Energia, acqua e ora anche rifiuti elettronici: la crescita dell’intelligenza artificiale sta aumentando la pressione sulle infrastrutture necessarie per alimentarla. L’IA generativa richiede una quantità crescente di potenza di calcolo e, di conseguenza, nuove infrastrutture. I data center che ospitano server e sistemi necessari per addestrare e utilizzare i modelli di IA consumano grandi quantità di energia e hanno bisogno di sistemi di raffreddamento sempre più avanzati.
Accanto ai consumi energetici e alle risorse necessarie per il raffreddamento emerge un’altra questione ovvero, quella dei rifiuti elettronici, o RAEE. Server, acceleratori per l’intelligenza artificiale, sistemi di memoria e altri componenti hardware hanno cicli di aggiornamento relativamente rapidi. La crescita delle infrastrutture potrebbe quindi tradursi anche in una maggiore quantità di apparecchiature da sostituire e gestire. È questo uno degli aspetti messi in evidenza dal Basel Action Network (BAN), organizzazione che si occupa di rifiuti tossici e del loro traffico internazionale. Nel suo Rapporto dedicato all’impatto dell’espansione dell’IA, l’organizzazione richiama l’attenzione sulla futura crescita dei rifiuti elettronici legati ai data center.
Il dossier, infatti, mette l’accento sulla quantità di rifiuti elettronici, i RAEE, che i data center produrranno nei prossimi anni. Si chiama The Coming AI Waste Waveil documento del BAN che, citando dati McKinsey, sottolinea che tra il 2025 e il 2030 l’industria investirà circa 7.000 miliardi di dollari per costruire l’infrastruttura necessaria a sostenere l’IA.
La questione diventa particolarmente rilevante considerando la dimensione degli investimenti previsti. La stima di McKinsey indica che la sola infrastruttura destinata a sostenere la domanda mondiale di calcolo per l’IA potrebbe richiedere 5.200 miliardi di dollari di investimenti entro il 2030.
Per comprendere quanto sia enorme l’investimento compresso in appena cinque anni, secondo il dossier la stessa cifra metterebbe fine alla fame nel mondo per i prossimi 75 anni. Soldi che serviranno a raggiungere 219 gigawatt di capacità totale nei data center entro il 2030, l’80% in più rispetto al 2025: sempre per fare paragoni utili a capire quanto sia alta la posta in gioco, la stessa mole di energia potrebbe alimentare tutte le abitazioni degli Stati Uniti messe insieme. Restando in America, solamente lì, sono in programma 4.871 impianti per sfamare la sete di IA necessaria allo sviluppo delle big tech e delle aziende che useranno questa tecnologia.
La sfida non riguarda quindi soltanto la costruzione di nuovi data center. Diventa necessario considerare anche cosa accadrà all’hardware quando verrà sostituito. Recuperare materiali, prolungare la vita utile delle apparecchiature e garantire un corretto trattamento dei RAEE saranno elementi sempre più importanti per ridurre l’impatto ambientale della crescita dell’infrastruttura digitale. L’espansione dell’IA porta così con sé, tra le tante domande, due che vanno oltre le prestazioni dei nuovi modelli: come gestire in modo sostenibile l’enorme quantità di infrastrutture fisiche necessarie per farli funzionare? Qual è il livello di consapevolezza circa le conseguenze che derivano dalla corsa all’IA?
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