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FUGA DEI CERVELLI, L’ITALIA PERDE 16 MILIARDI L’ANNO – Salari e merito spingono i giovani all’estero

Sedici miliardi di euro all’anno. È la stima del valore del capitale umano che l’Italia perde attraverso l’emigrazione dei giovani, secondo il rapporto CNEL “Giovani Expat. Come farli tornare”. Una cifra che fotografa il peso economico di un fenomeno ormai strutturale e che, precisano i dati, non deve essere letta come un esborso diretto per lo Stato: si tratta della stima del capitale investito nella formazione dei giovani che lasciano il Paese e che viene valorizzato altrove. Nel periodo 2011-2024 il valore complessivo del capitale umano fuoriuscito è stimato in 159,5 miliardi di euro; la perdita annua di 16 miliardi è calcolata sul triennio 2022-2024, considerato dal CNEL più rappresentativo delle tendenze recenti.

Il fenomeno riguarda in particolare le nuove generazioni più istruite. Tra il 2011 e il 2024, secondo il CNEL, l’Italia ha perso al netto dei rientri 441 mila giovani tra i 18 e i 34 anni. Nel solo 2024 il saldo negativo ha superato le 61 mila unità. Il rapporto segnala inoltre una forte asimmetria nei flussi con gli altri Paesi avanzati: per ogni giovane proveniente da un’economia avanzata che arriva in Italia, ne partono 14,5. Il dato restituisce l’immagine di un Paese che fatica non soltanto a trattenere i propri talenti, ma anche ad attrarre capitale umano qualificato dall’estero.

A spiegare le partenze è soprattutto il lavoro. L’88,4% degli intervistati considera le basse retribuzioni un fattore rilevante o estremamente rilevante nella decisione di lasciare l’Italia. Seguono una cultura del lavoro percepita come arretrata, indicata dall’80,7%, e la scarsa valorizzazione delle competenze, al 74,6%. Il problema, dunque, non sembra essere soltanto la ricerca di un’esperienza internazionale: per una parte consistente degli expat l’estero rappresenta soprattutto la possibilità di trovare condizioni professionali ed economiche più favorevoli.

Il messaggio arriva da una rilevazione condotta dal CNEL con REF Ricerche e Questlab. Sono state raccolte oltre 2.500 risposte, mentre la prima versione del rapporto analizza 1.803 questionari completi. Il campione, però, non è statisticamente rappresentativo: la stessa ricerca precisa che si tratta di un panel autoselezionato, composto da persone che hanno scelto autonomamente di rispondere al questionario. Un elemento metodologico che non indebolisce il valore descrittivo dell’indagine, ma impone cautela nell’estendere le percentuali all’intera popolazione dei giovani italiani emigrati.

Il tema salariale trova un riscontro anche nei dati più generali sulla mobilità. L’Istat ha registrato nel 2024 156 mila espatri di cittadini italiani, in aumento del 36,5% rispetto all’anno precedente. Nel rapporto CNEL, inoltre, il divario retributivo a parità di potere d’acquisto rispetto ad alcuni partner europei risulta peggiorato tra il 2000 e il 2024: il ritardo dell’Italia rispetto alla Germania è passato dal 14% al 36%, mentre quello nei confronti della Svizzera dal 39% al 71%.

La richiesta degli expat non si esaurisce però nella busta paga. Per rendere possibile il ritorno, l’83% considera estremamente rilevante un aumento consistente delle retribuzioni; l’88% indica come rilevanti opportunità professionali adeguate al proprio profilo e il 79% attribuisce un peso analogo al riconoscimento del merito. Quando viene chiesto di scegliere una sola priorità, il 53% indica le retribuzioni, il 19% le opportunità di lavoro e il 6% la meritocrazia.

Il quadro restituito dal CNEL non racconta quindi soltanto una generazione che parte. Racconta un Paese che forma competenze, ma troppo spesso non riesce a trasformarle in prospettive professionali abbastanza solide da trattenerle. La sfida non è impedire ai giovani di partire: è fare in modo che partire sia una scelta e non una necessità. Perché un talento che torna porta esperienza, relazioni e competenze; un talento che non trova mai una ragione per tornare è, per l’Italia, un investimento fatto a fondo perduto.

Fonti:
[CNEL] Rapporto CNEL completo
[ISTAT] Indicatori demografici
[ANSA] dati sul rapporto CNEL

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Carmen Salerno
Carmen Salerno

Data:

6 Ottobre 2026
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