L’isolamento internazionale del Nicaragua si arricchisce di un nuovo capitolo: l’uscita dal Parlamento centroamericano (Parlacen). La decisione è stata comunicata dal ministero degli Esteri, che ha annunciato la denuncia del Trattato istitutivo dell’organismo “nel pieno esercizio della sua sovranità” e “con effetto immediato”.
Il Trattato istitutivo del Parlacen è stato firmato il 2 ottobre 1987 in Guatemala, mentre l’organismo ha iniziato a lavorare nel 1991 come spazio di dialogo e confronto nel processo di integrazione centroamericana. Al suo interno vengono affrontati temi di interesse comune e adottate deliberazioni sui principali problemi che riguardano i Paesi membri. Prima della decisione di Managua ne facevano parte Guatemala, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Panama e Repubblica Dominicana. Il Costa Rica, invece, non ha mai aderito.
La presa di posizione del governo di Daniel Ortega e della moglie Rosario Murillo è arrivata a pochi giorni dall’ultima iniziativa dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA), che il 2 ottobre ha approvato all’unanimità una risoluzione proprio sulla situazione del Nicaragua. Nel documento viene chiesto, tra le altre cose, di ripristinare le libertà civili, liberare i prigionieri politici, rispettare la separazione dei poteri, fare chiarezza sulla sorte delle persone scomparse e convocare elezioni libere.
La presidente del Parlacen, la deputata guatemalteca Karla Gutiérrez, ha preso atto della comunicazione di Managua e convocato una riunione straordinaria della Giunta direttiva per esaminare la decisione e stabilire la posizione ufficiale del Parlamento. Il Parlacen ha fatto sapere che valuterà le conseguenze giuridiche, operative, politiche e diplomatiche dell’uscita del Nicaragua, ma la questione va ben oltre gli aspetti strettamente istituzionali.
Il Paese aveva già annunciato nel 2021 l’uscita dall’OEA, diventata effettiva nel novembre 2023. Da allora Managua ha progressivamente ridotto la propria partecipazione a numerosi organismi e meccanismi internazionali. Nel 2025 il governo ha annunciato o formalizzato il ritiro dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, dalla FAO, dall’Organizzazione internazionale del lavoro, dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni, dall’UNESCO e dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.
Particolarmente significativa è stata la decisione di lasciare il Consiglio dei diritti umani dell’ONU, annunciata nel febbraio 2025 dopo la pubblicazione di un rapporto del Gruppo di esperti delle Nazioni Unite sui diritti umani in Nicaragua. Anche il ritiro dall’UNESCO è stato motivato dal governo nicaraguense come reazione alla decisione di assegnare il Premio mondiale per la libertà di stampa al quotidiano indipendente La Prensa, la cui redazione opera in esilio.
Secondo critici e attivisti, l’addio al Parlacen rappresenta quindi un ulteriore passo verso l’isolamento internazionale del Nicaragua e, allo stesso tempo, un messaggio rivolto agli altri Paesi centroamericani. Alfredo Gutiérrez, coordinatore generale del gruppo Liberales Nicaragua, sostiene che il Parlamento centroamericano “non svolge un ruolo importante nella politica della regione e non ha alcuna incidenza sulle politiche interne di ogni Paese”. Il ritiro, dunque, potrebbe avere conseguenze limitate sul piano istituzionale, ma assumere soprattutto un significato politico, anche alla luce della posizione assunta dai Paesi vicini in sede OEA. Anche l’attivista di opposizione Alex Aguirre, attribuisce alla decisione un peso soprattutto “politico e simbolico”: il Parlacen rappresenta “uno spazio di dialogo” e, sul piano diplomatico, l’uscita del Nicaragua manda “un chiaro segnale di distanza del Nicaragua dagli altri Stati dell’America Centrale”.
(Foto interna di copertina: il presidente del Nicaragua Daniel Ortega e sua moglie Rosario Murillo, credits: El Pais)
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