Dall’analisi storica delle elezioni del 1946 alla creazione di opere e riflessioni personali, i giovani romagnoli trasformano i principi della Carta in un manifesto visivo di libertà e responsabilità. Ha vissuto il suo momento espositivo e divulgativo più importante il progetto “#Citizenkit 11 – Italia, 1946-2026”, promosso dalla Fondazione Roberto Ruffilli ETS. L’iniziativa, nata per celebrare l’80° anniversario della Repubblica Italiana e del Referendum istituzionale del 2 giugno 1946, ha guidato gli studenti in un cammino di educazione civica volto a tradurre i concetti di dignità, uguaglianza e giustizia in pratiche quotidiane e linguaggi contemporanei.

Il culmine di questo percorso laboratoriale si è concretizzato nella mostra collettiva dal titolo “E, oggi, la costituzione che voce ha?”, curata dalla professoressa Alessandra Gellini e allestita dal 16 al 24 maggio scorsi nella suggestiva cornice del Sacrario dei Caduti in guerra di Forlì. L’evento inaugurale, svoltosi alla presenza delle istituzioni locali, ha registrato un’ampia partecipazione e ha offerto un profondo momento di confronto sul valore attuale della Carta Costituzionale. L’esposizione ha raccolto i preziosi elaborati degli studenti del Liceo Artistico e Musicale “A. Canova” – che hanno curato anche la redazione dei testi informativi e del foglio di sala – e i lavori delle classi dell’Istituto Professionale “Roberto Ruffilli”, coordinati dal professor Andrea Gregorio.

I giovani artisti del Liceo Canova hanno approfondito lo spirito della Carta Costituzionale scendendo nel dettaglio di concetti complessi. L’ispirazione gandhiana della non-violenza e del Satyagraha prende vita nel trittico d’apertura: Alex Biondi, con l’opera Kshaya, evoca l’oppressione coloniale e il dolore del popolo indiano come monito e resistenza intellettuale legata agli Articoli 2 e 3 sull’uguaglianza e i diritti inviolabili; Mia Galli, in Kābā, elegge il topo a simbolo di umiltà e tenace forza democratica, rispecchiando l’Articolo 1 sulla sovranità popolare e l’Articolo 11 sul ripudio della guerra; Giulia Rossi, con Dove la pace trova radice, analizza la fragilità della pace oppressa dal potere della violenza. Una brusca virata tematica verso la forte critica sociale è espressa da Francesco Molignoni in Purezza e Conforto, dove figure storpie e nude personificano i barattieri danteschi per denunciare l’opportunismo e la colpevole neutralità di alcune istituzioni di fronte alla corruzione.
La sfera più intima, introspettiva e sociale della dignità umana emerge in modo dirompente nel resto dell’esposizione. Giulia Carrà presenta Identità Inviolabili, in cui figure femminili collocate in spazi liminali diventano metafora della fragilità della donna, delle sue ferite e delle voci negate. La libertà personale dell’individuo legata agli Articoli 2 e 13 si fa invece movimento e danza in Inviolabile di Elisa Ceccarelli. Il potere maschile e le restrizioni sociali vengono messi in discussione dal piccolo collage di Linda Adriano, Il Segreto, incentrato sugli Articoli 3, 13 e 37 a tutela della parità di genere e dei minori. Le fatiche, i nodi storici e i sacrifici necessari per far nascere il fiore fragile della Costituzione del 1948 si mostrano nel corpo aggrovigliato di Germinazione di Isotta Morbidelli. La violazione dei diritti internazionali trova spazio in Olio indelebile di Siria Oubari, dove l’ecoline su carta velina simboleggia la vulnerabilità e, al contempo, la silenziosa e instancabile capacità di resistenza delle donne in Afghanistan.
La complessità del corpo sociale viene indagata da Simone Riccio che, nella sua opera Società, sperimenta macchie casuali poi razionalizzate in forme definite, quale inno alla cooperazione collettiva e al superamento delle avversità. La burocrazia e i confini nazionali vengono invece messi alla berlina dal dittico provocatorio di Matthias Morarescu (Documento non valido e Bandiera concreta), un lavoro che impiega il gesso della Vena di Brisighella e si ispira a “Rondine Cittadella della Pace” per spogliare l’individuo dai formalismi e ridurlo alla sua pura, sacra esistenza biologica. L’armonia tra le diversità si fa infine materia in Frammenti di società di Flora Scaduto, dove tessere di carta macchiate di caffè sono letteralmente “cucite” insieme da un filo che simboleggia la Costituzione come elemento di coesione pacifica. A chiudere l’itinerario visivo sono le opere di Lara Mattina (Pellicola) e Giorgia Gjermeni (Frammenti di libertà), tese a ricercare un patto sociale e un equilibrio con l’esterno in cui ogni imperfezione si trasforma in un passo avanti verso la libertà. Accanto a loro, gli studenti dell’Istituto Professionale Ruffilli (Simone Errichetti, Alessia Tappi, Destiny Ezomo e Benedicta Iwinosa) hanno arricchito la restituzione traducendo i valori costituzionali in pensieri, immagini e poesie, offrendo alla città un esempio concreto di cittadinanza attiva e consapevolezza generazionale.
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