Oltre 500 pazienti, più di 30 centri di riferimento in Italia e una collaborazione internazionale con l’Università di Harvard. Sono i numeri dello studio clinico Eurycleia, promosso nell’ambito della piattaforma di ricerca e cura sul tumore al seno finanziata da Fondazione Umberto Veronesi ETS, con l’obiettivo di verificare se una nuova strategia terapeutica possa ridurre il rischio di recidiva nelle forme precoci di carcinoma mammario ad alto rischio.
Il progetto riguarda in particolare donne con tumore della mammella HR-positivo/HER2-negativo in fase precoce che, nonostante la chemioterapia effettuata prima dell’intervento chirurgico, presentano ancora malattia residua con caratteristiche biologiche considerate aggressive. È proprio questa condizione a indicare un rischio maggiore di una successiva ricomparsa della malattia e a rendere centrale la ricerca di trattamenti sempre più personalizzati.
Al centro della sperimentazione c’è il trastuzumab deruxtecan, un anticorpo farmaco-coniugato, o ADC, progettato per combinare la capacità di riconoscere specifici bersagli cellulari con il rilascio di un potente agente chemioterapico. Il farmaco ha già mostrato efficacia in alcune forme avanzate di carcinoma mammario e, in altri contesti biologici, sono emerse evidenze anche nella malattia precoce. Tuttavia, questo non significa che sia già dimostrata la sua capacità di prevenire le recidive nella popolazione specifica dello studio Eurycleia: è proprio questa la domanda alla quale la nuova sperimentazione dovrà rispondere.
La distinzione è importante. Nel 2026, uno studio di fase 3 pubblicato sul New England Journal of Medicine ha documentato un beneficio del trastuzumab deruxtecan nelle pazienti con carcinoma mammario HER2-positivo precoce e malattia residua dopo terapia neoadiuvante. Si tratta però di una popolazione biologicamente diversa da quella HR+/HER2-negativa oggetto di Eurycleia e, dunque, i risultati non possono essere automaticamente trasferiti alle nuove pazienti.
La sperimentazione nasce in un contesto nel quale il carcinoma mammario continua a rappresentare la neoplasia più frequente tra le donne in Italia. Secondo I numeri del cancro in Italia 2025, nel 2024 sono stati diagnosticati complessivamente 53.686 nuovi casi di tumore della mammella, considerando uomini e donne. La sopravvivenza è progressivamente migliorata, ma il rischio di recidiva resta una delle questioni più rilevanti nel percorso successivo alla diagnosi e alle prime cure. [AIOM-AIRTUM] [MS]
Per Fondazione Veronesi, la sfida è trasformare le conoscenze sulla biologia del tumore in decisioni terapeutiche sempre più mirate. Per le pazienti coinvolte, invece, Eurycleia rappresenta soprattutto una domanda ancora aperta alla verifica scientifica: capire se intervenire in modo più preciso, prima che la malattia possa tornare, possa cambiare la storia di migliaia di donne. La risposta arriverà dai dati, non dalle promesse.
Fonti
- Adnkronos
- Agenzia di stampa nazionale
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- Direttore responsabile
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