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IL SAGGIO EQUILIBRISMO CINESE

La crisi europea, con una guerra combattuta ufficialmente tra Russia e Ucraina e ufficiosamente, ma non tanto, tra NATO e Russia, è osservata attentamente dalla Cina, e ogni fase del conflitto è fonte di conoscenza e di insegnamenti. La Cina ufficialmente è non schierata da nessuna delle due parti. Poco prima dell’ingresso delle truppe russe in Ucraina per l’Operazione Militare Speciale già Pechino aveva sottolineato i suoi buoni rapporti con l’Ucraina. Kiev, infatti, era un importante partner commerciale, tanto che nel 2019 la Cina aveva superato la Russia come principale partner commerciale. Inoltre, l’Ucraina era un partner formale per l’Iniziativa della Nuova Via della Seta. E la Cina comprava molta tecnologia militare dall’Ucraina, che sfruttava le conoscenze lasciate dall’URSS. La prima portaerei cinese, la Liaoning, fu acquistata proprio da Kiev.

La Cina ha osservato attentamente la strategia aggressiva che la Nato ha condotto dal 1991 in poi, spostando il suo confine sempre più verso Est, e sempre più vicino alla Russia, fino a trasformare nel 2014 una Ucraina neutrale in una Ucraina antirussa. La Cina ha assistito agli sforzi diplomatici della Russia per evitare di avere in nemico alle porte, e ha visto come l’atteggiamento della Nato sia stato di totale indifferenza alle “linee rosse” della Russia, fino a che Putin non è caduto nella trappola e ha avviato l’Operazione Militare Speciale. Operazione fallita perché dal 2014 al 2022, come ha candidamente ammesso Angela Merkel, con gli accordi di Minsk si è guadagnato il tempo necessario per rafforzare l’Ucraina. I negoziati Ucraina-Russia nel 2022 sono stati volutamente fatti saltare perché si credeva che la Russia sarebbe crollata entro sei mesi. La controoffensiva ucraina del 2023 aveva rafforzato la convinzione che la Russia potesse essere sconfitta, almeno fino a che la Russia non si è resa conto del tremendo errore di sottovalutazione compiuto, non immaginando che gli Stati membri della NATO si impegnassero a fondo, fino ad autodanneggiarsi, nel supporto militare e finanziario al governo nazionalista ucraino.

La seconda fase del conflitto ha spinto la Russia nelle braccia della Cina. Una delle conseguenze che la UE non aveva previsto delle sue azioni per indebolire la Russia è stata il rafforzamento della Cina, che adesso dispone a Nord di un alleato fedelissimo, può disporre di un fornitore di materie prime che non avendo più il cliente UE è costretto a muoversi su un mercato più ristretto dove la Cina riesce a spuntare prezzi molto ridotti. La strategia opposta di quella UE che si è rivolta ad altri fornitori, tra cui gli USA, pagando prezzi ben superiori per l’energia.

Ma la Cina  si è sempre espressa con molto equilibrio, a differenza degli USA dove il Presidente Trump si contraddice ogni 24 ore e di una UE che ormai è divenuta la barzelletta del mondo per le sue scelte politiche sempre autolesioniste. La Cina ha affermato sì che “l’Ucraina deve essere un ponte che unisce Est e Ovest e non una linea di fronte per una competizione tra diverse potenze” e che il principio della inviolabilità dei confini vale per tutti gli Stati che aderiscono alle Nazioni Unite, l’Ucraina non rappresenta una eccezione”, ma la prima frase può essere letta come approvazione di una Ucraina che resti neutrale, e la seconda frase fa sì parte della cortesia diplomatica ma può anche essere letta come il diritto della Cina a riportare i confini cinesi a includere Taiwan.

La Cina si sta muovendo con grande equilibrio e accortezza. Da un lato non può appoggiare Nato, USA e UE nelle sanzioni, e ha anche ribadito che il problema della sicurezza russa di fronte all’allargamento della Nato esiste. Dall’altro non appoggia esplicitamente la Russia nella sua azione di autodifesa perché vuole mantenere una politica internazionale basata sul principio di non ingerenza degli affari interni (Taiwan è considerato un problema interno) e sul mantenimento della stabilità, indispensabile per la politica economica espansiva cinese.

Le relazioni militari tra Cina e Russia sono ben diverse da quelle in ambito NATO. Cina e Russia non sono alleate militarmente. In altre parole, quando una parte è attaccata, l’altra non ha alcun obbligo di valutare se intervenire. Inoltre, la Cina deve far fronte alla strategia aggressiva degli USA nel Pacifico, e questo se spiega la comprensione delle esigenze di sicurezza della Russia ha fatto anche sì che all’inizio la Cina sconsigliasse l’azione militare russa; non possiamo dire se per giusta cautela o perché in possesso di informazioni che facevano intuire che la Russia stava cadendo in una trappola anche mediatica, dove l’aggredito (dalla NATO che si allargava sempre più verso Est) sarebbe apparso come l’aggressore.

Dopo quattro anni e mezzo di una guerra che è sempre più NATO- Russia, con l’unico limite che la NATO fa tutto per l’Ucraina salvo combattere direttamente mentre  la UE rifiuta ogni negoziato che non preveda la resa praticamente senza condizioni della Russia, la Cina sta raccogliendo una cornucopia di vantaggi mentre l’Europa si sta dissanguando ina una guerra interna che si è sviluppata, paradossalmente, proprio perché tanti Stati europei hanno ripetutamente affermato di voler evitare una guerra. La UE, nata per mediare tra Stati ex nemici nella Seconda guerra mondiale, sotto la presidenza di Ursula Von der Leyen, si è trasformata in una organizzazione guerrafondaia totalmente allineata alla NATO, che per di più balla alla musica dettata dagli USA, e il colmo è che sta anche pagando, e  molto, per ballare.

Per di più la UE adesso si sta accorgendo, con decenni di ritardo, che se non fa qualcosa la Cina demolirà, o possiederà, completamente tutti i settori industriali in cui un tempo alcuni Stati della UE era leader. Uno per tutti: la produzione di veicoli, dove alcuni Stati UE erano sbarcati in Cina convintissimi di avere davanti un mercato enorme e adesso si ritrovano la concorrenza cinese in casa, ed è una concorrenza vincente, quando non compra le aziende stesse per stravincere.

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Alberto Perotti

Data:

7 Agosto 2026
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