non significa che tutta la pesca nell’Adriatico sia vietata. Il decreto riguarda specifici sistemi di pesca e prevede inoltre, per l’Adriatico e lo Ionio, limiti alle giornate o alle ore di attività nel resto dell’anno. Dal 1° luglio al 31 ottobre è inoltre prevista una limitazione della pesca a strascico entro le sei miglia dalla costa o a profondità inferiori ai 60 metri, con le deroghe stabilite dalla normativa.

Anche durante il fermo continueranno quindi a operare altri segmenti della filiera, tra cui la piccola pesca e l’acquacoltura. Per i consumatori, la conseguenza più immediata potrebbe essere una minore disponibilità di alcune specie provenienti dalla pesca a strascico locale e una maggiore presenza di prodotto proveniente da altre aree o dall’estero. Per questo resta centrale la lettura dell’etichetta, che consente di verificare l’origine del prodotto acquistato.

Il calendario non si chiude con settembre: dal 1° al 30 ottobre il fermo interesserà infatti altri compartimenti, tra cui Brindisi, San Cataldo e Otranto, oltre a numerose marinerie del Tirreno, dello Ionio e delle isole.

Il 29 settembre, dunque, non sarà soltanto una data sul calendario della pesca: sarà il momento in cui, per una parte importante delle marinerie adriatiche, le reti potranno tornare in mare. E allora sarà il mare stesso, più che i decreti, a dire se questa pausa avrà davvero restituito futuro a chi vive della sua pesca.

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Fonti

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Emanuela Mari

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Data:

24 Agosto 2026
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