Ultimo giorno in Uruguay per Papa Leone XIV. Dopo le giornate trascorse tra incontri istituzionali, celebrazioni religiose e appuntamenti con le comunità locali, il Pontefice si prepara a raggiungere l’Argentina, seconda tappa del suo viaggio apostolico in America Latina, iniziato il 6 novembre e destinato a concludersi il prossimo 17 novembre in Perù. Una visita che assume un significato particolare per il rapporto con le popolazioni del continente e per il legame personale del Santo Padre con il Paese peruviano, dove ha trascorso molti anni della propria esperienza missionaria.
La partenza da Montevideo è prevista nel pomeriggio di domenica 8 novembre, dopo la celebrazione eucaristica nella città di Florida, presso il santuario nazionale della Virgen de los Treinta y Tres, e la cerimonia ufficiale di congedo all’aeroporto internazionale. Ad attendere Leone XIV ci sarà Buenos Aires, città simbolo della storia di Papa Francesco, suo predecessore e primo Pontefice argentino. La visita rappresenta un momento particolarmente atteso dalla comunità cattolica locale: l’Argentina non riceveva un Papa dal viaggio di Giovanni Paolo II del 1987.
Nel corso della permanenza uruguaiana, uno dei momenti più significativi è stato l’incontro con il mondo dell’educazione presso l’Università Cattolica dell’Uruguay, a Montevideo. Davanti a docenti, studenti e rappresentanti delle istituzioni formative, Leone XIV ha affrontato una delle questioni centrali del nostro tempo: il rapporto tra tecnologia, intelligenza artificiale e dignità della persona. Il suo messaggio è stato netto: la scuola e l’università devono contribuire a un utilizzo consapevole delle nuove tecnologie, senza permettere che gli strumenti digitali sostituiscano il giudizio umano.
«Collocare la persona prima dell’algoritmo», ha esortato il Pontefice, richiamando la necessità di armonizzare intelligenza tecnica, emotiva, sociale, spirituale ed ecologica. Un richiamo che va oltre il dibattito sull’innovazione tecnologica e investe direttamente il futuro dell’educazione, della convivenza civile e delle relazioni umane. Per Leone XIV, raccogliere informazioni non significa necessariamente acquisire conoscenza: servono capacità di discernimento, riflessione e comprensione del contesto.

Nel suo discorso il Papa ha affrontato anche il tema della guerra, utilizzando un’immagine particolarmente incisiva. Le mani e le dita dell’uomo, create per lavorare, costruire, accarezzare e abbracciare, sono oggi capaci di produrre «la più terribile delle opere umane»: la guerra. Da qui l’appello a educare le nuove generazioni alla pace. «Chi si sente abbracciato dal Padre è inevitabilmente un costruttore di pace», ha affermato, indicando nell’educazione e nella formazione spirituale strumenti fondamentali per contrastare la violenza.
Il viaggio in Uruguay ha portato il Pontefice anche a confrontarsi con le difficoltà sociali del Paese. A Paysandú, nonostante la pioggia, circa 40mila persone hanno partecipato alla celebrazione eucaristica. A Montevideo, nel quartiere popolare di Casavalle, Leone XIV ha incontrato una realtà segnata da povertà, disuguaglianze e problemi di sicurezza, invitando la società a non abituarsi all’indifferenza davanti alla sofferenza.
Secondo il programma ufficiale, dopo l’Argentina il Pontefice raggiungerà il Perù l’11 novembre. La tappa avrà un valore particolarmente personale: Leone XIV ha vissuto e svolto per anni il proprio ministero in quel Paese, del quale possiede anche la cittadinanza. Sono previste visite a Lima, Chiclayo, Cusco e Pucallpa, con incontri dedicati alle comunità locali, ai giovani e ai popoli amazzonici.
Il messaggio che accompagna questo viaggio attraversa così tre Paesi e diverse emergenze del nostro tempo: povertà, conflitti, divisioni sociali, crisi educativa e trasformazioni tecnologiche. Un itinerario pastorale che non si limita alle celebrazioni, ma cerca di parlare direttamente alle coscienze.
Dall’Uruguay all’Argentina, fino al Perù: Leone XIV porta con sé un messaggio che non conosce confini. La tecnologia può cambiare il mondo, ma non deve mai decidere quanto vale una persona. Perché il progresso autentico, prima ancora che negli algoritmi, si misura nella capacità dell’uomo di riconoscere e rispettare l’altro.
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