Il sondaggio Swg per il Tg La7, non regala scossoni, ma conferma una tendenza che ormai è strutturale: Fratelli d’Italia resta ampiamente primo partito ma perde terreno, il Pd cala ancora, e Roberto Vannacci continua la sua corsa solitaria dentro il centrodestra fino a superare Alleanza Verdi e Sinistra.
Partiamo dal governo. Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni si conferma primo con il 26,9%, ma cede lo 0,3% rispetto al rilevamento precedente. È un calo leggero, non drammatico, ma è il terzo segnale in un mese di lieve erosione dopo mesi di stabilità sopra il 27%. Meloni mantiene però un vantaggio enorme sul secondo, e questo le permette di governare senza scosse interne. Il problema è che quel vantaggio non si trasforma in crescita per gli alleati. Forza Italia è stabile al 7,7%, resiste come stampella moderata ma non sfonda. La notizia vera nel centrodestra è un’altra: la Lega di Matteo Salvini risale di poco al 5,5% dopo settimane di calo, ma resta sotto Futuro Nazionale. Il partito di Roberto Vannacci guadagna ancora lo 0,4% e arriva al 6,7%, superando AVS e scavalcando di più di un punto la Lega. È il sorpasso che un anno fa sembrava impossibile. Vannacci non è dentro la maggioranza, eppure oggi è diventato l’ago della bilancia: se il centrodestra lo riassorbisse tornerebbe vicino al 47%, se resta fuori continua a sottrarre voti a Salvini e a costringere Meloni a trattare con un generale che parla da solo.
Dall’altra parte il Pd di Elly Schlein scivola al 21,1%, perde un altro 0,2% e allarga la forbice con FdI a quasi 6 punti. Non è un crollo, è una lenta emorragia. Il partito fatica a capitalizzare il malcontento e paga una comunicazione che alterna picchi e silenzi. Peggio va ad Alleanza Verdi e Sinistra, ferma al 6,4% e ora superata da Vannacci. Il simbolo del campo progressista che perde terreno anche a sinistra. L’unica buona notizia per l’opposizione arriva dal M5S di Giuseppe Conte: sale al 13,1%, +0,2%. Conte resta il terzo partito e l’unico all’opposizione a crescere, ma da solo non basta a ribaltare i rapporti di forza.
Il centro è deserto. Azione di Carlo Calenda è al 3,5%, Italia Viva di Matteo Renzi al 2,5%, +Europa all’1,3%, Noi Moderati all’1,1%. Numeri da prefisso telefonico, utili in Parlamento solo se si fa un’alleanza larga che oggi non esiste.
E qui arriviamo al punto. Sommando le coalizioni il quadro cambia poco ma dice tutto. Il centrodestra con FdI, FI, Lega e Noi Moderati resta sopra il 41%, ma senza Vannacci. Il cosiddetto “campo largo” Pd + M5S + AVS arriva al 40,6%. Un testa a testa tecnico. Tradotto: oggi nessuno dei due schieramenti ha i numeri per stravincere, e l’equilibrio pende da chi riuscirà a parlare a quell’elettorato arrabbiato che Vannacci sta intercettando meglio di Salvini.
L’analisi è chiara partito per partito. Meloni tiene perché incarna stabilità e governo, ma non cresce più. Schlein perde perché non riesce a dare al Pd un’identità nitida tra governo ombra e opposizione dura. Conte recupera perché parla a chi è rimasto fuori, ma resta confinato. Salvini è in crisi d’identità: schiacciato tra la premier e il generale, non sa più se fare il ministro o il contestatore. Vannacci vince perché ha capito una cosa che gli altri ignorano: l’elettorato di destra vuole più durezza, meno mediazione, più pancia. E lui la pancia ce l’ha.
Il finale è questo. Il sondaggio Swg non decreta vincitori, fotografa un’Italia bloccata. Una destra che governa ma si mangia da dentro, una sinistra che si oppone ma non convince, e un generale in pensione che con il 6,7% è riuscito a diventare il problema numero uno di tutti. Se si votasse oggi, nessuno vincerebbe davvero. E forse è proprio questo il risultato più pericoloso: un paese che ha smesso di scegliere, e ha iniziato a sopravvivere alle scelte degli altri.
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